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la riflessione

«Alla Calabria serve (e molto) la satira politica»

Attraverso la satira politica si riescono a dire importanti verità, altrimenti difficili. Spesso per ingiustificato ritegno. Quindi, solitamente la satira diventa strumentale a rappresentare ciò che…

Pubblicato il: 04/04/2021 – 7:28
di Ettore Jorio*
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«Alla Calabria serve (e molto) la satira politica»

Attraverso la satira politica si riescono a dire importanti verità, altrimenti difficili. Spesso per ingiustificato ritegno. Quindi, solitamente la satira diventa strumentale a rappresentare ciò che tutti pensano ma che, per assenza di coraggio, non proferiscono. Consente peraltro di dirlo anche in modo più comprensibile.
A volte taluni vi fanno ricorso per superare quelle difficoltà di parlare in pubblico cui sono avvezzi gli habitué delle stupidaggini, che abbondano. È il costo (forse) di una buona (!) educazione, in tal senso, non propriamente funzionale all’interesse collettivo.
Fatta questa premessa, la satira è da ritenersi il mezzo di comunicazione ideale. Ma anche l’evidenziatore giallo da passare sulle contraddizioni e sui limiti dei decisori pubblici nostrani. Non solo. Di questi tempi, sulla faccia tosta di chi presume di (ri)proporsi al governo della res pubblica, nel caso di specie dell’istituzione che più conta: la Regione.
Di conseguenza, la satira costituisce il «pezzo di ricambio» da mettere nel cofano della propria autovettura. La ruota di scorta cui affidare il «sicuro ritorno a casa», per riflettere davanti al «camino», ove ragionare e assumere la sicurezza che ci occorre per disegnare il futuro dei nostri figli. Con questo, considerata la Regione come la casa comune, mi rivolgo a chi di satira se ne intende per testimoniare la ricetta del buon futuro, perché i giovani non ci maledicano e che ci ringrazino quantomeno per averci provato.
Alla satira va oggi riconosciuto un ruolo fondamentale: quello di far sorridere tutti di verità, attraverso la critica rivolta ai protagonisti del disastro, argomentandola sul piano politico, etico e morale.
In un regione come la nostra occorrerebbe farvi ricorso più che altrove. E ricorrentemente. Qui non mancano i riferimenti umani sui quali fondarla. L’ilarità è certa e, con essa, la conseguente riflessione sul da farsi. Sul proporsi. Sul decidere. Sul mettersi da parte.
E’ dovere di tutti sottolineare e rilanciare sulle attuali quotidiane macchiette che riempiono la politica nostrana. Al riguardo, la satira è la fiche ideale per puntare e vincere la posta in palio, che – benintesi – non è il dominio politico bensì la bonifica del governo regionale. Perché questa possa essere lo strumento del rinascimento calabrese.
La satira politica può avere, al riguardo, un importante effetto nella determinazione delle scelte più utili per l’elettorato a decidere per il bene comune.
Il periodo, invero, non è ideale per pensare liscio, per supporre di fare sorridere, per credere. Ma occorre farlo, perché su questo i calabresi (gli unici al voto regionale) devono dimostrare – una volta tanto nella loro esistenza – di avere testa e coraggio, magari passando per qualche sana sghignazzata, anche anti Covid.
Una sollecitazione, la mia, alla quale non riesco a dare personalmente seguito, perché non portato per regie ovvero sceneggiature determinanti una buona satira. Ho comunque certezza che, attesa la presenza ai più elevati livelli politico-istituzionali di soggetti segnatamente ispiratori, i bravi a concepirla si impegneranno ad hoc. In Calabria ce ne sono a iosa, in specie nel suo pregiato giornalismo e nell’interpretazione teatrale, tutti buoni a mettere tanta legna nel camino. Quest’ultimo, che non è ovviamente quello di casa nostra, ma quello ove cucinare le buone vivande del futuro, magari usando per carbonella quanto e quanti hanno avvelenato e avvelenano la nostra esistenza. Che negano ogni futuro ai nostri giovani.
Buona Pasqua e buona satira!

*Unical

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