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l’anniversario

«Giacomo Mancini è stato un gigante e un grande combattente»

Claudio Martelli ricorda il leader socialista calabrese insieme ai figlio Pietro, al nipote Giacomo jr, a Principe e Greco

Pubblicato il: 08/04/2021 – 20:09
«Giacomo Mancini è stato un gigante e un grande combattente»

COSENZA «Un grand’uomo, un grande socialista, un grande combattente, un gigante». Così Claudio Martelli, già numero 2 del Psi ai tempi della segreteria di Bettino Craxi, oggi direttore dello storico giornale “Avanti”, ha definitoGiacomo Mancini, già ministro e già sindaco di Cosenza, in una diretta facebook organizzata per i 19 anni dalla scomparsa del Leone socialista calabrese. A introdurre il webinar è stato Giacomo Mancini jr, nipote di Giacomo: «Il ricordo di Giacomo Mancini è ancora vivo e presente, lo registro dai pensieri e dall’affetto che oggi vedo sui social. La fondazione intitolata a Giacomo Mancini ha sempre voluto ricordare questa data, ad aprile sono due: l’anniversario della nascita e la scomparsa, che cade oggi. In quoti anni abbiamo organizzato convegni, manifestazioni, commemorazioni, e sono sempre stati partecipati da tante compagne e compagni e da persone che volevano ricordare Giacomo Mancini. Quest’anno non ci siamo voluti fermare nonostante la pandemia, e abbiamo chiesto a Claudio Martelli di consegnarci il suo ricordo, visto che – ha rilevato Mancini jr – si sta spendendo in una sfida che merita sostegno, quella di aver riportato nelle edicola la gloriosa testata socialista “Avanti” e dalle colonne dell'”Avanti” fa sentire il pensiero del socialismo liberale, del quale soprattutto in questo momento complesso e complicato se ne avverte grande bisogno». A offrire il suo contributo anche Pietro Mancini, figlio di Giacomo e presidente della Fondazione: «Auspico che le istituzioni, in primi quelle della Calabria, comprendano l’importanza di salvaguardare una memoria che è collettiva, perché la storia di Giacomo Mancini è un patrimonio politico e culturale di tutta la Calabria e di tutto il Paese. Ricordo quanto disse Martelli il giorno della scomparsa, definendo Mancini un campione dell’autonomia della politica. Lo dimostrò negli anni 60, con la vicenda del vaccino Sabin anti-polio, quando era ministro e si rivolse sì all’Istituto superiore della Sanità ma poi fu lui a decidere dopo aver palato con il professore Sabin e facendo partire quella poderosa campagna. E – ha rilevato Pietro Mancini – ricordo la definizione di Rino Formica: Mancini sfidò i potenti».

I partecipanti al ricordo di Giacomo Mancini


Molto significativo poi l’intervento di Sandro Principe: «Grande politico, grande ministro, grande sindaco. L’episodio del vaccino Sabin evidenzia la più interessante qualità di Giacomo Mancini, quella di sentire il primato della politica e della decisione presa dagli uomini che rappresentano le istituzioni. Se guardiamo alla difficile situazione di oggi in Italia e in Calabria ci rendiamo conto della differenza tra quella generazione e chi ci governa oggi, che non onora il primato della politica. Penso al ministro della sanità di oggi, che ha combinato commissario alla sanità calabrese un prefetto e non un adeguato manager: il risultato è che l’organizzazione sanitaria non ha fatto un passo avanti e la campagna vaccinale va a rilento. Infine – ha rimarcato Principe – di Mancini voglio ricordare il suo periodo da sindaco di Cosenza, la sua umiltà e la sua lungimiranza nel rapporto con i suoi concittadini: insieme a lui smentimmo la favoletta della rivalità tra Cosenza e Rende, visto che ci vedevamo due volte a settimana, e disse subito sì alla mia proposta di fare l’area urbana Cosenza-Rende». Infine, l’intervento di Saverio Carlo Greco: «Intendiamo creare un circolo dell’Avanti a Cosenza per ricordare Giacomo Mancini, le sue battaglie affinché diventino un esempio per invertire la tendenza all’isolamento che si registra in città e in Calabria». A concludere, il ricordo di Claudio Martelli: «Per me è sempre un piacere parlare di Giacomo Mancini. Ho visto di recente una foto molto nota di Giacomo Mancini con il garofano in bocca e l’area divertita, era il congresso del Psi del 1981, che introdusse l’elezione diretta del sindaco. Si diceva che Craxi non ne aveva bisogno avendo la stragrande maggioranza e invece ce n’era bisogno per porre fine alle tensioni e guerre di posizione che facevano male al partito. Era un modello contestato da tanti, che parlarono di cesarismo, un modello contestato anche da Mancini, ma poi è stato ripreso da tutti. Parto da questo perché non mi piacciono le storie edulcorate, che sono poco istruttive, min piacciono le storie sincere». Secondo Martelli «Mancini è stato nell’ordine un grand’uomo, un uomo a tutto tondo, con grande dolcezza nel rapporto con le persone e con la sua Calabria, che amava profondamente, è stato un grande socialista e come il padre è stato un grande combattente e un grande lottatore per le cose in cui ha creduto. Ha combattuto tutte le sue battaglie con un vigore e una determinazione rari: ne ho conosciuto pochissimi, tra questi c’è Mancini. È stato poi un ottimo ministro, un ottimo sindaco, ma soprattutto un leader politico combattivo, tenace, coerente. Il socialismo è stata la scelta di vita sua e della sua famiglia, che ha sposato questa causa portandola vanti per oltre un secolo: Rino Formica – ha spiegato Martelli – ha detto bene quando ha ricordato che Mancini ha sfidato i potenti e si è battuto per i più deboli, e questo è indice di un animo coraggioso e ribelle qual è stata l’anima socialista e dei socialisti. e stato anche il primo socialista ambientalista e ha avuto una grande sensibilità per la salute. L’altro tratto che ha fatto di Mancini un gigante, infine, è stata la sua modernità, modernità che ha portato anche nel Psi aiutando i socialisti a liberarsi anche dalla sudditanza al Pci, una modernità moderna ancora oggi. Allievo di Nenni, è stato erede e partecipe di una grande svolta, quella relativa al rapporto con i comunisti: i comunisti hanno creato il paradiso della miseria, i socialisti hanno creato lo Stato sociale. Oggi mi preme far rivivere le idee di Giacomo Mancini, Craxi, Nenni in una casa dei socialisti perché il socialismo è troppo grande per stare in frammenti in altri partiti».

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