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l’operazione “trailer fee”

«Devi venire da me!». L’estorsione, gli incontri e i messaggi: l’odissea (inutile) dopo il furto di un rimorchio

La ricostruzione degli inquirenti grazie agli indizi fondamentali forniti dalla vittima del “cavallo di ritorno”

Pubblicato il: 29/04/2021 – 7:12
di Giorgio Curcio
«Devi venire da me!». L’estorsione, gli incontri e i messaggi: l’odissea (inutile) dopo il furto di un rimorchio

VIBO VALENTIA Il furto di un rimorchio dal valore di poco più di 8mila euro, il tentativo di rientrarne in possesso pagando quanto richiesto, e infine la denuncia ai Carabinieri. «A Vibo di omertosi non ce ne sono più». Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore Camillo Falvo e le notizia di cronaca confortano questa tesi. 

Dal furto alla denuncia in quattro giorni

L’operazione “Trailer Fee” condotta dai Carabinieri di Vibo, coordinati proprio dalla Procura vibonese, ne è l’esempio lampante, smascherando uno dei sistemi più noti ma anche più “fastidiosi”, ovvero il cosiddetto “cavallo di ritorno”. Anche se in questo caso, il “ritorno” non c’è mai stato. Già perché il rimorchio dell’autoarticolato rubato dal gruppo criminale e di proprietà della ditta per la quale lavorava la vittima, nei pressi del campo sportivo di Mileto, nel Vibonese all’alba dell’11 maggio del 2020, non verrà mai più restituito. Quattro giorni soltanto separano l’episodio del furto dalla denuncia ai militari, giorni (anche quelli successivi) fondamentali per raccogliere tutti gli elementi utili agli investigatori per riuscire a ricostruire il quadro criminale, con il supporto cruciale della vittima. Nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Vibo, Marina Russo, è stato disposta la misura cautelare in carcere per Pietro Giuseppe Bellocco, classe ’83 di Gioia Tauro. Domiciliari per Rocco Restuccia, classe ’87 di Cinquefrondi, Giovanni Sesini, classe ’90 di Polistena, Angelo “u bombolo” Bartone, classe ’75 di Mileto e un altro indagato però deceduto. Obbligo di dimora, invece, per Antonio Cacciola, classe ’81 di Cinquefrondi e Domenico Bartone, classe ’68 di Mileto.

La ricostruzione 

Nel pomeriggio dell’11 maggio 2020, la vittima del furto si imbatte in un primo soggetto, Angelo Bartone, con il quale la sera stessa di reca a Rosarno per incontrare Pietro Bellocco, per poi entrare in contatto poco dopo con un tale Gianni, poi identificato in Giovanni Sesini. L’accordo raggiunto è quello di provvedere al pagamento di una prima tranche da 500 euro che la stessa vittima preleva al Bancomat di una banca di Rosarno, consegnando il denaro nella mani di Sesini, prima di ritornare a Mileto insieme ad Angelo Bartone. La mattina successiva la vittima del furto, ancora una volta insieme ad Angelo Bartone, si reca prima da “Gianni”, poi da Pietro Bellocco, senza però riuscire ad ottenere ancora il mezzo. La necessità di riottenere il rimorchio è per la vittima un bisogno e così, dopo averlo ricontattato, il 13 maggio incontra nuovamente Bellocco in un noto bar di Vibo per consegnarli altre mille euro, con la sola promessa della restituzione del rimorchio che, nei fatti, non avverrà mai. 

Mimmo Bartone e il “fruttivendolo di Rosarno”

Le false promesse della restituzione del mezzo porteranno la vittima a chiedere l’intervento di Mimmo Bartone, fratello di Angelo, che lo “aiuta” effettivamente in due circostanze. È lui il 13 maggio 2020 ad accompagnare la vittima dal “fruttivendolo di Rosarno” ovvero Antonio Cacciola, perché potesse “intercedere” con altre persone coinvolte, Rocco Restuccia e Giuseppe Gallo. Ma non solo. Mimmo Bartone, infatti, anticipa addirittura 2mila euro a favore della vittima per cercare di soddisfare le richieste del gruppo criminale e “accelerare” la riconsegna dal rimorchio, restituite dalla vittima la sera stessa.

La collaborazione della vittima

Le dichiarazioni della vittima del “cavallo di ritorno” fornite ai carabinieri trovano ampio riscontro in una serie di ricostruzioni effettuate dagli investigatori: ci sono le chat di WhatsApp, i rilevamenti Gps dell’auto usata dalla vittima, i frame dei video di sorveglianza della banca e di un bar in cui la vittima si trova insieme a Rocco Restuccia, Giuseppe Gallo e Domenico Bartone. Ci sono poi gli audio dei messaggi vocali inviati Bellocco alla vittima la sera del 15 maggio 2020. «Oh ragazzi però vedete che io vi sto aspettando poi a me non interessa nulla eh! Gliel’ho detto pure a Bombolo, non mi interessa nulla poi più eh! (…) Fammi sapere o si o no. Così io mi libero e non mi interesso più». E poi: «Ascolta! Io sto aspettando da Bombolo una risposta, me la date questa risposta?». Nei giorni successivi alla denuncia, la vittima del “cavallo di ritorno” si adopera per fornire altro materiale investigativo. Dopo aver segnalato alcune chiamate ricevute dal “gruppo”, la vittima riesce anche a registrare quella avuta con Angelo Bartone il quale, per contro di Bellocco, gli avrebbe chiesto ancora 1.500 euro per riavere il rimorchio.

«Se questo li denuncia gli fanno un c*lo tanto!»

«(…) devo camminare con il ferro addosso per questi zingari di merda io!» dice Bartone alla vittima, che risponde: «Cioè mi vuoi prendere per il c*lo fino all’ultimo minuto? Se scemo proprio?». «Sono andato alle due e mezza di notte! Gli ho detto – dice Bartone – che non si permetta a chiamarmi più a me! E che non si permetta di fregare soldi alle persone, perché le persone sono come me, perché ti ha fregato già mille euro, due mila euro a mio fratello!». «Ma Pietro?» chiede la vittima, «e allora chi?» risponde Bartone, riferendosi dunque a Bellocco. «Lo vedi dove gli hai portato le duemila euro? Sopra là c’è la telecamera no? Quella è a scansione in diretta e gli altri glieli hai dati mille a Pietro sopra all’ospedale là, dove sei andato (…) tutte telecamere! Ah! Se questo li denuncia gli fanno un c*lo tanto! E loro ancora annacano».  Per gli inquirenti non ci sono dubbi: Angelo Bartone, infatti, ripercorre nella conversazione tutte le fasi delle estorsioni, con riferimenti a Bellocco, al prestito dei 2mila euro da parte del fratello Mimmo, i “due della Smart”, Rocco Restuccia e Giuseppe Gallo, e il “fruttivendolo” incontrato la sera dell’11 maggio a Rosarno.

La ricettazione

Nonostante gli incontri, i messaggi e le chiamate, il rimorchio non verrà mai restituito alla vittima, prefigurando così il reato di ricettazione per i componenti del gruppo criminale. Intanto il 29 maggio 2020 è ancora Bellocco ad inviare due messaggi vocali alla vittima, puntualmente consegnati ai carabinieri.

«(…) tu sei venuto qua, tu dovevi venire a trovare a me! Devi venire da me! È inutile che vai da lui, che lui non sa un caz*o (…) va lasciato in pace! Se ti vuoi fermare lo saluti. Ti regala pure un po’ di ciliegie e tutte cose. Io sono salito e ho parlato con fratello di Bombolo (Domenico Bartone ndr). Voi dovete venire a trovare a me!». E poi: «Il problema lo risolvi se scendi e parli… ti siedi e parliamo un pochettino con me, per questi documenti della macchina, facciamo il passaggio ed è tutto risolto». 

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