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l’inchiesta “quarta chiave”

Lamezia e il campo rom di Scordovillo mai smantellato. «Emergenza umanitaria ed ambientale»

Per gli inquirenti è «un crocevia di criminalità». Negli anni si sono susseguire promesse, arresti e denunce. Ma la politica resta a guardare

Pubblicato il: 19/06/2021 – 7:33
di Giorgio Curcio
Lamezia e il campo rom di Scordovillo mai smantellato. «Emergenza umanitaria ed ambientale»

LAMEZIA TERME Da tempo considerata una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, il campo rom di Scordovillo, nato nel cuore di Lamezia Terme, rappresenta l’esempio migliore dei fallimenti della politica lametina e regionale degli ultimi decenni. Nella città della Piana la presenza dei rom, concentrata in un campo che è tra i più grandi del sud Italia, è stata sempre affrontata con toni da campagna elettorale, spesso utilizzata in chiave di consenso, mai affrontata sul serio e nel pieno rispetto della dignità umana e del concetto di reale integrazione. Una situazione di degrado e disagio sociale, che più volte abbiamo documentato anche in piena pandemia da Covid-19 (QUI IL REPORTAGE) che non può non lasciare sgomenti, anche di fronte all’incapacità istituzionale di risolvere l’annosa vicenda e una contaminazione dell’area – come ha spiegato ieri Nicola Gratteri – «quasi del tutto irreversibile».

L’accampamento rom a due passi dall’ospedale

L’accampamento, infatti, insiste su un’area di circa due ettari proprio a ridosso del presidio ospedaliero lametino “Giovanni Paolo II”, su un’area dunque di proprietà pubblica. Il terreno adiacente all’ingresso del campo è di proprietà delle Ferrovie dello Stato mentre la strada asfaltata che consente l’accesso da via Miceli e si unisce a via Piro è stata costruita dal Comune di Lamezia nel 1995. E mentre l’area risulta essere “zona ospedaliera” e classificata nel PSC per “attrezzature urbane e usi ospedalieri complementari e integrati”, negli anni il campo rom si è moltiplicato per ampiezza e numero di insediamenti, con un’espansione passata dai 14 mila mq iniziali fino agli attuali 25.000 mq.

scordovillo

Un crocevia di «criminalità diffusa»

Il degrado sociale accresciuto sempre più nel corso degli ultimi anni ha reso il campo rom di Scordovillo un vero e proprio “crocevia” di criminalità diffusa. Il primo sequestro preventivo, infatti, risale al 21 novembre 2006. Un altro è avvenuto poi nel 2011, con il differimento dello sgombero di circa 30 giorni per permettere agli interessati di «arginare l’emergenza abitativa». Ma, a distanza di pochi mesi, sono i primi rilievi effettuati dai Carabinieri del NOE di Catanzaro a tracciare i primi profili legati agli illeciti ambientali.
«(…) rappresenta oramai un’autentica emergenza umanitaria ed ambientale al contempo da affrontare unicamente con lo sgombero immediato e la bonifica dell’area interessata dal campo rom, non essendo ipotizzabili strumenti alternativi (…). La scuola, che potrebbe rappresentare la via maestra per l’integrazione, non fa il suo ingresso nel mondo rom e il campo, di converso, diventa ancor di più palestra per l’addestramento al crimine delle nuove generazioni». Questo scriveva nel 2011 il Pubblico ministero esaminati i campionamenti eseguiti dall’Arpacal che avevano evidenziato «un’elevata contaminazione di idrocarburi, piombo, cadmio e rame, con valori ben al di sopra della norma».

rifiuti campo rom scordovillo

Lo sgombero sospeso dal Comune

Lo sgombero del campo rom di Scordovillo, disposto dalla Procura il 31 ottobre 2011, è stato però sospeso quando il Comune di Lamezia ha presentato un’istanza di dissequestro alla Procura di Lamezia (firmata dal coordinatore dell’ufficio speciale Rom Cesare Pelaia), con la quale era stata comunicata la presentazione di un progetto al ministero dell’Interno – “Le tre chiavi di Ciaiò” – finalizzato all’ottenimento di un finanziamento nell’ambito del PON Sicurezza 2007-2013 per «potenziare e proseguire lo sgombero del campo rom di Scordovillo». Aspettative però disattese anche perché allo stato attuale e dopo tutti questi anni, nessun provvedimento è stato realmente adottato dall’Autorità pubblica per fronteggiare l’emergenza, sia sociale che ambientale, all’interno del campo rom di Scordovillo.

scordovillo

Le operazioni

Nel corso degli anni, però, si sono susseguite diverse operazioni. Come quella del 2016 che ha portato all’arresto di numerosi soggetti dimorati all’interno del campo rom, ritenuti responsabili di «plurimi incendi di rifiuti speciali pericolosi». Il 20 giugno 2018, poi, sono state arrestate 5 persone mentre per altre 34 è stato disposto il divieto di dimora nel Comune di Lamezia Terme. E poi tre arresti per furto aggravato nel 2020 ma sopratutto gli incendi: dense, nere e altissime colonne di fumo per anni hanno sovrastato i cieli di Lamezia. Un’impronta tangibile delle attività svolte all’interno del campo, ma anche l’impossibilità di far fronte ad una situazione drammatica. E non è servita neanche la visita del vescovo di Lamezia Terme Giuseppe Schillaci ad invertire la tendenza.
Ed è proprio dall’incendio dell’11 luglio 2019 a far partire una nuova attività investigativa. Il pm, infatti, appresa la notizia del reato, ha disposto l’installazione di alcune telecamere di videosorveglianza per monitorare l’area interna ed esterna all’accampamento, fino alle informative del NOR dei Carabinieri di Lamezia e il blitz eseguito questa mattina.

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«Precarietà e irregolarità diffusa»

Al netto delle operazioni giudiziarie e dei reati consumati a Scordovillo, restano però numerosi interrogativi senza risposta e molte, troppe, questioni irrisolte. Il Comune di Lamezia, lo scorso 19 febbraio 2018, aveva dato esecuzione alla delibera n. 375 del 7 novembre 2017 che aveva istituito una “Unità di progetto” denominata “Rom Scordovillo”. Tra i punti salienti c’erano il monitoraggio del campo rom, l’identificazione e il censimento di tutti gli abitanti compresi i minori, il controllo della situazione patrimoniale di tutti i nuclei familiari. Ma soprattutto lo sgombero e l’abbattimento immediato degli insediamenti abusivi, dei container dei cittadini rom aventi diritto alla risistemazione alloggiativa e poi la firma di un atto di “impegno” di “rispetto delle regole”. Il 29 marzo 2019, inoltre, il Comune di Lamezia aveva anche adottato il programma triennale dei lavori pubblici (2019/2021) che prevedeva la realizzazione di «alloggi per i cittadini rom» per l’importo di 700mila euro. Allo stato attuale, però, mancano interventi concreti. (redazione@corrierecal.it)

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