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L’intervista

Calabria post pandemia, Ferrara: «Infrastrutture moderne ed investimenti per ripartire»

Il presidente di Unindustria individua i punti chiave per una ripresa “vera” dell’economia: «Le fragilità emerse durante la crisi siano la bussola»

Pubblicato il: 02/07/2021 – 7:00
di Roberto De Santo
Calabria post pandemia, Ferrara: «Infrastrutture moderne ed investimenti per ripartire»

CATANZARO «La crisi pandemica si è certamente abbattuta su un terreno fragile qual è il contesto socio-economico calabrese segnato da una stagnazione definita da alcuni “secolare” acuendone tutte le debolezze. Ma nel contempo ha creato quelle condizioni che permettono di comprendere in modo chiaro quali siano le premesse per far ripartire l’economia reale nella nostra regione. Su quali basi cioè ci si  dovrà muovere per intraprendere un percorso di sviluppo vero e diverso dal passato». Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria nonché componente del coordinamento del comitato scientifico consultivo “Piccola Industria” di Confindustria Italia,  tratteggia i lineamenti dell’economia post-pandemica che definisce «come una sorta di spartiacque». In questo senso chiarisce Ferrara, la pandemia può essere letta come «un’occasione di riflessione per tutti».

Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria


«La competizione post-pandemica – dettaglia – sarà molto più accentuata da una spinta tecnologica fortissima, da un’economia ad alto valore aggiunto di conoscenza, da processi di digitalizzazione ed innovazione del sistema produttivo. Aspetti che, come ha rilevato in modo limpido l’ultimo report di Bankitalia, rappresentano i punti di maggiore debolezza dell’economia calabrese. Per questo occorrerà partire da qui. Da queste basi per ricostruire il futuro della nostra regione». Un tema centrale quest’ultimo spiega il leader degli industriali calabresi che costituirà il punto attorno al quale ruoterà il dibattito in occasione dell’appuntamento principe di Unindustria – l’assemblea annuale regionale dal titolo in questo senso emblematico “Ripartire per il futuro” – in programma martedì prossimo via web e che vedrà la partecipazione di esponenti della politica locale, delle istituzioni e del sindacato e che vedrà trarre le conclusioni da Carlo Bonomi, presidente nazionale di Confindustria . «Non a caso – racconta Ferrara – abbiamo voluto organizzare questo evento a ridosso delle prossime competizioni elettorali in Calabria. Per mandare un segnale forte di chiamata alle armi, di presa di coscienza e soprattutto di acquisizione della massima responsabilità da parte di chi si appresta a governare la regione».

La locandina dell'assemblea di Unindustria Calabria in programma martedì 6 luglio
La locandina dell’assemblea di Unindustria Calabria in programma martedì 6 luglio


Il riferimento del massimo rappresentante di Unindustria è a quella massa straordinaria di risorse – costituita dalle somme della Programmazione operativa, ma soprattutto dai soldi in pancia al Pnrr – che stanno per giungere in Calabria e che potrebbero essere in grado di far recuperare gap con il resto del Paese. Ribaltando il paradigma dell’eterno mancato sviluppo della Calabria. Non si tratta solo di far recuperare all’economia regionale l’anno bruciato sull’altare dell’epidemia che ha fatto perdere 9 punti di Pil azzerando i pur modesti progressi registrati dall’occupazione dal 2016 – così come certificato da BankItalia (qui la notizia) – ma di sanare il malessere profondo che interessa da sempre il tessuto socio-economico e produttivo della Calabria. «Quello che fotografa – sostiene Ferrara – l’ultimo rapporto di BankItalia non è solo il contesto di fragilità della Calabria, ma gli elementi di quella debolezza sui quali occorrerà intervenire per intraprendere la strada verso la quale si sta direzionando l’economia del futuro. Si tratta di far superare quei limiti del sistema produttivo calabrese che allo stato consistono nella realizzazione di prodotti e servizi a basso contenuto di conoscenza, nella scarsa utilizzazione del digitale, nella modesta capacità del capitale d’impresa e ridotta dimensione aziendale così come una scarsa internazionalizzazione». Rispetto  a queste debolezze strutturali del sistema imprenditoriale calabrese, «ora – sottolinea Ferrara – abbiamo due strumenti eccezionali quello che è stato definito il nuovo Piano Marshall per l’Europa e la programmazione regionale, che ci permettono di guardare  con fiducia al futuro».
Per questo il presidente di Unindustria Calabria, chiede che «quelle criticità devono essere una sorta di bussola verso la quale orientare gli interventi per mettere in campo uno straordinario piano di incentivazione che consenta al nostro sistema economico di migrare in direzione delle economie trainanti e di costruire così una rete produttiva evoluta e moderna». Lo sforzo che chiede il leader degli industriali calabresi sta proprio in questa «capacità di saper interpretare al meglio i bisogni che una moderna economia di mercato richiede e di veicolare in quella direzione l’intero sistema economico dei territori».

«La pandemia ha innescato una selezione darwiniana delle imprese»

Il grafico elaborato da Banca d'Italia evidenzia il livello alto di "sofferenza" delle imprese calabresi
Il grafico elaborato da Banca d’Italia evidenzia il livello alto di “sofferenza” delle imprese calabresi

Sui timori che un’eventuale coda della crisi pandemica possa generare altri “guasti” all’economia calabrese, Ferrara è chiaro: «Tutto dipenderà della campagna vaccinale – dice -. Abbiamo potuto percepire la validità dell’azione intrapresa nella lotta alla pandemia e gli effetti benefici sulla ripresa economica». Sul fronte strettamente economico conseguente alla crisi generata dalla pandemia, Ferrara sottolinea: «Tra poco terminerà la moratoria sulle cartelle esattoriali e i rinvii delle altre scadenze, così come si concluderà il blocco dei licenziamenti, ebbene sarà quello il momento in cui si comprenderà quanto la crisi innescata dall’epidemia avrà conseguenze piene sulla tenuta economica delle imprese. Quanto cioè questa crisi abbia attivato una sorta di selezione darwiniana sul sistema delle aziende calabresi». Un aspetto quest’ultimo sul quale Ferrara ci tiene a precisare. «Si tratta di imprese che già prima della crisi pandemica si trovavano in condizione di precarietà».

«Guardi – spiega – le aziende calabresi dimostrano da sempre un’elevata resilienza, cioè a differenza di molti altri sistemi economici in cui un’impresa che è entrata in sofferenza esce rapidamente dal mercato, in Calabria questo non sempre avviene. Anzi spesso riescono a sopravvivere molto a lungo. Sembra un elemento positivo, ma in verità poi incide sulla capacità di queste realtà di poter compiere quegli investimenti che potrebbero generare nuova ricchezza diffusa». Ma il leader di Unindustria esorta comunque le istituzioni a vigilare su questa fase che definisce «di transizione».
«È chiaro che questa crisi ha comunque indebolito l’intero tessuto produttivo – sottolinea –. Per questo è necessario vigilare e sostenere il sistema in questa fase di transizione verso una definitiva fase di stabilizzazione dell’economia. Occorre essere pronti inoltre ad intervenire qualora poi si dovessero creare le condizioni di una nuova ondata dell’epidemia che nessuno al momento si sente di escludere». Un timore sollevato dallo stesso premier Mario Draghi nel corso della chiusura dell’anno accademico dell’Accademia dei Lincei.

«Far ripartire gli investimenti in direzione di un’economia moderna»

Nella fase della crisi le imprese hanno preferito tenere le risorse in deposito. Bloccando gli investimenti
Nella fase della crisi le imprese hanno preferito tenere le risorse in deposito. Bloccando gli investimenti

Tra gli effetti più evidenti causati dall’esplosione della pandemia il blocco degli investimenti da parte delle imprese. Una situazione ben evidenziata dagli analisti di Palazzo Koch: in Calabria sono precipitati di oltre il 50%. Le aziende hanno preferito mettere al sicuro quella parte di liquidità non erosa dalla crisi. BankItalia segnala che in un anno i depositi delle aziende non finanziarie sono cresciute di oltre un terzo (33,6%). «È stata una scelta da un verso prudenziale – motiva Ferrara – ma anche una strada obbligata. Gli imprenditori si sono trovati difronte all’emergenza e dunque hanno avuto la necessità di mettere in sicurezza le aziende. Poi la successiva fase di profonda incertezza generata dalla crisi ha giocato  a favore di scelte prudenziali». Un aspetto ribadito con forza da Ferrara: «L’uscita dall’emergenza pandemica ci sarà nel momento in cui ripartiranno gli investimenti, non solo quelli endemici». «Dobbiamo essere in grado di attrarre investimenti – rilancia -. Questo perché è da lì che riparte l’economia. Se non ci sono imprese che investono, non si genera occupazione e si è condannati ad una marginalizzazione».
Per questo Ferrara chiede che si metta in moto «un meccanismo capace di produrre investimenti nella direzione di un’ economia moderna ed evoluta». «Non serve fare battaglie di retroguardia, ma occorre guardare al futuro».

«Dilazionare negli anni i debiti contratti in questa fase emergenziale»

Sulle misure messe in campo per contenere gli effetti della crisi pandemica, il leader confindustriale esprime una valutazione decisamente positiva. «Sono state fondamentali per cercare di limitare i danni – sottolinea – non solo e soltanto le azioni avviate dal governo centrale con il decreto Liquidità e gli altri provvedimenti come le moratorie, ma anche la misura attivata dalla Regione sulla quale come Confindustria ci siamo battuti tanto. Parlo del Fondo Calabria competitiva. Un sistema attraverso il quale è stato possibile iniettare nel sistema imprenditoriale calabrese liquidità per 40 milioni di euro». E Ferrara motiva nel dettaglio l’utilità di questi strumenti. «Quando crolla il mercato e viene meno la liquidità per le imprese è necessario recuperare “ossigeno”. Ecco quelle misure  sono state determinanti per rispondere all’emergenza e mettere in sicurezza le imprese sane. Sono servite anche ad acquistare quei dispositivi ed adeguare i posti di lavoro rispetto alle mutate esigenze di sicurezza dettate dalla pandemia. Non solo, grazie alla liquidità, le imprese hanno anche potuto anticipare la Cig che ricordiamo ha tutelato migliaia di posti di lavoro».
Ma accanto a quelle misure che sono state decisive per quella prima fase emergenziale ora occorre affiancare nuove iniziative. «Si tratta di spalmare negli anni – invoca Ferrara – quei debiti contratti dalle aziende per fronteggiare l’emergenza pandemica ed il conseguente stallo del mercato. Bene le moratorie fino al 31 dicembre, ma non sono sufficienti. È necessario diluire i debiti contratti almeno fino a 15 anni in modo da far trovare un equilibrio economico-finanziario di medio-lungo periodo per le imprese devastate dalla pandemia consentendole anche di riattivare gli investimenti». Un meccanismo dunque virtuoso per far ripartire seriamente l’economia calabrese.

«Calabria e Pnrr: adesso o mai più»

Il piano Next genaration Eu varato da Bruxelles ha destinato oltre 209 miliardi all’Italia

Sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), Ferrara lancia un slogan che sintetizza il suo pensiero: «Adesso o mai più». «Con una tale quantità di risorse finanziare la Calabria non dovrà perdere questa occasione». Ma non è solo una questione di somme, spiega il presidente di Unindustria, ma «soprattutto di capacità di saper spendere bene quelle risorse, cioè di mettere a terra le iniziative programmate». Elencando le opere in “pancia” al Pnrr varato dal Governo Draghi (qui la notizia), Ferrara considera «strategica per la Calabria l’Alta velocita “vera”, così come l’elettrificazione ferroviaria della dorsale jonica. La regione è come un areo con due ali – quello tirrenico e lo jonico – non si può tarparne uno». E poi la prospettiva che si apre per l’economia del mare e le ricadute sul territorio. «Abbiamo visto come il porto di Gioia Tauro – ricorda Ferrara – sia cresciuto, in controtendenza assoluta, nella fase pandemica. Tanto da divenire il primo porto container non solo del Paese». Se si affiancano, a questa enorme realtà, sottolinea, i porti di Crotone e Corigliano in un contesto geo-politico rappresentato dal Mediterraneo allora la Calabria può ritagliarsi un ruolo tutt’altro che marginale.
Ma il leader degli industriali calabresi invita anche a non accentrare l’attenzione solo sul Pnrr: «Ci sono in essere altri strumenti altrettanto importanti per generare sviluppo. Mi riferisco ai contratti di programma, al fondo del 34%, alle politiche di coesione ed altri ancora. Sarà fondamentale mettere a sistema tutti questi strumenti impedendo che si sovrappongano iniziative e si abbia un disegno complessivo». «Il Recovery plan assieme agli altri strumenti – dice ancora Ferrara – rappresenta una straordinaria occasione per la Calabria da non disperdere. Il Pnrr garantirà se ben attuato quella massa di investimenti necessari a garantire infrastrutture per modernizzare e rendere competitiva la nostra regione». Secondo Ferrara, «se si perderà questa occasione la Calabria subirà il peggiore dei mali e cioè il procrastinarsi di una marginalizzazione con l’esodo massiccio dei nostri giovani migliori».

«Organico della Pa adeguato alla sfida»

La durata media per la realizzazione delle opere pubbliche in Calabria è tra le fragilità del sistema regionale

Sul tema dell’efficienza della macchina amministrativa calabrese di realizzare rapidamente le opere programmate BankItalia ha bollato clamorosamente la regione: 11 anni di media per completare opere pubbliche di importo superiore a 20 milioni di euro. Una vera e propria zavorra per la quale, Ferrara lancia un appello: «è necessario che gli enti locali abbiano personale in  numero sufficiente, ma soprattutto professionalmente adeguato alla sfida che ci apprestiamo tutti quanti a fare». «Occorre svecchiare la Pubblica amministrazione ed introdurre figure altamente qualificate – spiega Ferrara -. Anche da qui passa quel progetto di rilancio complessivo dell’economia. Si compie cioè quel salto di qualità».

«Alla politica spetta la responsabilità delle scelte. Ora ci sono le condizioni»

La Cittadella sede della Giunta regionale della Calabria
La Cittadella sede della Giunta regionale della Calabria

Infine Ferrara individua quelli che sono i punti fondamentali da mettere nell’agenda politica del prossimo esecutivo regionale che uscirà dalle urne tra qualche mese: «La Calabria ha tantissime criticità, ma dal nostro punto di vista nella logica di sviluppo sono due le priorità: infrastrutture ed investimenti». «Servono – dettaglia il presidente di Unindustria – infrastrutture moderne capaci di far transitare rapidamente dati, merci e persone  e meccanismi per attivare e attrarre investimenti endogeni ed esogeni. Sono questi elementi essenziali per creare uno spartiacque con il passato. Elementi per proiettare la Calabria in una nuova dimensione. Se esistono queste precondizioni il resto deriva a cascata: occupazione, sviluppo, crescita del reddito pro capite e maggiore benessere diffuso».
«La politica – conclude – ha la responsabilità di compiere quelle scelte ed ora ha anche la possibilità di farle. Perché mentre prima ci si muoveva in un contesto di austerity, di economia di stagnazione, ora si parla di politiche espansive. Dunque ci sono tutte le condizioni per far compiere alla Calabria quel salto in avanti. Serve solo la responsabilità a compiere quei passi e questa volta non ci sono scusanti». (r.desanto@corrierecal.it)

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