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«La Regione (finalmente) guiderà la sanità, ma i programmi dove sono?»

La Calabria va al voto per la quarta volta con la sua sanità commissariata, di cui la prima (2007/2009) di protezione civile e le altre ex art. 120, comma 2, della CostituzioneQuindi, dal dicembre…

Pubblicato il: 17/09/2021 – 11:01
di Ettore Jorio*
«La Regione (finalmente) guiderà la sanità, ma i programmi dove sono?»

La Calabria va al voto per la quarta volta con la sua sanità commissariata, di cui la prima (2007/2009) di protezione civile e le altre ex art. 120, comma 2, della Costituzione
Quindi, dal dicembre 2007 al dicembre 2021 saranno 14 anni, e non 11 per come si afferma in giro, che la Regione Calabria è estranea ad esprimere le proprie politiche sanitarie. Il tutto, con una responsabilità politica eccessiva di un Consiglio regionale che ha rinunciato ad esprimere la propria programmazione della Salute, sfidando ove mai il Governo a impugnarne il prodotto avanti la Consulta.
Oggi, però, il clima giuridico-istituzionale è diverso dal solito.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 168/2021, depositata lo scorso 23 luglio, ha detto no al commissariamento ad acta a decidere monocraticamente il programma operativo regionale in via esclusiva. Ha consegnato una siffatta competenza alla Regione, dichiarando incostituzionale il D.L. 150/2020 (“Salva Calabria 2”), convertito in legge 181/2020.
La Regione potrà (dovrà), quindi, proporre la programmazione regionale della propria sanità, meglio se integrata con l’assistenza sociale. Con questo, esercitare sul tema la propria autonomia e decidere la destinazione degli investimenti funzionali a generare una organizzazione sanitaria di tutto rispetto, satisfattiva dei fabbisogni epidemiologici, sino ad oggi neppure rilevati.
La Regione Calabria, l’unica ancora commissariata nella gestione della propria organizzazione salutare, avrà l’onere, meglio l’obbligo, di decidere cosa dare ai calabresi (finalmente!) in termini di tutela del diritto alla salute. Ciò da considerarsi in senso lato e, dunque, al lordo dei benefici trasversali riconducibili alla tutela dell’ambiente, da sempre confusa in Calabria unicamente con la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Di conseguenza, è compito – fino ad oggi disatteso – dei candidati alla presidenza della Regione esprimere il proprio progetto di riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale, che dovrà trovare il punto di forza nell’assistenza territoriale. Il tutto con una particolare cura a quel 32% di cittadini calabresi abitanti negli splendidi comuni montani, che tuttavia di Livelli Essenziali di Assistenza non ne conoscono neppure il nome.
L’augurio è che dalle urne uscirà un Presidente di Regione che finalmente conosca il fatto suo; che sappia rivendicare dal Governo centrale tutto ciò che gli spetta in termini di risorse straordinarie (ex art. 119, comma 5, Cost.) per risanare il deficit patrimoniale che naviga verso i 3 miliardi, al lordo dell’enorme contenzioso neppure esaustivamente inventariato.
Non solo. Che saprà pretendere e ottenere dal Governo, in una logica perequativa, una consistente destinazione dei 7 miliardi di cui alla misura M6C1 del PNRR, per assicurare ai calabresi una efficiente rete di prossimità e una organizzazione strutturale per garantire la telemedicina, indispensabile per assicurare la “presenza” nelle periferie più disparate, non assistite da Dio e dagli uomini.
Al Presidente eletto toccherà chiedere la riassunzione in capo a se stesso del compito di commissario ad acta, in modo da consentire il miglior coordinamento nel programmare la più efficace exit strategy, che garantirà alla Calabria l’essere divenuta uguale, sul piano istituzionale, a tutte le Regioni.

*Unical

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