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Cosenza, false perizie per agevolare le cosche. Parla il pentito Mantella

Il racconto in aula del collaboratore. Regali, denaro, rolex e auto per ottenere una “comoda” detenzione a Villa Verde

Pubblicato il: 30/09/2021 – 17:04
di Fabio Benincasa
Cosenza, false perizie per agevolare le cosche. Parla il pentito Mantella

COSENZA False perizie redatte per agevolare la detenzione del boss Andrea Mantella, oggi collaboratore di giustizia, permettendogli di trascorrerla nella clinica “Villa Verde” di Donnici, diretta dal dottore Luigi Arturo Ambrosio, anziché in carcere. E’ l’ipotesi mossa dall’accusa nell’ambito del processo in corso al Tribunale di Cosenza e che ha visto proprio il pentito comparire in video conferenza per essere interrogato da Pm e collegio difensivo. Nell’udienza, questa mattina, dinanzi il collegio giudicante (presidente il Giudice Granata), Mantella ha sostanzialmente ripercorso – a 11 anni dai fatti accaduti – il “sistema” adottato per sfuggire al carcere attraverso false perizie mediche ottenute con la connivenza, secondo l’accusa, di medici, avvocati, pubblici ufficiali.

La “depressione” di Forastefano

L’interrogatorio del Pm si concentra sulla figura di Antonio Forsastefano, collaboratore di giustizia, soprannominato “Il diavolo”. L’operazione “Omnia” condotta dalla Dda di Catanzaro, mandò in carcere proprio Forastefano che tentò (inutilmente) di ottenere la scarcerazione fingendosi depresso. Al tentativo fallito, seguì la decisione di collaborare con la giustizia. Mantella – in collegamento – fornisce i dettagli di quel maldestro tentativo e cita un incontro avuto da un suo sodale (allo svincolo di Rogliano) con la compagna di Antonio Forastefano, interessata ad una perizia “taroccata”. Il pentito aggiunge di aver «indicato il nome di alcuni avvocati ai quali si sarebbe dovuta rivolgere per avere informazioni sulla procedura da attuare». Forastefano però non riuscirà a simulare la patologia depressiva e inizierà il suo percorso di collaborazione.

La figura di Samuele Lovato

Nel corso dell’udienza, sollecitato dalle domande del pubblico ministero, Mantella ha raccontato quanto a sua conoscenza in merito alla figura di Samuele Lovato, oggi collaboratore di giustizia. In passato intraneo al gruppo dei Forastefano attivo nella Sibaritide, Lovato ha avuto modo – nel corso del processo – di raccontare del “comodo” soggiorno nella clinica “Villa Verde” in compagnia di altri detenuti. «Non conosco le dinamiche all’interno dei Forastefano – precisa Mantella – so solo che Lovato si occupava di truffe». Alla domanda dell’avvocato Innocenzo Palazzo, difensore di uno degli indagati, sul rapporto tra il dottore Ambrosio e Lovato, Mantella risponde: «Non lo considerava affatto, ascoltava solo i miei consigli». Sul modus operandi da attuare per inscenare la finta depressione, Mantella sostiene: «bastava simulare in carcere, ottenere la conferma della patologia e poi innescare il meccanismo giusto per ricevere la certificazione. Ho corrotto quasi tutti i medici e si prestavano alla mia copertura».

L’Audi e il Rolex

«Con il dottore Ambrosio avevo un’amicizia solida, mi aiutava ad ottenere ciò di cui avevo bisogno», racconta Mantella. Il medico avrebbe ricevuto denaro ma anche parecchi regali. Lovato – nel corso del suo interrogatorio – parlò di Rolex, parmigiano, automobili, prosciutti e una grosso contributo per gli arredi del bed&breakfast a Cosenza. Ambrosio – sempre secondo il racconto del pentito – chiese ad Andrea Mantella di interessarsi per l’acquisto di un’auto (un’Audi) da regalare a suo figlio. «Andrea disse che gli era costata un sacco di soldi», ricorda Lovato. Mantella, sollecitato dall’avvocato Palazzo, fornisce – non senza qualche richiamo da parte del presidente del collegio – i dettagli relativi alla compravendita dell’auto. «Pagai 20mila euro in contanti, poi attivai un finanziamento per non insospettire nessuno». Sulla compravendita arriva la contestazione dell’avvocato Palazzo che chiede al collaboratore se fosse stata sua sorella Raffaella a consegnare il denaro a Francesco Scrugli per l’acquisto del mezzo. Da quanto emerso nel corso dell’interrogatorio di Lovato, infatti, quando Mantella uscì da Villa Verde, a giugno 2009, poco dopo, a settembre 2009, entrò nella clinica Francesco Scrugli (all’epoca fidanzato con la sorella di Andrea Mantella). Lovato racconta che Ambrosio chiedeva a Scrugli di fare pressione su Mantella per la macchina. Secondo Lovato, il passaggio dei soldi avvenne tramite la sorella di Mantella, circostanza negata oggi in aula dallo stesso collaboratore che ha ribadito la sua totale estraneità alla vicenda. Sul Rolex si consuma l’ennesimo “scontro” tra Mantella e l’avvocato Palazzo. Il collaboratore riferisce di aver comprato l’orologio con un cinturino argentato a Lamezia Terme. Nel corso di una perquisizione effettuata dagli investigatori a casa del dottore Ambrosio, lo stesso consegnò – come asserisce il pentito – «un orologio diverso da quello da me regalato. Diede alle forze dell’ordine un Rolex con un cinturino di pelle appartenuto a suo padre». «Io – aggiunge Mantella – regalai due orologi: uno ad Ambrosio ed uno a suo figlio, mi pare fosse modello Omega».

I controlli a “Villa Verde”

Sui controlli che le forze dell’ordine effettuavano a “Villa Verde”, Mantella dichiara di aver sempre interloquito con gli investigatori «nella sala reception e non nel piano dove “alloggiava”». Sul luogo scelto per il “soggiorno”, “Villa Verde”, si sofferma l’avvocato Franco Sammarco. Mantella risponde dicendo che non era nelle sue possibilità scegliere la clinica, ma che fu il suo avvocato a segnalare l’istituto di Donnici.

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