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L’eterna attesa dei precari calabresi. «Futuro incerto per oltre 1000 famiglie»

Tre le vertenze aperte e irrisolte. I lavoratori lamentano l’assenza delle istituzioni regionali e nazionali. «Restiamo in attesa di risposte»

Pubblicato il: 12/10/2021 – 16:16
di Fabio Benincasa
L’eterna attesa dei precari calabresi. «Futuro incerto per oltre 1000 famiglie»

COSENZA Tre vertenze in atto, più di mille posti di lavoro in bilico e poche certezze per il futuro. I precari calabresi restano in attesa di risposte, la loro situazione è stata posta – da mesi – all’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali. Si parte con la vertenza dei lavoratori Inps, «che come istituto – racconta al Corriere della Calabria, Cristina Spadafora della Fistel Cisl – vuole internalizzare i suoi dipendenti». Si parla di 3600 posti, «al massimo riusciamo a collocarne 3000, ne rimangono fuori 600», aggiunge la sindacalista. La vertenza è sul tavolo del ministero.

L’assemblea unitaria e le vertenze irrisolte

La difesa del lavoro è e resta un nodo ancora irrisolto in Calabria, ed è forte la preoccupazione vista la scadenza del blocco dei licenziamenti prevista per il prossimo 30 ottobre. Nell’ultima assemblea dei lavoratori a Cosenza, le sigle sindacali hanno ribadito pieno sostegno all’iniziativa unitaria delle categorie delle telecomunicazioni a difesa di circa 3.000 lavoratori segnati da un futuro in bilico, impegnati nei call center territoriali. Tra le vertenze ancora irrisolte, i sindacati segnalano quella che riguarda la “Abramo customer care”. «I lavoratori combattono da mesi, nonostante siano state direttamente coinvolte le istituzioni locali e nazionali», sostiene Cristina Spadafora. La priorità resta la salvaguardia dell’occupazione dell’intero perimetro dei lavoratori oggi in attività, ma è evidente come l’attuale situazione di incertezza non consenta di dormire sogni tranquilli alle centinaia di famiglie coinvolte.

Il nodo della clausola sociale

Sono 66 i lavoratori che operano sulla commessa attualmente gestita da Almaviva Contact a Rende e con un futuro ancora incerto. Il 31 luglio era stata indetta la gara per il servizio di assistenza clienti di ITA, la nuova società che subentrerà ad Alitalia, senza alcuna menzione alla legge 11/2016, la cosiddetta clausola sociale nei call center. Fin da subito le Segreterie Nazionali e Regionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil si sono attivate per interessare il ministero dello Sviluppo economico informandolo che la mancata applicazione della clausola sociale avrebbe creato un dramma occupazionale per 621 famiglie allocate tra Rende e Palermo, oltre che aprire ad un precedente pericolosissimo svincolandosi da una legge che in questi ultimi 2 anni ha salvaguardato oltre 10.000 posti di lavoro. Nulla è stato fatto e tra pochi giorni i dipendenti dovrebbero iniziare a lavorare per la nuova azienda senza alcuna certezza. «Siamo in attesa di risposte – racconta una lavoratrice al Corriere della Calabria – vogliamo mantenere il nostro posto e chiediamo che la clausola sociale venga applicata. Siamo qui ad attendere novità a 4 giorni dalla partenza di ITA. La Regione Calabria è stata assente ai tavoli aperti, i rappresentanti sindacali stanno facendo il possibile ma manca il supporto della politica regionale».

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