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“Il tesoro del Diavolo”, il viaggio di Panella nella storia “supera” le Colonne d’Ercole

Il nuovo romanzo dell’avvocato è un affresco in cui si confrontano condottieri e Dei, credenze, luoghi e conquiste

Pubblicato il: 01/04/2022 – 11:42
di Danilo Monteleone
“Il tesoro del Diavolo”, il viaggio di Panella nella storia “supera” le Colonne d’Ercole

Dopo “Il nome di Dio” (qui la recensione), è fresco di stampa “Il tesoro del Diavolo”, seconda parte della trilogia edita nella collana “Historiae Rizzoli” e il cui autore, Luigi Panella,  avvocato di fama, si avventura nuovamente e con successo in un racconto che attraversa decine di secoli.
Sullo sfondo di un composito e suggestivo affresco narrativo, con i colori della grande storia, si muovono e si agitano decine di personaggi, i secoli passati in rassegna sono molti ma il baricentro del racconto continuano ad essere il tredicesimo secolo, la presenza e il dominio degli Svevi nel Sud Italia, prima con Federico II e ora con il figlio Manfredi, il ruolo del Papa, di Luigi IX di Francia e del fratello Carlo d’Angiò strenuamente uniti per porre fine alla casata Sveva ed all’Impero. 

Nel “tesoro del Diavolo” c’è, ovviamente e ancora, la grande disfida tra Cattolicesimo e Islam che consente – anche questa volta – l’emergere di due figure enigmatiche quanto avvincenti, Umberto di Fondi e l’inquisitore di Francia Ives Le Breton.
Il primo che continua a interpretare lo spirito di laicità e tolleranza di Federico II, il secondo strenuo difensore di una cristianità fatalmente piegata, tuttavia, al potere temporale.
Ma c’è dell’altro: se nella prima parte della trilogia il presupposto storico riguardava la tragica epopea dell’imperatore Nerone, la sesta legione romana ed il tribuno Gaio Sallustio, questa volta Panella si spinge letteralmente oltre superando le colonne d’Ercole.
La storia, che alimenta il mistero e da via al “tesoro” richiamato nel titolo, vede da un lato Roma ed il nipote di Scipione l’Africano, Publio Cornelio Scipione Emiliano, dall’altra la tragica fine della temuta avversaria, Cartagine, il disertore romano Scauro e l’oscura, sensuale e crudele sacerdotessa Arishut.
In uno scontro che non è solo militare ma di Dei, credenze, luoghi e conquiste, entrano nella narrazione antichi riti e una mappa che forse conduce alla mitica Atlantide e che sarebbe in realtà la via d’accesso, duecento anni prima del celebrato 1492, al continente delle Americhe. 
Le citazioni testuali (nel libro fanno capolino lo storico greco Polibio e il sommo Tommaso d’Aquino) con  i riferimenti storico-letterari rendono evidente, anche in questo caso, la straordinaria perizia dell’autore che, per citare Salvemini, «ha davanti a sé un puzzle da cui sono scomparsi molti pezzi. Queste lacune possono essere riempite solo dalla sua immaginazione».
E d’altro canto, per dirla con Margaret Atwood: «C’è la storia, poi c’è la vera storia, poi c’è la storia di come è stata raccontata la storia. Poi c’è quello che lasci fuori dalla storia. Anche questo fa parte della storia». Se l’esordio di Panella è stata una novità, “Il tesoro del Diavolo” è una conferma. Da leggere e gustare. (redazione@corrierecal.it)

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