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l’inchiesta

La Reggina comprata con l’Iva non versata. Le accuse al presidente Gallo

Imprenditore indagato per autoriciclaggio e omesso pagamento dell’imposta. Gli accertamenti sulla holding “M&G” e il piccolo impero da 1.700 dipendenti

Pubblicato il: 05/05/2022 – 22:07
La Reggina comprata con l’Iva non versata. Le accuse al presidente Gallo

ROMA Una sistematica attività di autoriciclaggio e omesso pagamento dell’Iva grazie alla quale è riuscito a mettere le mani anche sul pacchetto azionario della Reggina Calcio. Un fiume di denaro, circa 15 milioni, che Luca Gallo, imprenditore romano di 52 anni, ha reinvestito per diventare il presidente della squadra calabrese che milita nel campionato di serie B e che non è coinvolta nell’inchiesta.
Nei suoi confronti il gip di Roma, su richiesta della Procura, ha emesso oggi una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Ad eseguire la misura i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza che hanno proceduto anche ad un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni per un valore pari a 11.437.340 di euro e delle quote sociali di 17 società.

Le indagini sulle società del gruppo “M&G”

L’arresto dell’imprenditore, di origini calabresi ma nato nel quartiere della Capitale di Primavalle, arriva al termine di una attività di indagine che le Fiamme Gialle hanno svolto sulle società del gruppo “M&G”, holding che fa capo a Gallo. Nei suoi confronti viene contestata una attività di somministrazione fraudolenta di personale a migliaia di imprese dislocate su tutto il territorio nazionale ricorrendo allo schema del fittizio appalto di servizi, nonché «il ricorso a un meccanismo di autofinanziamento dell’attività d’impresa attraverso il sistematico omesso versamento delle imposte e dei contributi relativi ai lavoratori dipendenti», è detto nelle carte dell’indagine.

Un piccolo impero di 1.700 dipendenti

Gli accertamenti della Guardia di Finanza, coordinata dai procuratori aggiunti Giovanni Conzo e Stefano Pesci, hanno riguardato i flussi finanziari tra le numerose società facenti capo a Gallo, il cui “core business” è rappresentato dalla somministrazione di manodopera, in particolare dalla fornitura e gestione di personale messo a disposizione di imprese terze che operano in vari settori: dalla ristorazione ai servizi alberghieri, dalla pulizia alle attività di logistica e facchinaggio. Un piccolo impero composto da 1.700 dipendenti. Nel 2021 l’imprenditore era stato già oggetto di un sequestro preventivo di beni per quasi 7 milioni di euro. Dall’attività di indagine sono emersi gravi elementi indiziari in ordine al sistematico «reimpiego» delle somme evase che hanno consentito a Gallo la scalata al club granata. Su questo punto, per assicurare nell’immediato la gestione delle società sottoposte a sequestro, tuttora operative, e dei flussi economici è stato nominato dal Giudice per le indagini preliminari un amministratore giudiziario.

L’accusa: «Pervicace sistema illecito»

«Un sofisticato sistema di autoriciclaggio compiuto con straordinaria disinvoltura e assoluta pervicacia dell’indagato». Lo scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari per Luca Gallo, patron della Reggina Calcio, accusato anche di evasione di imposta.
Per il giudice, Gallo «ricorre continuamente alla costituzione di nuovi assetti societari, diversamente, all’acquisizione del controllo di numerose società attraverso cui assicurarsi ingenti profitti avvalendosi degli indebiti profitti conseguiti con la sistematica omissione di versamenti di imposte dovute».
Per gli inquirenti il patron del club calabrese ha messo in piedi un sistema «destinato unicamente al conseguimento di ingenti profitti mediante il ricorso alla commissione di una serie indiscriminata di delitti finalizzati ad evadere le imposte».

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