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I «rapporti di reciproca utilità tra imprenditori e cosche»: a Reggio gli interessi dietro la costruzione dell’Eurospin di Archi

Nelle carte dell’inchiesta “Planning” vengono ricostruite le trame oscure intessute tra imprenditori e clan reggini, in primis quelli dei De Stefano e Araniti, infiltrati nei cantieri

Pubblicato il: 29/07/2022 – 6:53
di Mariateresa Ripolo
I «rapporti di reciproca utilità tra imprenditori e cosche»: a Reggio gli interessi dietro la costruzione dell’Eurospin di Archi

REGGIO CALABRIA Ci sono anche i lavori di costruzione e l’investimento sul supermercato targato “Eurospin” di Archi al centro dell’inchiesta “Planning” – condotta dalla Guardia di finanza e dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria – che ha portato all’arresto di 12 persone, di cui otto in carcere e quattro agli arresti domiciliari e al sequestro di 27 società con un blitz scattato contemporaneamente in Calabria, Lombardia, Abruzzo e Lazio.
Al centro delle indagini, coordinate dal procuratore Giovanni Bombardieri e i sostituti Stefano Musolino e Walter Ignazitto, una presunta associazione a delinquere e la rete di rapporti e cointeressenze economiche di alcuni imprenditori con le cosche reggine, in primis quelle De Stefano, Araniti e Condello, («ma senza disdegnare continuativi rapporti con la cosca Alvaro», che avrebbe permesso alla ‘ndrangheta di infiltrarsi negli affari di alcuni importanti investimenti immobiliari. Tra gli indagati anche l’imprenditore Giampiero Gangemi con l’affare che ha portato realizzazione dello stabilimento a marchio Eurospin nella zona nord di Reggio Calabria.

La «disponibilità» di Giampiero Gangemi con la ‘ndrangheta: «Colluso e non vittima»

Un «imprenditore colluso con la ‘ndrangheta». Giampiero Gangemi viene così definito nelle carte dell’inchiesta. «Colluso e non vittima», perché stando alle indagini l’uomo avrebbe permesso ai clan di «infiltrarsi sui cantieri dallo stesso gestiti ed ottenere il vantaggio del lavoro e del guadagno degli investimenti imponenti immobiliari, realizzati nelle diverse zone della città di Reggio Calabria» ottenendo però «quale contropartita della sua piena disponibilità, il finanziamento per portare a termine l’investimento e lucrare comunque parte dei guadagni derivanti dalla vendita degli immobili realizzati o dalla realizzazione dello stabilimento a marchio Eurospin in Gallico, aumentando sul territorio reggino la sua capacità di intraprendere iniziative di investimento di rilevante spessore». Un “do ut des” cristallizzato nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Antonino Foti. L’imprenditore per accrescere i propri profitti e aumentare sul territorio reggino «la sua capacità di intraprendere iniziative di investimento di rilevante spessore» avrebbe stretto «plurimi rapporti di solidarietà personale con esponenti apicali della ‘ndrangheta reggina», in particolare con Giovanni De Stefano e Antonino Mordà. Un vero e proprio “cartello criminale mafioso” deputato «a spartirsi l’esecuzione delle opere all’interno dei cantieri, gestiti da ditte fittiziamente intestate e riferibili a Gangemi».
Con «identica modalità criminale» a quella del fratello Sergio (condannato in via definitiva ad oltre sette anni), secondo gli investigatori, Giampiero Gangemi, attraverso il “Gruppo Gangemi”, avrebbe «accumulato profitti illeciti, dirottandone i flussi in funzione del loro successivo riciclaggio». Il modus operandi dell’imprenditore è minuziosamente descritto dagli investigatori che lo accusano di aver «coscientemente ed anche vantaggiosamente per se stesso e per le cosche mafiose intervenute, intessuto la trama di un chiaro rapporto sinallagmatico con la ‘ndrangheta, assicurando e confermandone il controllo nel settore edilizio, come anche l’infiltrazione all’interno delle proprie società, tutte fittiziamente intestate a terzi ed utili al complesso sistema di reinvestimento, riciclaggio e copertura formale dei flussi considerevoli di liquidità generati». 

L’affare Eurospin di Gallico e i lavori affidati ai clan

Gran parte dell’inchiesta della procura reggina si sofferma sui rapporti di Giampiero Gangemi con i clan e l’edificazione del supermercato a marchio Eurospin nel quartiere cittadino di Gallico. Una «iniziativa economica – sottolineano gli investigatori – frutto dell’instaurazione di rapporti di reciproca utilità tra imprenditori e cosche». Tra i protagonisti principali dell’affare l’imprenditore Giampiero Gangemi e Antonino Mordà. Stando alle indagini, Giampiero Gangemi avrebbe sfruttato «la crescente influenza mafiosa che Mordà svolgeva quale rappresentante degli interessi sia della cosca Araniti, sia della cosca Condello».
Nella realizzazione dell’Eurospin di Gallico, un ruolo centrale è stato assunto dalla Leg Srl, società «fittiziamente intestata terzi, dalla quale, poi, si sono generati plurimi flussi patrimoniali, funzionali ad ostacolare le indagini e dirottare i profitti verso i reali gestori della speculazione immobiliare» e riconducibile a Gangemi che «ha acquistato i terreni necessari e ricevuto dalla Eurospin Sicilia Spa l’affidamento dell’appalto per la costruzione della struttura commerciale, generando di contro ingenti ricavi per un ammontare pari a € 4.465.000,00». Il progetto, secondo le indagini, ha «coinvolto successivamente nello svolgimento dei lavori anche altre ditte riferibili a diverse articolazioni di ‘ndrangheta, sotto la forma dell’affidamento di parti del lavoro, così come già effettuato nel cantiere di Santa Caterina per conto dei De Stefano». Per gli investigatori, sul cantiere, per l’edificazione del supermercato, c’erano gli uomini del clan Araniti. Un accordo – viene specificato – che non è stato stabilito «per imposizione diretta mafiosa all’imprenditore ma come chiara contropartita di accordo collusivo effettuato per assicurare a tutte le imprese, riconducibili in modo diretto o indiretto a cosche mafiose reggine, una fetta dei lavori nel cantiere Eurospin (per come anche già avvenuto nel cantiere CO.MA.GA. presso il quartiere di Santa Caterina di Reggio Calabria), secondo logiche spartitorie mafiose». 

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