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Caccia ai soldi della ‘ndrangheta (anche) nel Metaverso

La Dia rilancia l’allarme sulle “cripto attività”. «Riciclaggio su scala sempre più ampia, la criminalità organizzata si è digitalizzata, la lotta alle mafie deve adeguarsi»

Pubblicato il: 01/10/2022 – 14:04
Caccia ai soldi della ‘ndrangheta (anche) nel Metaverso

LAMEZIA TERME “Follow the money”. L’approccio inaugurato da Giovanni Falcone è sempre valido. Ma i metodi cambiano, perché il denaro diventa immateriale e sfuggente – almeno per la cognizione comune. Lo sottolinea anche la relazione della Dia per il secondo semestre del 2021. Denaro virtuale e riciclaggio, «un campo di fondamentale importanza per arginare l’espansione economico-finanziaria delle mafie attraverso la valorizzazione delle informazioni finanziarie su operazioni sospette». Le mafie puntano sulle «nuove frontiere offerte da internet» che «consentono di sviluppare attività di riciclaggio su una scala sempre più ampia producendo in definitiva una sorte di digitalizzazione della criminalità organizzata. Sotto questo aspetto, peraltro, risulta particolarmente complessa e impegnativa la perseguibilità delle criminalità insediate sulla rete a causa sia della difficoltà di individuare il luogo di radicamento del reato informatico di portata transnazionale, sia delle disomogeneità delle varie legislazioni nazionali». ‘Ndrangheta e Cosa nostra ampliano i propri orizzonti; devono farlo anche gli investigatori. «Va migliorata e resa più aderente alle mutate attività criminali – si legge nella relazione – la normativa in materia di “misure antiriciclaggio e patrimoniali” ispirata all’approccio italiano “follow the money”, unanimemente apprezzato, che tenga in considerazione che le future sfide si combatteranno nel mondo digitale». Qualche esempio: dark web, metaverso, criptovalute.

Le autostrade elettroniche per i business criminali

Il settore della sicurezza, per gli esperti della Dia, «dovrà confrontarsi con rinnovati modelli di tipo globale». La rimodulazione non sarà «di semplice realizzazione dal momento che lo spostamento da un ambiente tangibile verso un ambiente dematerializzato comporta che gli illeciti commessi, da una parte, e gli strumenti e i metodi utilizzati per indagarli, dall’altra, non siano più soggetti alle regole tradizionali e consolidate, basate su spazi fisici e territoriali». Ed è «indubbio che il criminale cyber si trovi in una posizione di vantaggio rispetto al criminale tradizionale. Le caratteristiche della rete, che permette di trasferire tantissime informazioni da una parte all’altra del globo in brevissimo tempo, sono vincenti per le organizzazioni criminali più attrezzate dal punto di vista tecnologico, che possono quindi impiegare le autostrade elettroniche per dislocare i proventi illeciti o per perfezionare i propri business in una spirale crescente». 

«Il “Metaverso” per attività di riciclaggio su vasta scala»

Le «nuove frontiere di internet» permettono di «sviluppare attività di riciclaggio su vasta scala» e «tra queste spicca il “Metaverso”, recente progettualità di realtà virtuale, di enorme prospettiva, sulla quale, tuttora, le maggiori aziende multinazionali del settore stanno investendo notevoli risorse. Si tratta di un ambiente ibrido, in cui i confini tra realtà fisica e virtuale (avatar) sono pressoché inesistenti, ove si sviluppa un’economia basata su una criptovaluta unificata, come il bitcoin per esempio, e sulla compravendita di NFT (non fungible tokens), oggetti digitali unici e insostituibili». Cambiano gli strumenti a disposizione e, in qualche modo, ance la natura delle mafie: «Si è assistito a una digitalizzazione della criminalità organizzata, la cui azione di contrasto deve puntare all’adeguamento degli strumenti tecnologici alle nuove sfide della criminalità organizzata e, in particolare, ad aumentare le capacità di penetrare sulla “rete”. A rendere ancora più complessa la perseguibilità della criminalità cyber non è solo la scarsa omogeneità delle legislazioni nazionali ma anche gli incagli di giurisdizione che sorgono a livello nazionale e internazionale. Le forme tradizionali di giurisdizione, infatti, si basano sul concetto di “confine” e le leggi su quello di “sovranità territoriale”. Nei casi di un crimine informatico di portata transnazionale, ad esempio, diventa assai difficile stabilire il luogo di radicamento dei reati». (ppp)

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