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«Denis ucciso due volte e il racconto “senza un ragionevole dubbio”»

Il libro di Francesco Ceniti rievoca un “cold case” infinito. La recensione (con note a margine sul racconto) di Paride Leporace

Pubblicato il: 17/11/2022 – 18:07
di Paride Leporace
«Denis ucciso due volte e il racconto “senza un ragionevole dubbio”»

Sono 33 anni che Denis Bergamini è morto. Senza quel maledetto 18 novembre oggi avrebbe sessant’anni il calciatore del Cosenza diventato protagonista di un “cold case” infinito.
Pochi i libri sul caso. Il più rumoroso quello del suo collega Carlo Petrini che nel 2001 con Il calciatore suicidato contribuì ad alimentare la morte senza verità del biondo centrocampista.
Da qualche settimane è nelle librerie Nel nome di Denis. La storia vera di Bergamini il calciatore ucciso due volte.
Ceniti è un bravo giornalista sportivo. Firma di punta della Gazzetta dello Sport, ha scritto diversi libri. Quello di maggior successo, In nome di Marco, dedicato a Pantani con la doppia firma della mamma Tonina. Altro dramma sportivo che su quei tornanti cerca di riscattare la figura del celebre ciclista.

Non è un libro inchiesta terzo quello di Ceniti. La sua ottima scrittura si è messa in azione per sostenere a priori la tesi dell’omicidio organizzato dalla sua ex fidanzata. Lo si verifica dall’incipit affidato a Gianluca Di Marzio, figlio di Gianni e allenatore di Bergamini, che nell’attacco della prefazione scrive: «Non ho mai pensato, neanche solo per un secondo che Denis si fosse tolto la vita. Mai».
Ceniti con applicazione ha scritto un livre de chevet per quella moltitudine rumorosa che senza se e ma non ha alcun dubbio sulla tesi dell’omicidio e di un conseguente complotto.
Le fonti adoperate sono esclusivamente quelle della famiglia e dell’avvocato esperto di processo mediatico e penale. Su questo si stende un canovaccio avvincente, ben scritto, anche documentato nella sua visione di parte.
La tecnica di scrittura si rifà al celebre “Amabili resti” dell’americana Alice Sebold in cui una ragazzina uccisa per stupro rievoca in prima persona da morta il suo calvario. Anche qui Bergamini racconta “la verità” in mezzo alle ricostruzioni di Ceniti. Una scelta che andava maggiormente intensificata nelle pagine considerando il giudizio commosso che Gigi Simoni, il migliore amico e compagno di squadra di Denis, ha testimoniato in una trasmissione sportiva di Giuseppe Milicchio affermando «sembra proprio di sentirlo».
L’autore scava episodi commoventi sconosciuti come quello di Denis che veglia un ragazzo in coma della curva del Cosenza, ricostruisce il calvario della famiglia con passione coinvolgente, in particolare nella descrizione della lotta senza fine di papà Domizio. Descrive con pathos i funerali, accende il suo occhio partecipe sulla grande manifestazione cosentina che nel 2009 chiede “verità e giustizia” per accertare il delitto. Tra metafore calcistiche sempre ben assestate e digressioni sportive, lo scrittore sviscera con ripartenze studiate tutti i tornanti di una kafkiana vicenda che ebbe il torto nelle prime 48 ore di trascurare i rilievi fondamentali per accertare le cause di una morte violenta.
C’è un sottotesto molto valido nel libro. Tema che l’autore dovrebbe prendere in considerazione per sue future pubblicazioni. Quello dei giornalisti. Hanno nomi modificati e non sono sempre riconoscibili. Ceniti si è formato con loro da giovane nel suo apprendistato nel Quotidiano della Calabria. Le parole e le movenze di cronisti e del direttore raccontano molto bene i mutamenti della professione prendendo solo a pretesto il caso Bergamini. Quello su cui si sta vedendo celebrare un processo che è rimasto fuori dal libro nel suo svolgersi e soprattutto nel suo verdetto di primo grado. Un racconto sentimentale a tesi chiusa quello di Ceniti. Non contempla l’impossibile suicidio o l’ipotetico incidente di Denis. Un nome da tragedia giovanile come quello di Eurialo e Niso, Narciso e Boccadoro, raccontato in ogni dettaglio compresi i garbugli dell’anagrafe, la carriera calcistica, gli incroci della malasorte, le donne di casa e quelle di fuori, Argenta e Cosenza. Per Ceniti ucciso e strappato da un complotto ai parenti, ai tifosi, al mondo. Come i più sostengono per partito preso. Senza nemmeno un ragionevole dubbio.

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