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L’analisi

Conti italiani nel mirino della Commissione Ue: «Debito eccessivo»

Nel Meccanismo di allerta relativa all’Italia di Bruxelles emergono squilibri macroeconomici eccessivi

Pubblicato il: 22/11/2022 – 17:55
Conti italiani nel mirino della Commissione Ue: «Debito eccessivo»

STRASBURGO La Commissione europea punta i riflettori sui conti italiani, pur non pubblicando un’opinione dato che la legge di bilancio – approvata nella notte – sarà presentata a Bruxelles solo nei prossimi giorni. «In Italia restano invariati i timori legati all’elevato rapporto debito pubblico/Pil. Le debolezze del mercato del lavoro potrebbero nuovamente aumentare. Nonostante i miglioramenti nel settore bancario, il rischio di cicli di retroazione è in aumento a causa del contesto macroeconomico e richiede un attento monitoraggio», si legge nel capitolo del Meccanismo di allerta relativa all’Italia. «Nella precedente tornata della procedura per squilibri macroeconomici, la Commissione ha effettuato un esame approfondito e ha concluso che l’ Italia presenta squilibri macroeconomici eccessivi. Quest’anno, la Commissione ritiene opportuno esaminare la persistenza di squilibri eccessivi o la loro correzione in un’analisi approfondita», si legge ancora nel documento della Commissione.
«La crescita del Pil reale è prevista al 3,8% nel 2022 e allo 0,3% nel 2023. L’inflazione è alta. Su base annua, è salita al 12,8% in ottobre, con un’indagine core stimata al 4,5%. I prezzi sono destinati ad aumentare più velocemente dei salari», si legge ancora.
«La lettura del quadro di valutazione per l’Italia mostra che nel 2021 tre indicatori erano oltre le loro soglie indicative, vale a dire la variazione della quota del mercato delle esportazioni, il debito pubblico e la variazione del tasso di attività», evidenzia l’esecutivo europeo.

«Le preoccupazioni sulla competitività di costo sembrano essere limitate. I costi unitari nominali del lavoro sono rimasti invariati nel 2021, ma si prevede che aumenteranno in futuro. Il tasso di cambio effettivo reale basato sull’Ipca si è leggermente deprezzato nel 2021 anno dopo anno, ha continuato a deprezzarsi fino ad agosto 2022. Al contrario, la crescita della produttività è rimasta indietro rispetto ai paesi dell’Ue per decenni», si legge ancora. 

«Debito pubblico elevato»


«Il debito pubblico rimane elevato nonostante il suo rapporto con il Pil sia sceso al 150,3% nel 2021. Anche se si prevede che il rapporto debito/Pil continuerà a diminuire, dovrebbe rimanere ben al di sopra del livello del 2019. Il deficit pubblico rimane elevato, sebbene si sia ridotto al 7,2% nel 2021 e si prevede che continuerà a ridursi. I differenziali di rendimento delle obbligazioni sovrane si sono discostati notevolmente dalla media dell’eurozona, il che fa aumentare i costi di finanziamento, anche se piuttosto gradualmente dato l’aumento della scadenza media del debito in essere. I rischi per la sostenibilità fiscale sono elevati nel medio termine, mentre il previsto calo dei costi di invecchiamento riduce il rischio a medio termine nel lungo termine».
E ancora: «Il settore bancario ha registrato miglioramenti sostanziali negli ultimi anni. È proseguita la riduzione del rapporto dei crediti deteriorati (Npl), che ha raggiunto circa il 3,5% nel 2021. Sicuramente questo rapporto si distingue solo leggermente al di sopra della media dell’area dell’euro, dal 2020 i prestiti in sofferenza sono aumentati e il collegamento con alcune vulnerabilità del settore aziendale puo’ aumentare il rischio di cicli di feedback».
Infine, «le debolezze del mercato del lavoro continuano a destare preoccupazione. Il tasso di disoccupazione e’ salito al 9,5% nel 2021 e rimane relativamente alto sebbene sia inferiore alla soglia del 10%. Si prevede che diminuira’ nel 2022 ma aumentera’ nuovamente nel 2023. Il tasso di attività è molto basso, soprattutto per le donne, nonostante sia aumentato nel 2021. I tassi di disoccupazione giovanile e di lunga durata restano tra i più alti dell’Ue».

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