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Bonavota difende la sua fede: «Sono credente vero. Quando mi hanno arrestato stavo pregando»

Il presunto boss: «Prendevo appunti sul processo su un block notes della chiesa di San Donato dove andavo ogni lunedì a dire il rosario»

Pubblicato il: 20/05/2023 – 7:35
di Alessia Truzzolillo
Bonavota difende la sua fede: «Sono credente vero. Quando mi hanno arrestato stavo pregando»

LAMEZIA TERME Pasquale Bonavota, 49 anni, ha imperversato per 25 minuti con dichiarazioni spontanee, venerdì scorso, in aula bunker, al termine dell’udienza del processo Rinascita Scott che lo vede imputato per associazione mafiosa. Dichiarazioni spontanee ammesse dal collegio giudicante nonostante il processo sia ora in fase di requisitoria (qui la prima parte delle dichiarazioni spontanee, che abbiamo pubblicato ieri).
Bonavota, la cui latitanza è stata interrotta dai carabinieri del Ros il 27 aprile scorso, tratta anche argomenti che non sono oggetto del processo.
Dice di non essere lui l’autore dell’omicidio di Domenico Moscato a Sant’Onofrio, del gennaio 1991, del quale lo accuserebbe Andrea Mantella, perché lui in quel periodo viveva in Canada, a Toronto. Racconta di essere partito nel 1990 e di essere tornato a marzo 1999.
Chiede di verificare i rinnovi del passaporto all’ufficio immigrazione e i viaggi aerei.
«Andrea Mantella tutto quello che dice di me lo dice per sentito dire».

«Sono veramente credente»

Il cambio di look del boss Bonavota per sfuggire al Ros. E l'errore fatale prima dell'arresto

Una cosa su tutte difende Bonavota. Si infervora nell’affermare che quando la sua latitanza è finita, all’interno della cattedrale di San Lorenzo a Genova, «io ero lì per pregare». «Io vorrei che nessuno ossasse accostare la mia vita – dice – con questioni illegali che si avvicinano alla religione». Insomma, Bonavota non vuole che si mescolino gli aspetti sacri e profani della sua vita. «Io sono credente vero. Io so che essere credente non significa essere innocente». Poi spiega che quei biglietti trovati nel corso del sequestro, con degli appunti sopra a penna e un’intestazione stampata con la scritta «mio Dio ti prego».
«Ci sono appunti di questo processo – dice Bonavota – mentre l’intestazione di quel block notes è l’intestazione della chiesa di San Donato che si trova a 100 metri dalla cattedrale di San Lorenzo dove sono stato arrestato. Io ci andavo ogni lunedì, alle cinque e mezza, e facevo il santo rosario con le persone anziane». Chiede di verificare, di andare a chiedere.
Sempre a Genova andava alla chiesa della Consolazione, tutte le sere, a fare l’adorazione eucaristica. Mentre la domenica andava alla Chiesa del Gesù, a pochi metri da dove è stato arrestato. Al presidente Brigida Cavasino che lo interrompe, Bonavota spiega: «Lo dico solo per dirvi, visto che si parla della mia latitanza… mi hanno trovato dei santini e qualcuno vuole alludere a qualcosa che onestamente mi dà fastidio. Sono veramente credente». (fine)

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