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Una presenza storica, capillare e sempre più diversificata: i “mille volti” della ‘ndrangheta in Australia

La relazione della Dia “mappa” le nuove dinamiche delle cosche, gli affari e i loro collegamenti anche con organizzazioni della Cina e del Sud America

Pubblicato il: 21/05/2023 – 20:32
Una presenza storica, capillare e sempre più diversificata: i “mille volti” della ‘ndrangheta in Australia

Una presenza che risale alla notte dei tempi, numerosi affiliati, bande di motociclisti a disposizione per i “lavori sporchi” e più violenti per non creare allarme, il monopolio del narcotraffico e i proventi reinvestiti nel riciclaggio, nell’edilizia, nell’agricoltura e nella ristorazione. I tanti volti della ‘ndrangheta in Australia emergono in  tutta la loro nitidezza dall’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, che censisce le ultime dinamiche dell’operatività delle cosche calabresi, dinamiche per la piuttosto verità variegate: perché c’è la ndrangheta classicamente intesa ma anche gruppi criminali di matrice italo (calabro)-australiana e multi-etnica che si muovono in autonomia.

La “mappa” della ‘ndrangheta in Australia

Scrive infatti la Dia: «L’Australia, dalla metà dell’800, fu interessata da una costante corrente migratoria italiana, prevalentemente calabrese. Attualmente, la presenza della criminalità organizzata di origine calabrese in Australia è riconducibile a soggetti criminali italo-australiani di terza o quarta generazione, associati in modo generico con deboli legami con l’Italia che operano – senza una ben definita pianificazione – nell’ambito di gruppi multi-etnici. Risulta poi l’esistenza di un secondo gruppo, più strutturato, costituito da soggetti criminali che, pur non avendo vincoli di parentela con le famiglie di ’ndrangheta della Calabria, avrebbero un forte senso di identità nazionale e stringerebbero alleanze con altre organizzazioni. Vi è, infine, la presenza della vera e propria ’ndrangheta australiana che ha legami diretti con quella calabrese e dalla quale ha mutuato il modello organizzativo, i rituali e le regole interne, adattandoli al contesto australiano. Tali legami sono funzionali all’esecuzione coordinata delle attività criminali a livello internazionale tra cui, innanzitutto, il traffico di stupefacenti ed il riciclaggio dei relativi proventi. Detta organizzazione – spiega la relazione – è operativa in varie aree dell’Australia, in particolare nelle zone del New South Wales, Canberra, Griffith, Melbourne ed Adelaide; la stessa ha collegamenti transnazionali, oltre che con l’Europa, anche con la Cina ed il Sud America, funzionali all’approvvigionamento di droghe sintetiche, precursori e cocaina. I più importanti porti australiani rappresentano il principale canale di ingresso degli stupefacenti».

La strategia della “non violenza”

La Direzione investigativa antimafia analizza poi la strategia operativa della ‘ndrangheta australiana, che – si evidenzia nella relazione – «allo scopo di sviare l’attenzione delle autorità tende a limitare il ricorso alla violenza e si rivolge, per l’esecuzione di attività illecite marginali, ad altri sodalizi criminali come le bande di motociclisti. Essa, inoltre, ha assunto un ruolo di primo piano nella coltivazione della cannabis e nell’importazione di altre droghe. Accanto alle menzionate attività criminose, vi sono l’usura, la contraffazione e le estorsioni. L’attività di riciclaggio dei proventi delittuosi avviene con il ricorso ad attività economiche apparentemente legali come aziende del settore agricolo, della ristorazione, dei trasporti e dell’edilizia. Anche l’illecita acquisizione di sovvenzioni statali potrebbe ricadere nelle mire dell’organizzazione. Allo stato, tuttavia, non è ancora noto il grado di infiltrazione della ’ndrangheta nella pubblica amministrazione».

Il sistema di contrasto

Sul piano del contrasto, comunque, l’Australia – stando a quanto riporta la relazione della Dia – ha fatto qualche passo avanti:  «Le autorità australiane hanno istituito la Criminal Assets Confiscation Taskforce (ideata allo scopo di impedire il reinvestimento dei proventi illeciti, avvalendosi anche della collaborazione di altri Stati) e l’Australian Transaction Reporting and Analysis Center (un’agenzia governativa di intelligence finanziaria, membro del Gruppo Egmont, avente la finalità di monitorare le transazioni sospette e di individuare le operazioni riconducibili al riciclaggio dei proventi illeciti, al finanziamento del terrorismo, nonché all’evasione fiscale ed alle frodi). Le autorità australiane – si legge infine nel report della Dia – hanno preso piena consapevolezza della presenza nel loro Paese di propaggini delle organizzazioni criminali di matrice italiana, della complessità del fenomeno mafioso e del pericolo derivante dalle infiltrazioni delle mafie nel tessuto sociale, economico e politico. Per una più efficace lotta alle mafie il Paese in esame ha aderito alla Rete operativa antimafia – @ON ed al Progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ’Ndrangheta)». (redazione@corrierecal.it)

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