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Cosenza, l’appalto per la depurazione rischia di saltare. «Maxi multa e pericolo dissesto per i Comuni»

Kratos minaccia di rescindere il contratto per i contrasti con il Consorzio Valle Crati. L’infrazione comunitaria minaccia i bilanci. L’Autorità: il dipartimento Ambiente è inerte, si attivi

Pubblicato il: 08/06/2023 – 6:59
Cosenza, l’appalto per la depurazione rischia di saltare. «Maxi multa e pericolo dissesto per i Comuni»

COSENZA Un maxi appalto che rischia di saltare e l’infrazione comunitaria che si misura in milioni di euro, si gonfia e può dissanguare i bilanci dei Comuni. Ecco spiegato il contrasto istituzionale esploso nei giorni scorsi con la richiesta di dimissioni recapitata a Maximiliano Granata, presidente del Consorzio Valle Crati, da parte di cinque amministrazioni comunali dell’area urbana di Cosenza
Il maxi appalto è quello per la “progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva per l’adeguamento tecnologico e funzionale delle opere di collegamento dell’impianto consortile” di Rende “nonché della gestione tecnica e operativa del servizio di depurazione e collegamento dei Comuni facenti parte dell’agglomerato Cosenza-Rende”. Kratos spa, la società che si è aggiudicata i lavori, il 22 maggio scorso ha inviato al Consorzio – stazione appaltante – una «comunicazione di messa in mora e risoluzione per inadempimento» del contratto. Una bomba sul settore della depurazione nell’area urbana, che punta molto (praticamente tutto) su questo appalto. 

L’ultimatum di Kratos

Kratos, si legge in una stringata comunicazione, «intende mettere in mora in via formale» il Consorzio Valle Crati «in ragione dei diversi inadempimenti perpetrati». Segue un ultimatum di 30 giorni, «decorso infruttuosamente il quale» l’azienda «esercita, ora per allora, il diritto di risoluzione per inadempimento (…) con riserva di richiedere il risarcimento del danno patito nei termini di legge e della stessa concessione». Lo scontro messo nero su bianco dall’amministratore delegato Alfonso Gallo è durissimo. E finisce per coinvolgere i Comuni ricadenti nel Consorzio: i ritardi nella realizzazione degli interventi alimentano una “storica” procedura di infrazione europea che ha ripercussioni, a cascata, sui bilanci statale e delle amministrazioni locali. 
Un potenziale disastro – ambientale e finanziario – sul quale interviene anche l’Autorità rifiuti e risorse idriche Calabria con una comunicazione firmata dal commissario straordinario Bruno Gualtieri che risale alla fine dello scorso mese di maggio. Gualtieri riassume la complicata questione a partire alle «criticità emerse dalla copiosa corrispondenza tra il Consorzio Valle Crati) e la società Kratos scarl». E ricorda che già il 16 maggio l’azienda, «nel rappresentare le criticità esistenti per l’attuazione dell’intervento, ha preavvisato che avrebbe proceduto alla messa in mora del Consorzio, finalizzata alla risoluzione contrattuale per inadempimento». 

Lo stop all’appalto e il rischio di un salasso per i bilanci dei Comuni

La vicenda locale si incrocia con una comunicazione del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato che ha trasmesso al ministero dell’Ambiente, alla Regione, all’Autorità governata da Gualtieri e a 50 Comuni (di cui 26 ricadenti nell’intervento in questione) una nota con la quale si ricordano i rischi connessi al ritardo nell’esecuzione delle direttive. Un passaggio, in particolare, preoccupa i Comuni: si tratta del «reintegro delle somme anticipate dal ministero dell’Economia e delle Finanze». Una montagna di soldi. La sentenza del 31 maggio 2018 ha condannato l’Italia al pagamento di un somma forfettaria iniziale di 25 milioni di euro e di una penalità di carattere regressivo pari a 30 milioni di euro per ciascun semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per ottemperare alla sentenza del 19 luglio 2012. E«il ministero dell’Economia e delle Finanze ha provveduto (…) al pagamento, a titolo di anticipazione, dell’importo delle sanzioni che ammontano, a oggi, complessivamente a 142,8 milioni di euro, che saranno oggetto di apposito procedimento di determinazione dei criteri di ripartizione tra le amministrazioni centrali, regionali e locali degli oneri finanziari relativi alle sanzioni irrogate dalla Corte di giustizia dell’Unione europea». Le cifre non si riferiscono al solo sistema depurativo Cosenza-Rende, ma il macigno rischia di ricadere su Comuni i cui bilanci sono già in affanno. 
Non è un caso che nella richiesta di dimissioni a Granata i sindaci riservino un passaggio alla questione delle sanzioni: «La rescissione annunciata (da Kratos, ndr) vanificherebbe l’aspettativa di risolvere il problema, anche ambientale, e di uscire da un’infrazione comunitaria che comporta l’irrogazione di pesanti sanzioni economiche a carico governo italiano, e che avranno riverberi sui comuni in infrazione, che potrebbero vedere definitivamente compromessi i bilanci comunali». La colpa del presidente del Consorzio sarebbe quella «di avere adottato comportamenti e prese di posizione che hanno generato attriti con terzi contraenti, con il cda e con gli uffici, e che hanno condotto a continui rallentamenti, se non arresti, rispetto alle progettualità in cui il Consorzio è impegnato».

«I Comuni rischiano il dissesto finanziario»

L’Autorità regionale presieduta da Gualtieri evidenzia che le «criticità tecniche sono superabili». E spiega che «le problematiche più rilevanti che, fra l’altro, hanno contribuito a generare la tensione tra il Consorzio Valle Crati e il Concessionario, sono date dal ritardo nell’attuazione dell’intervento, con conseguente aggravio dell’entità dell’infrazione comunitaria». Le stesse, secondo Gualtieri, «sono riconducibili all’inerzia del dipartimento Ambiente sulle criticità rilevate da tempo dal Consorzio Valle Crati e soprattutto da questa Autorità con numerose note, che non hanno trovato riscontro». Questa inerzia «porterà nel tempo a incrementare il danno economico a carico dei Comuni in infrazione, con conseguente probabile dissesto finanziario». 

Gli interventi sovrapposti e l’inerzia del dipartimento Ambiente

Inevitabile, con queste premesse, cercare di correre ai ripari. Il primo punto sottoposto da Gualtieri al dipartimento è la «mancata consegna delle reti fognarie da parte di alcuni Comuni consorziati e sovrapposizione di alcuni interventi sugli impianti di depurazione comunali». Kratos spiega che la consegna – per esempio a San Vincenzo La Costa – sarebbe mancata «in ragione delle criticità relazionali emerse con il Consorzio ed esigenza di chiarimenti in merito al progetto in corso, che il Consorzio non ha inteso, ovvero non è stato in grado di risolvere». L’argomento della sovrapposizione degli interventi è stato «più volte ribadito» dall’Autorità con riferimento ai Comuni di Carolei, Castiglione Cosentino, Dipignano, Lappano, San Vincenzo La Costa. Nello specifico, i lavori previsti dalla delibera Cipe numero 79 del 2021 «si sovrapponevano all’intervento precedentemente finanziato dallo stesso dipartimento regionale in progetto di finanza per complessivi 35 milioni di euro». Questa sovrapposizione ha causato lo stallo negli interventi previsti a San Vincenzo La Costa e rischia di riproporre lo stesso problema anche in altri centri. «L’assenza di provvedimenti adottati dal dipartimenti – sottolinea Gualtieri – ha comportato che i Comuni beneficiari dei singoli finanziamenti si rifiutano di consegnare le reti al Concessionario (cioè a Kratos, ndr), determinando posizioni di stallo nell’attuazione della concessione». 

L’aumento dei costi di costruzione

Altro argomento di contestazione da parte dell’azienda («più volte proposto alla Stazione appaltante, senza ricevere alcun riscontro di merito che possa anche solo aver ipotizzato una soluzione») «è relativo agli extra-oneri» che Kratos avrebbe evidenziato in una nota nella quale «si è contestato un generale immobilismo rispetto all’evidente aumento generale dei costi di costruzione rilevato dal 2020 in ragione degli eventi imprevedibili che si sono susseguiti», dalla pandemia all’invasione russa dell’Ucraina. Un tema, spiega l’Autorità, affrontato «nelle numerose note trasmesse al dipartimento, con l’obiettivo di utilizzare i fondi che si renderanno disponibili, anche con l’eliminazione delle sovrapposizioni, che possono contribuire alla messa a terra degli interventi, non eseguibili per gli aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali da costruzione, nonché dei carburanti e dei prodotti energetici». Un tentativo, quello di Gualtieri, di “attivare” il dipartimento Ambiente e uscire da una crisi che rischia di costare cara all’ambiente e alle casse dei Comuni. (ppp)

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