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La “zona Guarascio”, l’equilibrio delle Aquile e la Reggina flash

Dalla rosa “importante” del Cosenza che espugna Palermo al riscatto del Catanzaro a Bari, fino all’esordio di San Luca dell’Lfa

Pubblicato il: 25/09/2023 – 17:00
di Francesco Veltri
La “zona Guarascio”, l’equilibrio delle Aquile e la Reggina flash

La partita del “San Nicola” di Bari ha scacciato preoccupazioni e fantasmi sulla tenuta mentale del Catanzaro, reduce dalla batosta casalinga contro il Parma. Di fronte a ventimila spettatori (di cui 1200 provenienti dalla Calabria) e a una squadra costruita da De Laurentiis solo per il salto di categoria, i ragazzi di Vivarini hanno dimostrato di essere vivi più che mai. D’altronde, prima del fischio finale, il tecnico pugliese Mignani aveva avvertito la sua gente: «Affrontiamo una squadra che l’anno scorso ha fatto 96 punti e 102 gol. Una squadra che ha una infinità di soluzioni per giocare un calcio moderno e non dobbiamo preoccuparci solo di Iemmello (che, tra l’altro, è entrato nel finale di partita, ndr), ma ci sono altri calciatori forti come Biasci, Sounas, Vandeputte che possono crearci problemi». Ci ha preso in pieno. Il Catanzaro visto in Puglia, specie dalla tre quarti in avanti, è tanta roba e sa arrivare facilmente alla conclusione. Forse, ancora una volta, gli unici veri grattacapi sono arrivati dalla difesa, priva anche di Situm, non impeccabile nei due gol subiti (11 in totale) dal greco dal nome impronunciabile Koutsoupias. L’espulsione buffa e lampo, da doppia ammonizione, di Miranda denota inoltre qualche limite mentale di troppo di un reparto che, rispetto a un anno fa quando si annoiava a non ricevere pressione dagli avversari, quest’anno non ha ancora trovato totalmente le misure con la qualità della categoria. Tutto il resto, invece, funziona come sempre. Per esempio, ieri Biasci e Donnarumma in avanti e gli autori dei due gol Sounas e Verna a centrocampo hanno fornito un apporto costante, ma più in generale, non è un caso che delle undici reti messe a segno finora dai giallorossi, sette sono arrivate da elementi diversi. Insomma, il Parma – si può dire tranquillamente – è stato un incidente di percorso, ma, come detto al 90′ da un Vivarini espulso ma super soddisfatto, bisogna continuare a lavorare sull’equilibrio generale per dare un senso soprattutto alla difesa.

I tifosi del Catanzaro a Bari

Il “Club degli importanti

«Il Cosenza ha una rosa importante». Dalla fine del calciomercato in avanti, questa frase l’ha pronunciata chiunque, dai tifosi più accaniti agli avversari di turno, da chi, di fronte alla domanda «Che ne pensa della squadra di Caserta?» è stato preso alla sprovvista, fino a chi vive lontano e confonde sempre la città dei bruzi con Potenza. Dopo Vanoli e Bisoli, l’ultimo in ordine di tempo era stato Fabio Lucioni, arcigno difensore del Palermo che prima della partita del “Barbera”, lo aveva detto senza peli sulla lingua: «Il Cosenza ha una rosa importante», (anche se il capolavoro è del tecnico del Modena Bianco, con una lieve digressione sul tema: «Il Cosenza viene da due risultati importanti, sabato hanno ottenuto un pari importante a Venezia disputando, per altro, un eccellente primo tempo contro un avversario importante». Tripletta).
Se fosse ancora in vita, il grande Gianni Mura probabilmente avrebbe inserito tutta questa gente nel suo Cdi, il “Club degli importanti” con cui premiava allenatori e calciatori che, nelle dichiarazioni pallonare, ripetevano ad oltranza l’aggettivo. Il fatto è che l’importanza della rosa del Cosenza, è venuta fuori veramente soltanto venerdì scorso, in terra sicula, dopo ben sei giornate di campionato, nella partita forse più complessa. Di fronte a un avversario – il ricchissimo Palermo – costruito per andare in A, i Lupi hanno vinto con merito, seppure in piena “zona Guarascio” (ormai, il dopo 90′, è il caso di chiamarla così). Una gara giocata a viso aperto, con carattere, sacrificio e unità d’intenti e in cui il “tiraggiro” – come da vocabolario Treccani – del rossanese Canotto (la cui esultanza, alla faccia del politicamente corretto, è letteratura sportiva pura), non ha offuscato affatto la prova mostruosa a tutto campo di Marras (il migliore), seguita a ruota da quelle di Cimino (19 anni di personalità), Zuccon (il suo infortunio preoccupa) e dell’intero reparto difensivo, apparso solido come non era mai accaduto quest’anno. Insomma, la migliore partita del Cosenza quando e dove nessuno se lo sarebbe aspettato, tra l’altro senza il supporto dei tifosi, bloccati per strada dagli incendi che hanno colpito Palermo. Un exploit davanti a quasi 30 mila sostenitori avversari che testimonia quanto sia “importante” avere una rosa di calciatori di qualità per superare le scorrettezze, tutelate dagli arbitri, di marpioni della categoria (come ad esempio Lucioni) e per fare sognare i tifosi.

Canotto esulta dopo il gol vittoria a Palermo

Eugenio Guarascio e la fine del mondo

Ingaggi di qualità (o importanti…) dopo anni di degrado e colpevoli silenzi, e poi rinnovi di contratto come se piovesse (di recente sono arrivati quelli di Calò, Venturi, D’Orazio e Martino) e, l’ultima in ordine di tempo, ingresso gratuito allo stadio in Cosenza-Cremonese per chi a Palermo è stato bloccato dagli incendi. Se non fosse per il suo inimitabile taglio di capelli, si potrebbe pensare che al posto del patron silano Eugenio Guarascio si sia insediato da tempo un suo gemello diverso che tiene alla squadra più dei suoi interessi.

Eugenio Guarascio

La scorsa settimana, da consigliere comunale di Lamezia Terme del gruppo che si chiama, guardacaso, “Nuova Era“, ha persino chiesto al sindaco Mascaro e alla sua giunta in crisi «maggiore chiarezza e trasparenza» per il bene della città.
A questo punto, gli resta soltanto da abbassare i prezzi dei biglietti di uno stadio “San Vito-Marulla” ormai decadente e scomodo (manco in alcune città di serie A si paga così tanto per una partita) e di rendere agibile in fretta la tribuna B per far venire la fine del mondo.

Reggina flash

Una quindicina di ingaggi, più allenatore, in appena quattro giorni (e tra questi c’è anche il nipote del sindaco facente funzioni Brunetti, già accusato dalle opposizioni di aver scelto la Fenice Amaranto, anziché il facoltoso Bandecchi, per interessi politici). Partiva da zero e aveva fretta, certo, ma, familismi e anomalie a parte, il mercato flash dell’Lfa Reggio Calabria, se solo si volesse, potrebbe far comprendere ai geniacci che reggono il calcio italico e mondiale che non servono due mesi per costruire una squadra. Una settimana, due al massimo, bastano e avanzano e risparmiano alla collettività titoli insensati di giornale ed esperti di mercato che diventano famosi per azzeccare un “colpo” su centocinquanta ipotizzati.

I tifosi della Reggina a San Luca

Ovviamente, non è detto che la Reggina (la chiamerò così per decenza) abbia costruito uno squadrone. Alcuni nomi sono sprecati per la serie D, ma il tempo per creare un gruppo e una condizione atletica adeguata non c’è stato. Il pareggio a reti bianche di ieri nello strano derby di San Luca è comunque un discreto inizio per non tradire l’entusiasmo dei tifosi presenti in massa sugli spalti. A proposito del club aspromontano, pare che il suo migliore risultato tra i dilettanti risalga a un paio di anni fa quando raggiunse la semifinale playoff. Alla guida di quella squadra c’era un certo Ciccio Cozza, storico capitano della Reggina ai tempi della serie A. (redazione@corrierecal.it)

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