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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Il Ponte che poggia sul nulla della propaganda

La gazzarra sulla grande opera e l’inconsistenza degli annunci. Il Porto di Gioia a rischio per un codicillo. Gasparri che fa anche cose buone e la musica autogestita di Dalen. I voti della settimana

Pubblicato il: 30/09/2023 – 6:50
di Paride Leporace
Il Ponte che poggia sul nulla della propaganda

Lo spread è tornato a 200 per qualche ora. La fiducia dei Mercati è molto bassa verso l’Italia. La Manovra finanziaria si annuncia molto ridotta all’osso. E calabresi e siciliani, insieme a tutti gli altri italiani, sono costretti ad assistere al teatrino di quel Ponte sempre annunciato e mai realizzato come una sorta di Fata Morgana, fenomeno ottico visibile solo dal lato di Reggio Calabria che fa apparire Messina collegata senza mare. Almeno ci consoliamo con il mito.
La Calabria che qualche geografo definisce “la terza isola” d’Italia pur con il suo confine montuoso del magnifico Pollino non riesce ad uscire da questo ceppo programmatico.

Salvini, che alterna il ruolo da Truce a quello di ingegnere, in passato ha collocato l’opera come necessaria per il “Canale di Sicilia” che va da Marsala a Capo Bon in Tunisia mentre il Ponte dovrebbe collegare lo stretto di Messina cioè Villa San Giovanni con Messina (voto “due” in geografia al ministro delle Infrastrutture).
Nel derby elettorale Meloni e Salvini sul Ponte hanno idee differenti. Il sottosegretario Federico Freni della Lega venerdì a La7 ha dichiarato: «Il progetto esecutivo per il Ponte c’e, i fondi ci sono e si partirà con il cantiere l’ anno prossimo con un primo finanziamento di 2 miliardi». Intanto registriamo che il primo vertice operativo tra il ministro Salvini e il Comitato tecnico-scientifico fissato in settimana non si è tenuto, nonostante le ansie di prestazione di Salvini e che insiste nel dire che i cantieri aprirebbero la prossima estate, indicando gli investimenti a 12 miliardi in 10 anni.
Ma se la Manovra è magra? Due miliardi ora per avviare i cantieri, poi ha cambiato rotta Salvini: il resto in conto investimenti da spalmare in una dozzina d’anni. Non erano 10 quelli previsti? Il progetto perde ogni giorno di serietà, anche se Salvini dice che nel 2032 partirà il primo treno che collegherà Palermo con Reggio, Roma, Milano, Berlino fino a Stoccolma. Ha già invitato la commissaria europea ai Trasporti, Adina Valean per l’apertura dei cantieri nel 2024. Eppure, lo scorso 6 giugno, gli azionisti della Società Stretto di Messina hanno scritto nei loro documenti. «È stato quindi rilevato che ad oggi non esistono coperture finanziarie disponibili a legislazione vigente e che, pertanto, queste dovranno essere individuate in sede di definizione del disegno di legge di bilancio 2024». Come un gioco dell’Oca tutto ritorna ai soldi che non ci sono. Le preoccupazioni sono molto fondate se il potente capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti, ha dichiarato: «Il Ponte in manovra è una spesa d’investimento e quindi penso possa essere una posta di bilancio che riguarda un programma pluriennale. Nel 2024 bisogna vedere, io dubito che saremo già agli appalti». Siamo alle solite, tant’è vero che venerdì Gramellini nel suo Caffè in prima pagina sul Corriere della Sera ha scritto di Salvini che non sente ragioni di rigore e continua a voler contendere i voti del Sud alla Meloni: «Da qui la gazzarra sotterranea che ci accompagnerà nei prossimi mesi e forse anni». Alla gazzarra si è aggiunto anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di Forza Italia: «Mi auguro si possa iniziare a lavorare per realizzarlo».

Calabria e Sicilia, il Mezzogiorno, l’Italia non hanno bisogno di gazzarre. Ero un “no Ponte” che mescolava romanticismo sentimentale dei luoghi alle spiegazioni scientifiche di Alberto Ziparo (che continua a definirlo una balla mediatica) e del compianto Osvaldo Pieroni. Con l’età sono timidamente diventato un “nì Ponte” perché guardando al mondo esistono anche grandi opere che il mondo lo migliorano. Numeri, chiacchiere in libertà e assenza di serietà invece mi fanno temere la solita inutile propaganda poggiata sul nulla. Evitateci la gazzarra. Alla politica politicante voto “due” per una norma scritta nel 1971 e mai attuata. Il sì o al no al Ponte spetta al governo. Assumetevi la vostra responsabilità.

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Con un articolo degno della sua capacità Lucia Serino (non temo familismi) ha debuttato sul Corriere della Calabria spiegandoci che il Porto di Gioia Tauro è a rischio collasso per nuove normative europee legate alla transizione ecologica.
Il Porto di Gioia Tauro e l’università di Arcavacata, (secondo Mimmo Cersosimo anche quella di Catanzaro) sono le casematte che mantengono la Calabria nella modernità e che indicano una strada di rinascita alla nostra Regione. La direttiva Ue per la riduzione delle emissioni che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio, fra 94 giorni per intenderci, rischia di terremotare il Porto delle meraviglie. Gli armatori hanno fatto i conti, ogni scalo a Gioia Tauro da navi prevenienti dalla rotte asiatiche e americane aumenterà i costi alle stelle. Si verificherebbe una situazione equiparabile a quella degli anni Settanta a Liverpool quando il celebre porto venne terremotato dall’introduzione dei container. Uno studio dell’Autorità portuale di Valencia ha indicato altri 12 porti di Turchia, Israele, Libano, Marocco e Algeria già pronti e attrezzati a divorare il mercato europeo. Se la norma resta in piedi le navi della globalizzazione preferiranno porti non europei considerato che ogni scalo con tassa ecologica viene calcolata a 500mila euro. Studi di settore indicano che a queste condizioni Gioia Tauro rischia di perdere il 90 per cento del traffico.
La memoria va al 1998 quando il Porto di Gioia Tauro diventa il primo per scambio nell’Euromediterraneo, accogliendo oltre 3000 navi che movimentano due milioni di teus (l’unità di misura dei container). I clan della zona fiutarono l’affare e chiedevano un dollaro e mezzo di pizzo ogni container. Noi calabresi di buona volontà tememmo che ancora una volta Piromalli e company frenassero lo sviluppo. Furono fermati dall’azione della magistratura con più operazioni. I mafiosi si riconvertirono ad utilizzare Gioia Tauro come hub della cocaina. Ora a quanto pare, sull’incalzare di nuove inchieste, hanno dirottato i carichi sui porti nel Nord Europa. Anche i narcotrafficanti pagheranno i costi della tassa sulle emissioni.
Temevamo fosse la ‘ndrangheta ad uccidere i successi di Gioia Tauro e invece potrebbe essere l’Europa ambientalista a consegnarci l’ennesima maledizione.

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gasparri amministrative catanzaro

La sede regionale della Rai calabrese (a proposito auguri e voto “dieci” al nuovo caporedattore Riccardo Giacoia per l’entusiasmo e soprattutto le capacità) a breve potrebbe trasmettere programmi, contenuti, telegiornali in Arbereshe, e così in Sicilia e Abruzzo e per i Ladini nel Veneto. Merito di un emendamento presentato dal senatore Maurizio Gasparri e che si spera possa essere approvato, considerato che lo stesso privilegio è da tempo consentito “solo” alle minoranze linguistiche delle regioni a statuto speciale. Ma il vero merito è di Demetrio Crucitti, ex direttore della sede regionale Rai della Calabria, che da tempo batteva sul chiodo e il quale organizzando una giornata di studi al Senato lo scorso 3 luglio ha ottenuto l’attenzione per far cadere questo muro. A Crucitti voto “dieci” per costanza e applicazione.

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Chiudiamo in musica. Non solo Cecè Barretta organizza in proprio il suo enorme pubblico che lo acclama. Anche il cantautore e polistrumentista Dalen (Pierluigi Virelli fa di cognome all’anagrafe) originario di Crotone e che proprio alla città pitagorica ha dedicato un bellissimo brano che rievoca la devastante alluvione del 14 ottobre 1996 che provocò 6 morti, ha chiuso a Padova il suo “Urgenza tour” che lo ha portato in 30 piazze italiane acclamato dai suoi non pochi seguaci. Tutto autogestito senza booking o management e con social e passaparola a tutto spiano per un artista che fa dell’urgenza la sua ispirazione. Evidentemente nel Crotonese i cantautori folk o rock che siano hanno ben compreso che il fai da te funziona meglio degli impresari pirata di Calabria che predano risorse pubbliche con affidamento diretto in uffici spesso visitati dalla Guardia di Finanza. A Dalen voto “nove” d’incoraggiamento. (redazione@corrierecal.it)

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