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Il pentito Acri, i rapporti con la mala di Corigliano e l’astio nei confronti dei “Bella Bella”

In un intricato e contorto risiko di alleanze e contrapposizioni matura l’omicidio di Primiano Chiarello

Pubblicato il: 01/11/2023 – 11:52
di Fabio Benincasa
Il pentito Acri, i rapporti con la mala di Corigliano e l’astio nei confronti dei “Bella Bella”

COSENZA La cosca Abbruzzese e il “locale” di Corigliano finiscono nei racconti del pentito Nicola Acri. “Occhi di ghiaccio”, questo il suo soprannome, distribuisce in più verbali le narrazioni sulla presunta operatività dell’associazione criminale degli “Zingari“,
operante a Cassano allo Ionio e nei comuni limitrofi, facente capo alla famiglia Abbruzzese. Le indagini concluse nel corso degli anni hanno dimostrato come la cosca avesse «incardinato e difeso la propria egemonia ‘ndranghetistica attraverso una serie di omicidi volti alla soppressione fisica degli “Italiani” che avrebbero potuto attentare alla supremazia zingara». La presenza delta criminalità organizzata nella Sibaritide affonda le sue radici alla fine degli anni ’70 (ne abbiamo parlato qui).

L’affiliazione a Spezzano

Nicola Acri viene descritto come un esperto utilizzatore di armi da sparo, dotato di spiccato freddezza: un killer spietato. Nel corso deirinterrogatorio reso il 21 maggio 2021, il collaboratore ricorda la propria affiliazione proprio in seno alla cosca Abbruzzese. «Dopo il tentato omicidio di Antonello Esposito sono stato formalmente affiliato alla cosca Abbruzzese, è avvenuto pochi giorni dopo e prima della sequenza dì omicidi che si è verificata in quel periodo. Sono stato affiliato a Spezzano, presso la casa di un parente degli Abbruzzese del quale non ricordo il nome. Eravamo presenti io, Bevilacqua Mario, Franco Abbruzzese. Nicola detto “Capitano” che fa di cognome Bevilacqua mi pare anche se di quest’ultimo Franco Abbruzzese aveva opinioni contrastanti. C’era anche Fiore Abbruzzese, fratello di Franco».
I flashback del pentito continuano. «Mi pare che il rito è stato presieduto da Nicola Bevilacqua (…) si è tenuto secondo le modalità tipiche, ossia si è bruciato il santino ed è stato punto l’indice della mano destra, nell’occasione Io, Bevilacqua Mario e Fioravante Abbruzzese abbiamo ricevuto la prima dote». «La copiata – aggiunge Acri – era formata da Franco Abbruzzese, Santo Carelli di Corigliano e Saverio Magliari di Altomonte».

I rapporti con il “locale” di Corigliano

Ma quali erano i rapporti del pentito con la cosca egemone nella Sibaritide? Sollecitato dai magistrati, Acri – in un verbale datato 21 maggio 2021 – cita «rapporti criminali degli Abbruzzese sia con il gruppo di Corigliano, sia con il gruppo di Cirò. Gli Abbruzzese mantenevano anche i rapporti con il gruppo di Ettore Lanzino e Franco Presta di Cosenza che nel frattempo erano stati scarcerati e che erano alleati con Franco Bevilaqua detto “Franchino di Mafalda”». Il collaboratore di giustizia asserisce di aver partecipato «ai dialoghi che avvenivano» e «mi rendevo conto del contrasto che c’era con i soggetti che venivano indicati come i nemici comuni». E chi erano? «Venivano indicati come invisi al nostro gruppo e ai gruppi alleati i cosiddetti “Bella Bella” che di cognome fanno Bruni». In questo risiko di alleanze e contrapposazioni sarebbe maturato anche «l’omicidio di tale Primiano, di Cosenza».
Il pentito fa riferimento a Primiano Chiarello ucciso a Cassano allo Ionio, l’8 giugno 1999: ritenuto vicino al clan Bruni, dei boss cosentini Francesco Bruni senior detto “Bella Bella” (giustiziato a Cosenza il 29 luglio 1999) e Antonio Sena (ammazzato a Castrolibero il 12 maggio 2000). Con riferimento a questo omicidio, Nicola Acri è stato condannato all’ergastolo. «Riconosco le mie responsabilità e per quanto io sappia – chiosa – non ci sono altri soggetti coinvolti oltre a quelli che sono stati interessati dal processo».

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