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l’editoriale

Se non si vuole rinunciare al domani, non bisogna arrendersi e smettere di crederci

di Paola Militano

Pubblicato il: 02/01/2024 – 14:55
Se non si vuole rinunciare al domani, non bisogna arrendersi e smettere di crederci

Il 2023 è stato un anno di tenuta e di spinta per uscire dall’orrore delle guerre, dalla complessità geopolitica, dalle memorie drammatiche degli sbarchi e dalle richieste di asilo, dai cambiamenti climatici, dal quadro demografico e migratorio, dall’inflazione, dai tassi di interesse, dalle perniciose vertenze e dalle disuguaglianze sociali. Dalle tante inquietudini della contemporaneità che segneranno ancora il mood del nuovo anno. Il susseguirsi e il sovrapporsi delle molteplici crisi, però, non ha impedito e non impedirà al Paese di cercare strategie di ripresa e spinte al cambiamento. Gli italiani, popolo dalle grandi risorse, sapranno riconquistarsi il senso del domani.
E il domani non sarà come passeggiare nel “regno del fantastico” nemmeno per la Calabria, ma ci convince il percorso del governatore, marcato dalla tenacia e non dalla rassegnazione. Del resto la Calabria resta una terra bellissima e ricca di energie positive, piegata dalla ‘ndrangheta ma non sottomessa, capace di incassare i colpi più duri, ma pronta a rialzarsi, a scatti in avanti. A nuove frontiere di crescita e possibilità da raggiungere, nella certezza, che se non si vuole rinunciare al domani, non bisogna arrendersi e smettere di crederci.
Una terra che ha dato prova di umanità e «composta pietà» nella tragedia di Steccato di Cutro, come ricordato dal presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno.
Non indifferente alle fughe di cristiani, monaci bizantini, dei greci e degli albanesi di Skanderbeg. Accogliente e inclusiva con i curdi a Badolato e con i tantissimi migranti dell’Africa subsahariana a Riace.
Ospitale e calorosa in piazza Pitagora a Crotone, gremita fino all’inverosimile per il Capodanno di Amadeus su Rai 1 ed il suo record di ascolti. Una città, quella di Crotone, acclamata e celebrata dai tanti artisti (vecchi e nuovi), che hanno calcato le scene in attesa del nuovo anno. Una ragione in più perché si riaccenda quel senso di appartenenza e comunità sopito, perché fierezza e identità non siano un “regionalistico pride” per pochi intimi, ma diventino consapevolezza. Imparando ad amare ciò che ci circonda senza mai dare nulla per scontato e con la tenacia di chi, lontano da logiche solo disfattiste, ci mette la faccia, dice la sua e abita già nella “regione che vorrei”.
A noi del Corriere della Calabria spetterà un altro anno di battaglie, di inchieste, di denunce, di riflessioni e commenti. Di “pezzi verità” e i colleghi del Gruppo – che non si sono rifugiati in antri di resa o ripiegamento – sapranno guadagnarsi ancora la vetta (fatta da milioni di visualizzazioni) e confermare la fiducia di lettori da ogni dove, che non finirò mai di ringraziare anche per le tantissime donazioni. Fare giornalismo libero costa caro – in tutti i sensi – specie per chi come noi, non dipende da grandi gruppi economici. Perciò continuate a sostenerci nelle nostre tante battaglie scomode.
E non sarà certo l’emendamento Costa, che impone un’ulteriore stretta all’informazione giudiziaria (ndr nella riformulazione proposta dal governo si parla di divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” del testo dell’ordinanza di custodia cautelare), a impedirci di riportare motivazioni e intercettazioni, che inducono un magistrato ad arrestare un boss di ‘ndrangheta. Solo per fare un esempio.
Come ebbe a dire Peppe Fava: «Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la criminalità, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane».
Ma il giornalismo di verità ha bisogno di editori capaci di «portare acqua pulita» alla fonte dei propri lettori, per dirla alla Enzo Biagi. Perché se da un verso i fatti sono le fondamenta della notizia – come detto in una calda serata di agosto, a Palmi – dall’altro i rumori di fondo, decisi nella stanza di editori spregiudicati, ne alterano la realtà e la verità, dimenticando quel patto con il lettore che non andrebbe mai tradito, per il bene dell’informazione tutta.
In Calabria come altrove non c’è bisogno di etichette di giornalismo «antimafia»: questo mestiere se fatto con onestà intellettuale e senso di responsabilità è «antindrangheta» senza bisogno di sigilli e classificazioni.
Buon Anno.

Direttrice Corriere della Calabria

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