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l’udienza

Imponimento, in aula il pentito Barbieri. «Gli Anello e i Bonavota si erano spartiti tutto»

Ascoltato da remoto il classe ’80, luogotenente del boss Domenico Bonavota. «Su Francavilla e Filadelfia se la vedevano loro»

Pubblicato il: 19/02/2024 – 13:47
di Giorgio Curcio
Imponimento, in aula il pentito Barbieri. «Gli Anello e i Bonavota si erano spartiti tutto»

LAMEZIA TERME «Ho fatto parte del clan Bonavota, a partire dal 2002, con Domenico Bonavota soprattutto, poi gli altri fratelli Nicola, Pasquale e Salvatore, tutti appartenenti al clan di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio. Si occupavano di tutto, estorsioni, droga, omicidi. Io dal 2002 ho cominciato con le armi e la droga, poi gli omicidi dal 2004. Tutte attività che comunque venivano decise da Domenico e Pasquale Bonavota, io eseguivo i loro ordini». A parlare in aula, per la prima volta nel corso del processo Imponimento contro il clan di ‘ndrangheta Anello-Fruci, è il nuovo collaboratore di giustizia Onofrio Barbieri, classe 1980, considerato il luogotenente del boss Domenico Bonavota.

La cosca ben organizzata e l’omicidio Cracolici

«Gli altri appartenenti, nel 2002, erano mio fratello Giuseppe Barbieri, Francesco Fortuna e altri soggetti come Domenico Cugliari, Raffaele Cugliari, era una cosca ben organizzata. Avevamo armi che erano detenute da Giuseppe Serratore, suocero di Nicola Bonavota». A proposito di omicidi, «io sono responsabile degli omicidi di Raffaele Cracolici, Belsito e Di Leo». «Sono stato condannato per altri reati come estorsione ma ancora nessuna definitiva per associazione mafiosa ma ho rimediato 16 anni in Rinascita».
Interrogato dal pm Antonio De Bernardo, l’appartenente al clan Bonavota ha spiegato i motivi legati proprio all’omicidio Cracolici. «Parlava troppo, metteva zizzania con altri clan rispetto ai Bonavota, rubava a Sant’Onofrio e voleva prendersi Maierato, prima territorio dei Cracolici, parliamo del 2004».

L’alleanza con i Vibonesi

Barbieri spiega che la cosca di cui faceva parte «aveva un’alleanza stabile con quelli di Vibo Valentia, Mantella e Scrugli, ma c’erano anche i Fruci, Vincenzino e Giuseppe, appartenenti alla cosca Anello». «Rocco e Tommaso Anello» ha spiegato Barbieri «erano nostri alleati, li conosceva Domenico Bonavota, poi ci hanno presentato i fratelli Fruci». «È stato Domenico Bonavota a spiegarmi che erano gli Anello a “vedersela loro” sul territorio di Francavilla Angitola e Filadelfia, era il loro territori, comandavano loro su estorsioni, usura, l’unica cosca a poterla fare». E sarebbe in virtù di questa “alleanza” che «Vincenzino Fruci e il pentito Michienzi, anche lui degli Anello, hanno partecipato all’omicidio di Cracolici. I membri del clan Anello erano stati coinvolti perché Cracolici dava fastidio anche a loro, a Rocco e Tommaso». «Erano due cosche che andavano molto d’accordo ma non so che tipo di affari in comune avessero, non me l’hanno mai detto».

Le spartizioni dei territori

Durante l’interrogatorio, su input del pm De Bernardo, Barbieri ha illustrato le “spartizioni” del territorio. «I Bonavota e gli Anello comandavano anche su Pizzo, se l’erano divisa. Noi comandavano sulla Nazionale e alla Marinella insieme a loro, a Maierato c’eravamo noi dopo l’omicidio di Cracolici e abbiamo cominciato a commettere estorsioni sul territorio, la maggior parte le ho fatte tutte io». Barbieri ha raccontato poi che tra i Bonavota e gli Anello «c’erano anche affari di droga, capitava che acquistavamo da Rocco Anello la cocaina ad esempio. Ma avevamo rapporti anche sull’acquisto di armi, qualche volta abbiamo fatto acquisti ma eravamo messi piuttosto bene quindi non c’era grande bisogno, soprattutto dopo l’omicidio di Cracolici».
«Domenico Bonavota era per me come un fratello, ci conoscevamo da prima ma è solo dal 2002 che sono entrato nella cosca fino alla scelta di collaborare, nel 2023. Una scelta dettata dalla volontà di cambiare vita, non ce la facevo più a fare questi crimini». «Dopo l’omicidio Cracolici i rapporti tra Bonavota e gli Anello sono continuati, così come la spartizione del territorio che tuttora resiste». «Il territorio sulla Nazionale se lo erano spartiti i Bonavota con gli Anello, mio fratello andava dalla ditte e parlava anche con Rocco e Tommaso Anello, e lo stesso avveniva nei villaggi». «Parliamo dei villaggi all’Angitola, me lo raccontò Domenico Bonavota ma anche mio fratello». (g.curcio@corrierecal.it)

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