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«C’è troppa frociaggine», il Papa contro i gay nei seminari

Il duro attacco del Pontefice parlando ai vescovi

Pubblicato il: 27/05/2024 – 21:02
«C’è troppa frociaggine», il Papa contro i gay nei seminari

CITTÀ DEL VATICANO Durissimo attacco di Papa Francesco contro la presenza di omosessuali nei seminari. Nell’incontro a porte chiuse con gli oltre 200 vescovi italiani, che lunedì scorso ha aperto nell’Aula del Sinodo l’assemblea generale della Cei, il Pontefice su questo argomento si è lanciato in serratissimi richiami verso una maggiore selezione negli accessi ai seminari, non senza usare termini anche coloriti e puntando persino il dito – come riferisce il sito Dagospia, seguito poi da altro media – contro l’eccesso di «frociaggine». Il severo intervento del Pontefice su tale tema, che non ha mancato di sorprendere i presenti, è confermato da diverse fonti. Per Bergoglio, quindi, non vanno ammessi omosessuali nei seminari. Dal «chi sono io per giudicare» a una posizione ora molto più tranchant, se non altro per quanto riguarda la selezione e formazione dei sacerdoti. Il tema è oggetto di dibattito da molti anni, e già un’istruzione del dicastero vaticano per il Clero del 2005 – sotto Benedetto XVI – confermata nel 2016 quando era Papa Francesco, stabiliva che «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay». I vescovi italiani, da parte loro, nell’ultima assemblea svoltasi ad Assisi avevano dibattuto sulla possibilità di restrizioni più sfumate, sentendosi incoraggiati proprio dalle passate aperture di Bergoglio sul tema dell’omosessualità. Pur tra molte contestazioni, era stato quindi approvato un emendamento che si limitava a distinguere tra “atti” e “tendenze”, ribadendo l’obbligo del celibato per tutti i seminaristi, omosessuali ed eterosessuali, e aprendo così la porta dei seminari ai candidati gay al sacerdozio impegnati però nell’opzione del celibato. Ma nel confronto di un’ora e mezza con i presuli, di fatto il Papa ha sbarrato la strada: quindi rispetto, sì, per la persona gay che bussa alle porte del seminario, ma ponendo dei fermi paletti all’accesso per evitare che l’omosessuale che sceglie il sacerdozio finisca per fare una doppia vita, con tutte le conseguenze negative del caso. E per rafforzare il suo parere ed essere chiaro anche con una battuta, Francesco avrebbe recriminato esplicitamente sull’eccesso di «frociaggine» in certi seminari italiani.

Marrazzo: «Il Papa discrimina i gay»

«Il Papa arretra sui diritti Lgbt+ e discrimina i seminaristi gay, sino ad oggi il Papa aveva dichiarato, o almeno fatto intendere, che se un prete rispettava il voto di castità il suo orientamento sessuale non era un problema. Invece, oggi oltre ad usare la ‘parola frociaggine’, come riportato dai media, sembra che abbia anche indicato di vietare l’ingresso ai nuovi seminaristi gay». Lo dichiara Fabrizio Marrazzo Portavoce Partito Gay Lgbt+, Solidale, Ambientalista, Liberale. «Ricordiamo che i seminari sono finanziati anche con i soldi dei contribuenti italiani ed anche il clero è pagato anche con l’8X1000, pertanto se tale dichiarazione discriminatoria verrà confermata dalla Chiesa, chiediamo che il Governo blocchi i fondi dell’8×1000 alla chiesa Cattolica. Inoltre, vorremmo capire come verranno identificati i seminaristi gay, faranno perquisizioni? utilizzeranno la santa inquisizione? o sottoporranno i preti alle hits di canzoni di cantanti Lgbt+ per vedere le loro reazioni? tutto questo oltre che discriminatorio è anche ridicolo». «Purtroppo l’Italia tutta sta andando indietro, anche questo Governa arretra sui diritti, con il pdl della Lega che vuole bloccare i corsi contro le discriminazioni verso Lgbt+ nelle scuole, il Governo che non firma la mozione UE contro l’omobitransfobia. Per questo, come Partito Gay Lgbt+, continuiamo a resistere e lavorare per il referendum sul matrimonio Lgbt+, partendo dal sostegno della regione Sardegna, grazie all’impegno della presidente Todde, che con altre 4 regioni consentirà un referendum nazionale, per mostrare che come dice anche il Censis, oltre il 65% degli Italiani è favorevole ad estendere diritti alle persone Lgbt+ e non vuole indietreggiare», conclude Marrazzo.

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