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La ‘ndrangheta, i dubbi, una confessione “parziale”: sette anni fa l’omicidio di Francesco Prestia Lamberti

Aveva solo 16 anni quando il 29 maggio 2017 fu ucciso a Mileto da un suo coetaneo, appartenente a una famiglia vicina alla criminalità

Pubblicato il: 29/05/2024 – 14:52
La ‘ndrangheta, i dubbi, una confessione “parziale”: sette anni fa l’omicidio di Francesco Prestia Lamberti

VIBO VALENTIA La “trappola” per trascinarlo in località Vindacitu, nel rione Calabrò, alle porte di Mileto. Uno sparo e Francesco si accascia sull’erba, nella stessa posizione in cui verrà trovato poche ore dopo dalle forze dell’ordine. Aveva solo 16 anni Francesco Prestia Lamberti quando, esattamente 7 anni fa, veniva ucciso da Alex Pititto, 14enne di Mileto appartenente ad una famiglia nota per la vicinanza alla ‘ndrangheta. Giovane calciatore del Real Mileto, ragazzo ammirato e stimato da tutti, per Francesco quella conoscenza con Pititto è risultata fatale. Questioni di “femmine” si è detto, ma è soprattutto la mentalità mafiosa, il contesto familiare, il “rispetto” da conquistare con la violenza ad aver portato all’omicidio di Francesco Prestia Lamberti. Un omicidio su cui, nonostante la condanna del reo confesso, restano ancora molte ombre.

La ricostruzione e il presunto aiuto

Secondo la ricostruzione, partita dalle dichiarazioni del Pititto, la vittima sarebbe stata incontrata in località Vindacitu e lì uccisa. Ad accompagnare Pititto, a suo dire “inconsapevolmente”, un terzo ragazzo, presentatosi spontaneamente in caserma, dove ha raccontato di essere stato minacciato con la pistola per ottenere il silenzio su quanto successo. Una ricostruzione che non convince gli investigatori della Dda che hanno ripreso il tragico episodio in Maestrale Carthago e secondo i quali gli elementi raccolti fanno emergere che l’omicida «nelle fasi successive dell’omicidio era stato aiutato nel gestire l’intera vicenda da ulteriori persone». Ma su chi siano questi presunti complici gli investigatori mantengono le riserve. Restano le certezze di un’arma mai rinvenuta e di un movente “base”, ovvero il rapporto di Pititto con una ragazzina del paese, in merito al quale, scrivono gli inquirenti, era stato instaurato «un vero e proprio regime intimidatorio».

La mentalità ‘ndraghetista

Ma dietro il movente di facciata, influisce soprattutto il contesto ‘ndranghetista della famiglia dell’omicida. Come sottolinea la Dda sempre in Maestrale Carthago: «L’attività criminale delle nuove leve della famiglia Pititto emerge altresì in una triste vicenda salita agli onori della cronaca nera della nazione, ovvero l’omicidio del sedicenne Francesco Prestia Lamberti». Lo stesso Pititto, rilevano gli inquirenti, nonostante la giovane età dimostrerebbe «un’adesione totale alla struttura criminale di cui i parenti più prossimi sono esponenti apicali». Un “potere” derivante dall’appartenenza alla criminalità organizzata da cui sarebbe scaturito il clima di terrore ed omertà messo in piedi dal 14enne, fino all’omicidio di Francesco Prestia Lamberti. La sua confessione viene ritenuta dagli investigatori parziale, che, in aggiunta al mancato ritrovamento dell’arma, dimostrerebbe la volontà di «concludere giudiziariamente tale vicenda al prezzo più basso», ovvero la condanna del solo Alex Pititto.

Gli appelli e l’omertà

Gli occhi chiari, il ciuffo castano e il sorriso sul volto. Il viso di Francesco Prestia Lamberti oggi è diffuso per tutta Mileto, soprattutto nelle menti di amici e parenti che ogni anno lo ricordano. Le ombre sull’omicidio di Francesco, a sette anni di distanza, restano ancora, soprattutto sull’aiuto che l’omicida avrebbe avuto secondo la ricostruzione degli inquirenti. E restano i dubbi sull’arma, regolarmente appartenuta al nonno ma mai rinvenuta. I diversi appelli a “parlare” di papà Guido e mamma Marzia, le urla contro l’omertà di un paese che, tra le altre cose, è ancora a rischio scioglimento, finora sono rimasti inascoltati. (Ma.Ru.)

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