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l’intervista

Calabrese: «Sui Tirocini scelte errate in passato, ma risolveremo questa vicenda e la vertenza Abramo»

L’assessore al Lavoro: «Con tutti i sindacati un rapporto ottimo, ma rivendico con orgoglio la mia ideologia di destra e gli inizi al Fuan»

Pubblicato il: 30/05/2024 – 13:01
di Eugenio Furia
Calabrese: «Sui Tirocini scelte errate in passato, ma risolveremo questa vicenda e la vertenza Abramo»

Sono numeri ma sono soprattutto storie. Le 4000 persone «illuse con la prospettiva di un lavoro pubblico» (i tirocinanti), le 1000 famiglie il cui futuro è appeso alla fine della commessa con Tim (Abramo). Pubblico e privato, due vicende diverse nella genesi e negli esiti, unite solo dall’età media dei lavoratori coinvolti – cinquant’anni – e dalla nebulosità degli sviluppi. Giovanni Calabrese parla a margine dell’incontro in prefettura a Catanzaro proprio sulla vertenza dei call center. L’assessore regionale alle Politiche per il lavoro e Formazione professionale con il Corriere parla anche della stagione dei rapporti (distesi) coi sindacati («abbiamo, indistintamente, un confronto aperto con tutte le sigle») e persino della formazione nella destra giovanile e universitaria che oggi vede nella premier quasi il coronamento di un sogno: «Oggi con Giorgia Meloni e Wanda Ferro in Calabria vogliamo realizzare il sogno di dare all’Italia, al nostro Paese e alla nostra Regione un futuro diverso, quel futuro che quando eravamo ragazzi abbiamo sognato e che oggi abbiamo la possibilità di realizzare».

Assessore Calabrese, la vertenza attualmente più stringente è sicuramente quella dei mille dipendenti di Abramo che il 30 giugno vedranno scadere la mono commessa con Tim: cosa sta facendo il governo regionale per uscire da quest’impasse?
«La Calabria è la terra del disagio lavorativo, del lavoro precario, della mancanza di stabilità e delle grandi crisi aziendali. Tutto ciò porta a quel drammatico risultato che vede ogni anno diecimila calabresi costretti ad emigrare in altre regioni ed anche all’estero proprio per la mancanza di un lavoro stabile e di qualità.  La crisi di Abramo è il frutto della crisi del settore dei call center. Una vicenda complessa dovuta anche dal fatto che ci troviamo di fronte un’azienda che da diversi anni è in gestione commissariale.  Con la Regione Calabria, responsabilmente, abbiamo iniziato ad affrontare questa problematica perché ci rendiamo conto che 1000 posti di lavoro in meno rappresentano oggi un problema soprattutto, voglio evidenziare, per l’età di questi lavoratori, la media di 50 anni. Da dicembre, all’inizio di questa crisi, abbiamo avviato un dialogo con sindacati e con l’amministratore delegato. C’è stato anche, su nostra iniziativa, la convocazione di un tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico alla presenza del ministro Urso e del ministro del lavoro Calderone. Abbiamo avanzato una proposta operativa che ha trovato interesse e apprezzamento, per poter risolvere la crisi aziendale. Oggi c’è stato un incontro presso la Prefettura di Catanzaro (vedi foto in basso) e chiederemo un ulteriore tavolo ministeriale per definire questa vicenda.  Diciamo che abbiamo creato le condizioni per poter in qualche modo affrontare questa criticità e la Regione, contrariamente al passato, è attenta e sensibile anche alle dinamiche che avvengono presso le aziende private calabresi soprattutto dove ci sono tantissimi lavoratori.  Auspichiamo che l’impegno e la proposta avanzata dalla Regione Calabria, che ha trovato il plauso delle forze sindacali e anche l’attenzione della politica, possano essere determinanti per la risoluzione di questa pesante vertenza».

L’assessore Calabrese (primo da sinistra) accanto al governatore Occhiuto nel vertice di ieri in Prefettura a Catanzanro sulla vertenza Abramo Customer Care

Altra vicenda intricata quella dei tirocinanti, la Regione l’ha posta tra le priorità: quali sono le prospettive per la platea Tis?
«La vertenza di tirocinanti di inclusione sociale rappresenta un’altra criticità strutturale di questa Regione causata da scelte politiche scellerate e soprattutto poco lungimiranti. Oggi abbiamo in Calabria, impegnati per lo più negli enti locali e in pubbliche amministrazioni, circa 4000 persone che sono state illuse con la prospettiva di un lavoro pubblico. Eppure, anche di fronte a questa criticità, abbiamo messo la faccia, l’impegno e anche risorse finanziarie. Con il governo regionale abbiamo chiesto al Parlamento di approvare alcune norme per consentire l’accesso nella Pubblica amministrazione di questi tirocinanti con l’impiego di molte risorse economiche che al momento, però, non sono disponibili. Stiamo cercando, attraverso una task force, costituita in Regione Calabria con dirigenti del settore del lavoro, del settore personale e col vicecapo di Gabinetto che si rapporta costantemente con il ministero del Lavoro e il Dipartimento della funzione pubblica, di affrontare in modo strutturale il bacino di questi lavoratori, di cui una buona parte di età sopra i 50 anni.  Con i sindacati vi è un confronto quotidiano avendo un tavolo permanente proprio sulla vertenza Tis e siamo convinti che troveremo una soluzione anche per questi lavoratori impiegati nella Pubblica Amministrazione che abbiamo certificato nel dossier del precariato pubblico presentato nei mesi scorsi».

È dell’altro ieri la notizia dell’ennesimo incidente sul lavoro: con il sommerso, è questo uno dei temi che più rappresentano un’emergenza, di certo non soltanto in Calabria. La giunta regionale può intervenire per invertire la rotta?
«Purtroppo sempre troppo tardi. Parlare dopo una tragica morte, è irrilevante e irrispettoso se non diamo seguito con i fatti. Per questo serve adottare un piano di tutela e prevenzione per i lavoratori, ed è quello che abbiamo proposto in sinergia con i sindacati attraverso l’istituzione di un tavolo permanente. Come detto, il lavoro sommerso è la vera piaga per la nostra Regione che causa poche sicurezze, poche regole e zero controlli causando vittime. Per far fronte al fenomeno servono non solo controlli ma misure d’intervento specifiche. È un fenomeno che potrà essere contrastato solo ed esclusivamente in rete e in sinergia con le parti sociali, le categorie datoriali, le imprese e le altre Istituzioni. Il lavoro irregolare in Calabria coinvolge più del 20% del mercato del lavoro. Lo sviluppo della Calabria, e di ogni comunità, deve basarsi e fondersi sul lavoro e questo può avvenire anche attraverso la promozione di una nuova cultura sociale. La riduzione del lavoro nero in Calabria comporta una approfondita analisi non solo sull’aspetto dei controlli, ma anche le cause socio economiche, culturali e istituzionali che stanno alla base del fenomeno. Si è svolto mesi addietro in Cittadella regionale, un incontro con il presidente della Commissione anti ‘ndrangheta della Regione Calabria, Pietro Molinaro, e con Benedetto Di Iacovo, segretario generale di Confial nazionale e già presidente della Commissione regionale della Calabria per l’emersione del lavoro irregolare, dove si è discusso delle normative in atto, di quelle da adottare per contrastare il lavoro sommerso irregolare e a ogni forma di illegalità nel mercato del lavoro calabrese. Pertanto il Dipartimento regionale lavoro ha inteso collaborare e tracciare un percorso unitario con la Commissione».

Lei ha deciso di tornare nella sua Calabria dopo una lunga permanenza in Toscana, feudo di sinistra e sindacati: alla luce della sua esperienza prima da sindaco e adesso da assessore regionale, come definirebbe il rapporto con le sigle sindacali calabresi?
«Assolutamente un rapporto ottimo con i sindacati; fin dall’inizio del mio insediamento abbiamo avviato un percorso di confronto su tutte le criticità che abbiamo circa il mondo del lavoro. Ai sindacati abbiamo riconosciuto un ruolo importante nella legge sulle politiche attive del lavoro che abbiamo approvato lo scorso giugno in Consiglio regionale. Le rappresentanze sindacali partecipano, inoltre, attivamente al tavolo del lavoro che abbiamo istituto con tale legge.  Tra l’altro abbiamo, indistintamente, un confronto aperto con tutte le sigle sindacali che, mi auspico, apprezzino il modus operandi della nostra azione.  Sono convinto che il futuro della Calabria, le proposte occupazionali importanti nascano dal confronto della sinergia e non da scelte isolate».

Dopo il riassetto dei Centri per l’impiego, come pensa si stia procedendo in Calabria sul fronte della formazione e dell’avvio al mondo del lavoro per le nuove generazioni?
«I Centri per l’impiego stanno acquisendo sempre più centralità per le politiche del lavoro. La nostra Regione ha deliberato il nuovo “Piano Regionale Straordinario di Potenziamento dei Centri per l’Impiego e delle Politiche attive del lavoro”, finalizzato all’incremento dei Centri per l’Impiego, allo scopo di consentire un’efficace erogazione dei servizi per l’impiego, una precisa profilazione, l’orientamento, la formazione e il rafforzamento delle strutture, riqualificazione e nuove sedi, nuove competenze del personale, con più di 500 assunzioni nei Cpi. Nell’ambito delle molteplici attività sviluppate per la realizzazione del Piano Straordinario di Potenziamento dei Centri per l’Impiego, la riorganizzazione del portale delle politiche attive del lavoro https://lavoro.regione.calabria.it/  rappresenta un traguardo importante, perché si è predisposto uno strumento che rappresenta il punto di ingresso unico per la consultazione e l’accesso a strumenti ed attività promossi dal Dipartimento Lavoro in materia di politiche attive e realizzati anche attraverso l’azione dei Centri per l’Impiego della Regione Calabria».

Basterà per colmare il gap tra domanda e offerta?
«Il piano di potenziamento si basa su nuovi interventi per una migliore somministrazione dei servizi destinati alla formazione, all’impiego e alla connessione diretta con le aziende e anche alla riduzione del mismatch tra domanda e offerta. Le nuove assunzioni e i professionisti ci permetteranno di offrire al territorio più servizi di qualità e migliore gestione del tempo perché, questo è chiaro a tutti, i Cpi non sono più quelli di un tempo dove il cittadino si rivolgeva solo per far “domanda di lavoro”. Tra le novità in itinere c’è il progetto sperimentale dello sportello Cpi virtuale e la figura del job account. In pratica, con il Dipartimento lavoro e welfare, con l’Osservatorio sul lavoro e con la Giunta, stiamo rivolgendo massima attenzione al lavoro dei Centri per l’impiego che oggi rappresentano le sentinelle sul territorio in grado di analizzare il fabbisogno dei cittadini e delle imprese attraverso il monitoraggio dei dati sull’occupazione. Il Dipartimento regionale al lavoro ha oggi un panorama chiaro del numero dei disoccupati in Calabria e abbiamo tante risorse da mettere in campo per sostenere il percorso di formazione, per sostenere anche le assunzioni da parte delle aziende, le quali, come ho detto più volte, si devono impegnare ad assunzioni con contratti di lavoro regolare”. Di cruciale importanza è il programma Gol (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, ndr) con l’attuazione di misure specifiche per il reinserimento lavorativo. Le opportunità in Calabria ci sono, i giovani che vogliono lavorare anche, dobbiamo formarli in maniera adeguata, seguendo l’orientamento della richiesta di lavoro dei diversi comparti che operano nella nostra regione. Questa è la strada che stiamo percorrendo anche attraverso Sviluppo lavoro Italia, il nostro braccio operativo, che ci consentirà di individuare stabili occasioni di impiego per i nostri giovani. Per esempio, l’iniziativa “Insieme creiamo il futuro”, che sto seguendo anche grazie al tour nei Cpi, nasce dalla partnership tra i Centri per l’Impiego, l’Agenzia territoriale Sviluppo lavoro Italia (già Anpal servizi Spa), le scuole e le aziende, ed è segno tangibile di sinergia ed opportunità, una buona prassi per il mondo occupazionale dei nostri giovani».

Lei sabato scorso era in prima fila a Cosenza per una iniziativa elettorale di Fratelli d’Italia: tenendo fuori i temi più prettamente legati al voto dell’8 e 9 giugno prossimi, ci parla del suo rapporto con il governo centrale e con una classe dirigente giovane che – per come ha raccontato Giovanni Donzelli proprio a Cosenza – militanti come lei hanno in un certo senso contribuito a formare?
«Ho sempre rivendicato con orgoglio la mia ideologia di destra, la mia formazione politica fatta nei movimenti particolarmente nel fronte della Gioventù e nel Fuan, il gruppo studentesco universitario. Ho ricoperto ruoli importanti, da quello di rappresentante degli studenti alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Firenze “Cesare Alfieri” nonché anche componente del Consiglio di amministrazione dell’Università. Un’esperienza politica importante che mi ha formato; quella esperienza politica mi ha guidato nel mio impegno politico in generale e poi in quello amministrativo quale sindaco per 10 anni della mia Locri e oggi nell’importante prestigioso ruolo di assessore regionale di rappresentanza del mio partito Fratelli d’Italia. Oggi per tutti noi che abbiamo vissuto quella militanza come una esperienza di vita e formativa, è bellissimo e di grande soddisfazione vedere alla guida del Paese una di noi, Giorgia Meloni, una persona che ha fatto militanza per i principi, i valori e gli ideali della destra. Vedere oggi tanti giovani provenienti dal movimento giovanile di destra ricoprire ruoli importanti è la conferma di quanto sia giusta e indispensabile in politica la formazione, la militanza nei movimenti giovanili che consentono poi di raggiungere determinati risultati e soprattutto consentono di svolgere in modo corretto il proprio mandato politico, un compito che ti viene affidato spesso dai cittadini.  Abbiamo visto in Italia scelte politiche sbagliate che hanno portato soggetti che sono arrivati al Governo del Paese senza una storia, senza un’ideologia ma soprattutto senza né arte e né parte. Oggi con Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni e con Wanda Ferro in Calabria vogliamo realizzare il sogno di dare all’Italia, al nostro Paese e alla nostra Regione un futuro diverso, quel futuro che quando eravamo ragazzi abbiamo sognato e che oggi abbiamo la possibilità di realizzare. I giovani devono continuare ad impegnarsi in politica e a militare nei partiti perché rappresentano la nuova classe dirigente che tutti noi responsabilmente dobbiamo contribuire a formare. Noi oggi rappresentiamo il presente, i nostri giovani militanti rappresentano il nostro futuro». (e.furia@corrierecal.it)

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