Atterrato a Ciampino l’aereo con Trentini e Burlò
Ad accoglierli la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani

ROMA E’ atterrato a Ciampino l’aereo partito da Caracas che ha riportato in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati ieri dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Ad accoglierli la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Trentini: «Siamo felicissimi, ma a un prezzo altissimo»
«Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare le sofferenze e questi interminabili 423 giorni. Da adesso in poi o abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e tentare di superare le sofferenze di questi 14 mesi». È quanto hanno scritto Alberto Trentini e la famiglia in una dichiarazione letta dall’avvocata Alessandra Ballerini all’uscita dall’aeroporto di Ciampino.
Burlò: «Ce l’abbiamo fatta ma è stata durissima»
«Ce l’abbiamo fatta anche questa volta, ma è stata davvero dura», ha detto Mario Burlò, secondo quanto ha riferito il suo avvocato Maurizio Basile. Ad accogliere l’imprenditore all’aeroporto di Ciampino c’erano anche i figli Gianna e Corrado. Il legale ha poi sottolineato che al momento l’imprenditore «sembra non debba essere convocato in procura. Non so cosa succederà adesso – ha aggiunto – credo che sarà organizzato il rientro a Torino».
«L’ho sentito ieri al telefono quando era ancora a Caracas – ha spiegato ancora l’avvocato -, mi ha detto: “Mi hanno contestato terrorismo. Ma cosa c’entro io? Non ho mai fatto politica nemmeno in Italia”. Mario era molto provato da questa esperienza. Ha parlato di una detenzione davvero molto, molto dura – ha affermato Basile – l’avvocato venuto in aeroporto – Ora sta bene. Nell’ultima telefonata che poi ha fatto ieri sera con sua figlia mi pare che fosse già rinfrancato». «Un enorme ringraziamento – ha concluso il legale – al console Jacopo Martino e a tutta la rete diplomatica a Caracas, davvero molto vicina alla famiglia. E al ministero degli Esteri».
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