Oltre 100 docenti universitari contro la legge sulla montagna di Calderoli
Tra i firmatari anche 5 professori Unical

Oltre 100 professori universitari hanno bocciato la legge sulla montagna voluta dal ministro Roberto Calderoli e approvata in Parlamento. La norma stabilisce la classificazione dei Comuni montani, ma i docenti criticano i criteri stabiliti e scrivono all’esponente della Lega per chiedergli di rivedere una legge ritenuta «iniqua, col risultato che espone i territori montani a divisioni politiche e a contrapposizioni istituzionali». Tra i firmatari anche cinque professori dell’Università della Calabria: Vito Teti, Roberto Fanfani, Domenico Cersosimo, Rosanna Nisticò e Alessandra Corrado. Nella lettera si contestano i parametri che non avrebbero subito alcuna modifica, se non nelle soglie di riferimento al fine di «ridurre la platea degli aventi diritto ai fondi della nuova legge e del FOSMIT (Fondo Sviluppo Montagne Italiane)». In più, si fa riferimento soltanto alla dimensione della montuosità fisica «dimenticando del tutto la montanità, ovvero i caratteri coltorali e culturali, un aspetto considerato dalla prima legge sulla montagna sulla base di parametri di rendita fondiaria, in ottemperanza al dettato dell’articolo 44 della Costituzione. Non vi è in sostanza alcun riferimento in questa classificazione a usi del suolo, livelli di spopolamento, situazione demografica, assetto economico, condizioni reddituali, perifericità o marginalità che caratterizzano e accomunano molti dei comuni montani». Da qui deriverebbero dunque i problemi di equità, generando invece disuguaglianze fra i vari territori.
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