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L’ANALISI E I NOMI

Stallo Pd Cosenza: il rischio flop a San Giovanni in Fiore e 3 scenari per la segreteria Lettieri

Non solo sulle Provinciali le ricadute della spaccatura interna al partito, dove nessuno vuole il commissariamento. I paletti di Franz Caruso sul rimpasto di giunta a Cosenza

Pubblicato il: 15/01/2026 – 6:46
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Stallo Pd Cosenza: il rischio flop a San Giovanni in Fiore e 3 scenari per la segreteria Lettieri

COSENZA Pd: palude democratica. La crisi dei democratici di Cosenza ha di fatto portato a uno stallo su tutti i principali dossier di queste settimane: in primis sulle Provinciali del 2026, poi sul rimpasto della giunta a Cosenza ma anche sulle prossime amministrative, a partire da San Giovanni in Fiore, dove i dem rischiano di non presentare neanche la lista: un sortilegio, quello di non poter correre col proprio simbolo, che si ripeterebbe dopo i precedenti illustri di Corigliano-Rossano e Rende e spianerebbe la strada al centrodestra in continuità con il dopo-Succurro.
Il partito si presenta diviso su tutte queste tre sfide e si ritrova senza una linea. 

Cosenza, rimpasto al rush finale

Nella conferenza stampa che ieri ha sancito il patto civico Franz Caruso-Francesco De Cicco il sindaco, pur senza fare nomi, ha tuonato contro quelli che ha definito «assessori turisti per caso che passano dal Comune nei ritagli di tempo della loro attività principale» e la testa è andata subito al medico Massimiliano Battaglia, peraltro in quota 5 Stelle, partito che dunque sarebbe “sovradimensionato” con due esponenti in giunta. Tra le teste che potrebbero cadere anche quella del capogruppo dem Francesco Alimena – delegato al centro storico e sempre citato dal sindaco come esempio di efficienza amministrativa, pagherà la sua vicinanza alla coppia Adamo-Bruno Bossio – mentre Maria Teresa De Marco (provenienza centrodestra, non proprio “presentissima” nonostante la delega alla Salute) potrebbe rimanere in squadra anche in virtù dei rapporti personali con Franz Caruso.
Nel Pd Damiano Covelli – da sempre vicinissimo al sindaco e sempre più lontano dai dem cosentini critici con l’amministrazione – dovrebbe essere ugualmente intoccabile, e sarà difficile anche strappare da Maria Locanto i galloni di vicesindaca: è l’ultima arrivata in giunta, è sostenuta dalla nuova maggioranza provinciale del Pd oltre ad avere sponde nel Regionale e nel Nazionale, è un profilo istituzionale del partito come quelli che lo stesso Caruso spesso rivendica come interlocutori in questi giorni e infine, non da ultimo, è donna e una eventuale rimozione o ricollocazione potrebbe creare malumori nel cerchio magico di Elly Schlein di cui fa parte.
La conferenza di ieri mattina – nel pubblico si sono fatti vedere gli stessi Locanto, Covelli e De Marco – è servita anche a De Cicco a mettere il punto su due assessori in quota Democratici Popolari Meridionalisti (il nuovo movimento dell’assessore uscente e neoeletto a Palazzo Campanella, che come non ha consiglieri), visto che la nuova coppia Orrico-Sconosciuto è per ora l’unico punto fermo del rimpasto. Se per i grillini le due caselle occupate sono troppe, lo stesso ragionamento evidentemente non vale per De Cicco: i consiglieri eletti con la sua lista nel 2021, Gigliotti e Puzzo, dopo la sponda alla maggioranza sul bilancio nella seduta del 30 dicembre reclamano visibilità; lo stesso Gigliotti ieri confabulava fitto con Luigi Incarnato davanti al Comune quando la conferenza stampa era appena finita. All’ex braccio destro in rotta con Franz Caruso da dopo le Regionali è legata anche un’altra anomalia, quella della figlia Pina Incarnato tuttora in giunta e anch’ella presente ieri mattina nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi: a precisa domanda, ieri il sindaco ha glissato sul caso particolare ma anche il gruppo dei socialisti in Consiglio non è tutto sulle stesse posizioni (solo Costanzo è rimasto un fedelissimo a Incarnato laddove Fuorivia e soprattutto Golluscio, quest’ultimo presente ieri il Municipio, sostengono l’ amministrazione).

La tempistica

Tono-nomi a parte, la nuova squadra dovrebbe essere ufficializzata nel weekend perché lunedì 19 potrebbe essere comunicata la destinazione dei dirigenti vincitori di concorso, step di cui il rimpasto rappresenta un passaggio “propedeutico”.
Ma sul rimpasto ci sono due tesi diverse: c’è un asse riconducibile a chi vorrebbe un cambio di passo netto tramite l’ingresso di Giuseppe Mazzuca in giunta e Bianca Rende presidente del Consiglio (al Corriere della Calabria, il primo ha detto di essere a disposizione del partito mentre la seconda di non essere stata ancora interpellata) mentre il gruppo più vicino a Lettieri vorrebbe tutelare Maria Locanto. Al netto delle appartenenze, il vero tema è che non è semplice rimuovere un nome, o meglio, riformulare la giunta se non c’è un’indicazione del Pd chiara e univoca: Franz Caruso non sa con chi parlare, perché in questo momento non c’è un interlocutore che possa garantire una voce unica, come noto il gruppo Pd è una cosa, il circolo un’altra, come il livello provinciale e quello regionale. 

Le Provinciali

Anche sulle provinciali c’è un’incertezza generale e altrettanto marcata: qui non c’è neanche una frattura tra “rivoltosi” e pro-Lettieri perché le posizioni sono ancora più frammentate anche all’interno dei vari sottogruppi. Non è improbabile che l’inerzia porti allo stesso Franz Caruso in mancanza di alternative, l’ipotesi di Flavio Stasi non scalda e c’è anche un fronte alquanto consistente, in realtà in entrambi i due gruppi, che inizia a valutare l’ipotesi di chiedere a Sandro Principe la candidatura: ad oggi, il sindaco di Rende dice che non è interessato ma in questa fase non va scartata un’ipotesi per cui si potrebbe chiedere a lui di metterci la faccia per superare l’empasse.
Sulla crisi interna del Pd si sono susseguite diverse riunioni in questi giorni a Cosenza, in entrambi gli schieramenti: in particolare, nella riunione dei pro-Lettieri si è aperta una discussione interna dove non sarebbero mancate delle critiche su un immobilismo generale, che sembra essere oggettivo, ma soprattutto sulla mancanza di una segreteria. È un fatto che c’è una pressione di entrambi i fronti, sia i sostenitori di Lettieri sia i dissidenti, a convocare l’assemblea. Qui si apre un altro fronte.

L’assemblea, la sfiducia, la commissione di garanzia

Il vero nodo nella convocazione dell’assemblea non è tanto la sfiducia, però. Un passaggio che richiede infatti la presenza di 32 persone che alzino la mano per sfiduciare il segretario: numeri che la maggioranza di Matteo Lettieri ritiene sia difficile portare fisicamente: il rischio per lui è un altro e cioè che essendo stata sciolta la Commissione provinciale di Garanzia dall’organismo regionale ed essendo indicati in delibera solo 30 giorni per eleggere in assemblea la nuova commissione (peraltro con il metodo di voto dello scrutinio limitato, lo stesso che si usa per le vicepresidenze del Parlamento: non ad alzata di mano secca), ecco che a Lettieri sono rimaste poco più di 3 settimane per comporre un’assemblea ed eleggere la commissione. Prima ancora della sfiducia, dunque, il principale rischio è che Lettieri si trovi in una commissione ostile, guidata dai suoi principali oppositori e soprattutto con una maggioranza diversa dal gruppo che lo ha eletto.
Eventualità che hanno fatto partire ulteriori interlocuzioni: alcune “colombe” dell’area di Lettieri avrebbero proposto ai “rivoltosi” una moratoria fino alle Provinciali ma pare che non ci sia questa apertura dalla controparte. Qualcuno vorrebbe chiedere al partito regionale di convocare un tavolo – formula jolly per tutte le stagioni ma in questo caso non è solo routine – per impostare le trattative sulle Provinciali, dato che la provincia più grande e popolosa della regione è l’unica che andrà al voto a breve.
Secondo fonti accreditate interne al partito, non è escluso che si possa richiedere a Lettieri un passo indietro volontario, quindi preservando gli organismi ed eleggendo un uomo unitario in assemblea. Ma per la segreteria provinciale guidata dal sindaco di Celico ci sono altri due scenari.

Lo spettro del commissariamento

L’ipotesi commissariamento – terza opzione in campo – è vista con preoccupazione sia dal gruppo Lettieri sia dal gruppo dei “rivoltosi” in riferimento al tema della Camera, perché significherebbe far arrivare un “estraneo” negli affari territoriali e questo potrebbe essere pericoloso: mentre Lettieri è considerato un segretario che ad oggi non ha ambizioni alla Camera, se dovesse piombare a Cosenza un commissario non si sa mai a che esiti si potrebbe giungere (in Calabria si ha memoria di commissari che sono stati eletti alla Camera o magari hanno avuto impatti anche nelle decisioni sulle liste). Qui torna l’orientamento, per ora remoto, dell’elezione di un segretario in assemblea, anche valutando (improbabili) aperture e dialogo fra le mozioni: quel che è certo è che Lettieri ad oggi non sembra voglia fare un passo indietro, sebbene per uscire dal limbo potrebbe essere “investita” qualche figura influente che lo riporti al buon senso per evitare di protrarre la paralisi del partito, mentre le urne si avvicinano.
Non mancheranno in questi giorni anche dei passaggi su livelli più alti, anche se il dossier Cosenza non è considerato di priorità nazionale dalle parti del Nazareno. (EFur)

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