Pasqua 2026: un appello alla pace e alla riconciliazione universale
Nel messaggio pasquale, il Pontefice ha chiesto di deporre le armi e ha denunciato la fede trasformata in propaganda

La Pasqua del 2026, che ci prepariamo a celebrare domani, domenica 5 aprile, giunge in un momento di profonda riflessione globale. Il cammino della Settimana Santa è stato tracciato dalle parole vibranti pronunciate da Papa Leone XIV durante la celebrazione della Domenica delle Palme in Piazza San Pietro. Nel suo discorso inaugurale dei riti pasquali, il Pontefice ha lanciato un monito inequivocabile contro la violenza che scuote diverse parti del mondo. Rivolgendosi ai fedeli e ai leader delle nazioni, ha esortato a “non usare Dio per giustificare le guerre”, rilevando che la vera preghiera non può convivere con il desiderio di distruzione del prossimo. Un invito diretto a “deporre le armi” e a riscoprirsi fratelli, guardando a Gesù come “Re della pace”. Il Papa ha ricordato come nelle ferite di Cristo si debbano scorgere le sofferenze di “tante donne e uomini di oggi”, vittime di conflitti e ingiustizie, lanciando un ulteriore duro monito sul fatto che Dio non ascolta la preghiera di chi alimenta l’odio e la guerra. Un chiaro riferimento alla sceneggiata mediatica organizzata da Paula White Cain, storica consigliera spirituale di Trump e figura chiave nel mantenere il legame tra la Casa Bianca e l’elettorato cristiano conservatore di matrice protestante. Ancora una volta i religiosi hanno pregato affinché Trump riceva “ispirazione dal cielo” per guidare il Paese e per la protezione dei soldati al fronte. Sembrava di essere tornati nel Medioevo, quando si utilizzava la religione anche come strumento di propaganda bellica, trasformando lo Studio Ovale in un set televisivo per rassicurare i suoi elettori. Questa commistione tra potere politico, simbolismo religioso e gestione dei conflitti armati continua a essere uno dei tratti distintivi del Trumpismo, capace di trasformare un momento intimo di fede in un messaggio politico globale teso ad attrarre le simpatie di una base elettorale ignorante, e rozza a tal punto, da credere ancora a queste idiozie. Sarei curioso di sapere se anche oggi, dopo le azioni belliche in Venezuela e la guerra “preventiva” in Iran, voluta da Netanyahu e dal suo fedele alleato Trump, Salvini e Meloni sono ancora conviti che lo stesso Presidente americano meriti il Nobel per la pace. Ciò che francamente mi fa riflettere e preoccupa allo stesso tempo, è il fatto che le contraddizioni non sono più un errore da nascondere, ma una strategia comunicativa strutturata, segno evidente che il trampismo è un fenomeno diffuso anche in Italia. Davvero occorre una “rinascita spirituale”, auspicata sempre nell’omelia della Domenica della Palme da Papa Leone XIV, necessaria per l’intera umanità. Mentre la Chiesa si prepara alla solenne Messa di Pasqua e alla benedizione Urbi et Orbi, l’eredità del discorso di Papa Leone XIV rimane quella di un impegno concreto verso una “pace disarmata”. La Pasqua 2026, per tutti i cristiani sparsi nel mondo, non è solo una ricorrenza liturgica, ma un appello urgente alla riconciliazione universale, ricordando che il mistero pasquale abbraccia passione, morte e resurrezione come un unico cammino di liberazione dal male che oggi come ieri si chiama menzogna. Liberare il mondo dal male della menzogna richiede una “ecologia del cuore” e della mente”. Significa scegliere la trasparenza quando sarebbe più comodo nascondersi, preferire il dialogo al pregiudizio e avere il coraggio della coerenza. Un credente autentico non è chi possiede la verità, ma chi si lascia possedere da essa, diventando un testimone credibile di speranza. In definitiva, la fede autentica è la bussola che permette di navigare nel mare agitato della post-verità senza perdere la rotta dell’umanità. È il “sì” quotidiano che, un passo alla volta, toglie ossigeno all’inganno e restituisce luce al mondo.
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