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‘Ndrangheta a Roma, il clan “Marando” e lo spaccio a San Basilio: chiesti 31 rinvii a giudizio – NOMI

L’operazione, scattata la scorsa estate, ha fatto luce sugli interessi della ‘ndrangheta reggina nella capitale

Pubblicato il: 14/04/2026 – 10:23
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‘Ndrangheta a Roma, il clan “Marando” e lo spaccio a San Basilio: chiesti 31 rinvii a giudizio – NOMI

ROMA La Procura di Roma ha chiesto 31 rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Anemone contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta reggina nella capitale. L’operazione è scattata lo scorso 8 luglio e condotta dai Carabinieri del Ros, dopo anni di indagini riguardo la presenza del clan Marando a Roma. Per la Dda capo indiscusso dell’organizzazione sarebbe Rosario Marando, circondato da presunti sodali che avrebbero gestito una vasta rete di spaccio nella capitale, pur mantenendo i legami con gli ambienti criminali di Platì. Tra i numerosi reati contestati anche un caso di tortura aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un pusher che sarebbe stato rapito, legato e torturato. La Procura, rappresentata da Margherita Pinto, ha chiesto ora il rinvio a giudizio per 31 persone. La prossima udienza è fissata per il 21 maggio davanti al gup di Roma Gabriele Tomei.

La “legge dei Marando” a San Basilio

San Basilio l’unica legge è quella dei Marando «organizzazione criminale di vaste dimensioni» la cui priorità è il traffico di stupefacenti. Qui, a sud-est della Capitale, sono loro a gestire ogni cosa, attraverso un sistema di controllo costante e capillare del territorio. Questo il quadro accusatorio emerso dall’indagine della Dda di Roma. Per gli inquirenti romani (la chiusura indagine risale all’8 novembre scorso) il capo indiscusso sarebbe Rosario Marando (classe 1968), circondato da numerosi e validi affiliati a cui aveva affidato compiti ben definiti. Perché quella sgominata dai Carabinieri è un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti la cui connotazione criminale e ben organizzata deriva da un fortissimo e indissolubile legame con la ‘ndrangheta e la “casa madre” calabrese.  

Il “boss” Rosario Marando

Dalle indagini, dunque, è emerso il ruolo apicale di Rosario Marando, classe 1968 di Locri ma residente a Roma. È lui che – secondo gli inquirenti – sarebbe stato in grado addirittura di “riavviare” la piazza di spaccio a San Basilio a partire dall’estate del 2020 nonostante si trovasse agli arresti domiciliari. Insomma, una egemonia indiscussa quella dei Marando e di Rosario al punto che, sempre secondo quanto emerso dalle indagini, ben consapevole di dominare e condizionare il mercato della droga romano, «si sarebbe avvalso di metodi mafiosi per ottenere i risultati ed il monopolio delle vendite». 

Il pusher «infame» rapito, legato e torturato

Dall’inchiesta, inoltre, era emerso un episodio tanto drammatico quanto sintomatico di una penetrazione dei Marando e della loro “legge mafiosa” nel quartiere romano. Gli inquirenti, infatti, sono riusciti a ricostruire un’aggressione vile e violenta, durata per oltre un’ora e accompagnata da ogni tipo di dileggio e mortificazione, immortalata attraverso 10 video ritrovati poi dagli inquirenti estrapolando i dati dall’iPhone X sequestrato a Francesco Marando, classe 1997, anche lui nella chiusura indagini. Frame che, uno dopo l’altro, documentano la tortura nei confronti di un soggetto di cui non riveleremo l’identità, pusher già noto alle forze dell’ordine perché attivo nella piazza di spaccio “La Lupa” a San Basilio.

La “guerra” a San Basilio

La Dda capitolina, poi, tra i tanti episodi avrebbe ricostruito le “faide” nel quartiere tra gli appartenenti ai Marando e i pusher “dissidenti”, chi cioè avrebbe provato a sopraffare gli esponenti della ‘ndrangheta calabrese a San Basilio. Un tentativo fallito, chiuso con il pagamento di una somma in denaro e minacce di violenze. E morte. (Gi.Cu.)

Chiesto il rinvio a giudizio per:

  • Fatjon (alias Bledar) Berisha (cl. ’89);
  • Drini Beshtika (cl. ’60);
  • Marco Bettini (cl. ’95);
  • Antonio Callipari (cl. ’93);
  • Alessio Cervellini (cl. ’82);
  • Mariglen Cybi (cl. ’93);
  • Alessio Di Pietro (cl. ’01);
  • Giuseppe Fiorillo (cl. ’91);
  • Jurgen Havalja (cl. ’84);
  • Marco Lenti (cl. ’88);
  • Francesco Marando (cl. ’97);
  • Rosario Marando (cl. ’68);
  • Luigi Marando (cl. ’00);
  • Antonio Marando (cl. ’01);
  • Erald Marku (cl. ’86);
  • Beqir Mema (cl. ’87);
  • Federico Mennuni (cl. ’97);
  • Maurizio Miconi (cl. ’79);
  • Francesco Molluso (cl. ’51);
  • Francesco Mozzetta (cl. ’96);
  • Riza Muco (cl. ’88);
  • Domenico Natale Perre (cl. ’91);
  • Domenico Pangallo (cl. ’83);
  • Elis Roga (cl. ’79);
  • Arjan Sagajeva (cl. ’82);
  • Stefano Sbardella (cl. ’68);
  • Pasquale Trimboli (cl. ’80);
  • Angelo Turone (cl. ’72);
  • Maurizio Valeri (cl. ’75);
  • Gian Claudio Vannicola (cl. ’82).

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