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Un libro tira l’altro

Criminalità socializzata, la nuova strategia delle mafie – VIDEO

Il libro di Claudio Cordova esplora l’evoluzione delle mafie nell’era digitale, dove l’influenza si misura in follower e consenso

Pubblicato il: 21/04/2026 – 13:22
di Antonio Chieffallo
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Criminalità socializzata, la nuova strategia delle mafie – VIDEO

Ospite della nostra trasmissione “Un libro tira altro”, Claudio Cordova racconta “Criminalità socializzata”, il suo ultimo saggio in cui consegna al lettore un’analisi lucida e necessaria sull’evoluzione contemporanea delle mafie, spostando lo sguardo da un immaginario tradizionale, fatto di lupara e silenzio, a uno scenario nuovo, digitale e pervasivo. Il cuore del libro sta proprio in questa trasformazione: dalle comunicazioni criptiche dei “pizzini” e del tradizionale modo di intendere le relazioni interne ed esterne, alle dinamiche aperte e, paradossalmente, ostentate dei social network.
Cordova, giornalista che fin da giovanissimo ha denunciato i tentacoli della criminalità organizzata su politica e imprenditoria, fondatore e direttore della testata “Il Dispaccio”, porta nella scrittura la forza delle sue inchieste. Il suo è uno sguardo che nasce sul campo, alimentato da anni di osservazione diretta dei meccanismi del potere mafioso e dei suoi intrecci con la società civile. Il saggio si articola come un viaggio dentro la mutazione genetica delle mafie: organizzazioni capaci di leggere in anticipo i cambiamenti sociali e di adattarsi con straordinaria rapidità. Oggi il consenso non si costruisce più solo sul territorio fisico, ma anche – e forse soprattutto – nello spazio virtuale, dove i boss diventano figure da seguire, imitare, perfino idolatrare. I social network si trasformano così in strumenti di propaganda, reclutamento e legittimazione, fino a configurarsi come vere e proprie piattaforme di narrazione criminale. Uno degli aspetti più inquietanti messi in luce dall’autore è la capacità seduttiva delle mafie nei confronti delle nuove generazioni. Non più soltanto organizzazioni violente e visibili, ma realtà sempre più “invisibili”, con sfumature diverse per la Camorra, ma comunque integrate nel tessuto economico e sociale, capaci di mimetizzarsi e di apparire perfino affascinanti. La mafia che non spara, che non lascia cadaveri, è anche quella che meno allarma e che, proprio per questo, diventa più pericolosa.
Cordova insiste su un punto cruciale: le mafie non sono solo fenomeni criminali, ma sistemi culturali. Parlano, costruiscono simboli, rubano linguaggi e immaginari per creare consenso. La loro forza non è soltanto economica o militare, ma relazionale. È nella capacità di generare reti, appartenenza e identità che risiede il loro vero potere. La scrittura è chiara, incisiva, sostenuta da riferimenti sociologici e storici che arricchiscono il testo senza appesantirlo. Ne emerge un’opera che non si limita a descrivere, ma invita a riflettere su un rischio concreto: l’assuefazione. Il pericolo più grande non è solo la presenza delle mafie, ma la progressiva perdita di consapevolezza della loro esistenza.

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