«Mandatemi in carcere», la richiesta di Sculco al processo Glicine-Acheronte
L’ex consigliere regionale ha dato seguito a quanto annunciato il 7 maggio. Il pm non ravvisa i presupposti per l’aggravamento della misura, il Collegio dichiara inammissibile l’istanza

CROTONE Lo aveva annunciato lo scorso 7 maggio e lo ha fatto. Vincenzo Sculco, 75 anni, ex consigliere regionale e fondatore dell’ormai ex movimento politico dei Demokratici, ha chiesto formalmente di lasciare gli arresti domiciliari per essere trasferito in carcere. La richiesta è arrivata nell’aula del Tribunale di Crotone, dove è in corso il maxi processo nato dall’inchiesta “Glicine-Acheronte” della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che vede Sculco imputato insieme ad altre cento persone. Già nella precedente udienza, l’ex consigliere regionale aveva preso la parola anticipando la volontà di rendere nuove dichiarazioni spontanee davanti ai giudici e di sollecitare l’aggravamento della misura cautelare alla quale è sottoposto: dai domiciliari alla detenzione in carcere. «Mandatemi in carcere», ha detto Sculco nel corso dell’udienza, dando seguito a quanto preannunciato pochi giorni prima. Una richiesta motivata, secondo quanto spiegato dallo stesso imputato, dalla durata della detenzione domiciliare e dai tempi del dibattimento, iniziato circa due anni fa e ancora lontano dalla conclusione.
«Sono ingiustamente detenuto da tre anni e la mia condizione arreca gravissimi problemi alla mia famiglia. Per questo motivo, preferisco andare in carcere e soffrire da solo», ha affermato in aula. Sculco si trova ai domiciliari dal 27 giugno 2023, giorno dell’operazione che portò all’esecuzione di 43 provvedimenti restrittivi da parte dei carabinieri su disposizione del gip del Tribunale di Catanzaro.
Nel suo intervento, l’imputato ha richiamato anche alcuni passaggi dell’inchiesta, citando intercettazioni finite agli atti del processo. Secondo la sua ricostruzione, quelle conversazioni dimostrerebbero l’assenza di rapporti e di conoscenza con Maurizio Del Poggetto, indicato dagli inquirenti come esponente della cosca Megna.
Richiesta rigettata
La richiesta di Sculco ha aperto un immediato confronto tecnico tra le parti. Il suo difensore, l’avvocato Mario Nigro, ha chiesto sul punto il parere del pm antimafia Roberto Cubellotti. Il pubblico ministero ha chiarito che l’eventuale aggravamento della misura cautelare rientra nella competenza dell’accusa, precisando però di non ravvisare, allo stato, né i presupposti né le esigenze cautelari per sollecitare il trasferimento in carcere dell’imputato. Il presidente del Collegio, Edoardo D’Ambrosio, ha quindi dichiarato inammissibile l’istanza avanzata da Sculco. (redazione@corrierecal.it)
(Foto Gazzetta del Sud)
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