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L’analisi

Se l’esproprio è pacifico, chiamatela pure “convivenza creativa”

Il nuovo dizionario Tajani

Pubblicato il: 22/05/2026 – 10:17
di Ennio Stamile
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Se l’esproprio è pacifico, chiamatela pure “convivenza creativa”

Dopo aver ascoltato le perle di saggezza di diplomazia internazionale del nostro Ministro degli Esteri Antonio Tajani, non riesco a rimanere insensibile. Proprio ieri, anche questa volta durante un’intervista, è riuscito a entusiasmare tutti e a consolare gli equipaggi della Flotilla ancora una volta arrestati con un atto di pirateria in acque internazionali, minacciati di morte, maltrattati, come sono abituati a fare gli israeliani con coloro che ritengono terroristi: cioè tutti quelli che non la pensano come loro. Anche questa volta possiamo a buon diritto parlare di una vera e propria svolta epocale sia nel diritto internazionale che nella sociologia urbana. Con una sola, fulminea battuta il Ministro degli Esteri ha ridefinito i confini del bene e del male: «Essere colono non è una colpa, ma la violenza sì». Un’affermazione di una profondità filosofica tale che alle sue spalle si è udito distintamente il fantasma di Ugo Grozio, considerato il fondatore del giusnaturalismo moderno e del diritto internazionale, che ha chiesto il permesso di tornare in vita per frequentare la “The Tajani of International Philosophical Law”, di cui è fondatore, dirigente e professore ordinario. In pratica, il titolare della Farnesina ha separato lo status dall’azione, regalandoci uno dei principi su cui poter rifondare il diritto: occupare abusivamente la terra di qualcun altro non è un reato in sé, a patto che lo si faccia chiedendo cortesemente “permesso” e pulendosi le scarpe sullo zerbino prima di abbattere porta e muri con la ruspa. Eminenti studiosi del diritto l’hanno definita: “dottrina del colono cortese”. Secondo tale nuova teoria, le relazioni internazionali dovrebbero basarsi sulle buone maniere. Se un gruppo di simpatici escursionisti decide di costruire una palazzina plurifamiliare con piscina nel giardino di casa vostra, non c’è motivo di allarmarsi. Finché non vi tirano un sasso sul parabrezza, quell’atto si chiama “coabitazione proattiva”. Fonti vicine al ministero fanno sapere che gli uffici diplomatici stanno già lavorando al nuovo “Manuale del perfetto occupante pacifico”, che prevede alcuni capitoli fondamentali: come recintare l’altrui terreno usando il sorriso; l’arte di confiscare un pozzo d’acqua dicendo “grazie” e “per favore”; come gestire i residenti originari offrendo loro una buona tazza di tè, mentre smantellate la loro abitazione. Il rigore del Ministro contro i “coloni cattivi” – quelli che usano le mani invece del galateo – resta comunque inflessibile e prevede sanzioni durissime: via pomodori, patate e fragole. L’Europa ha approvato ulteriori sanzioni mirate contro i coloni violenti. Misure altrettanto severe, che secondo le indiscrezioni più accreditate si tradurranno in punizioni esemplari: il rovesciamento coatto dei banchetti di pastarelle della Meloni al mercato e sbadiglio d’ordinanza durante i vertici bilaterali. Quando poi il giornalista ha osato chiedere se l’Italia intenda sospendere gli accordi commerciali con Israele, Tajani ha applicato la più raffinata delle tecniche diplomatiche: si è girato ed è andato via alla Superman: braccio teso e via con il vento. Un silenzio assordante che i dotti hanno tradotto così: “Non mescoliamo il commercio con la geografia, per favore”. La reazione della politica non si è fatta attendere. Pier Luigi Bersani ha definito la posizione «indecorosa e una vergogna», dimostrando di non avere la flessibilità mentale per comprendere il nuovo corso del diritto internazionale. Nel frattempo, in Italia la criminalità sta già recependo il messaggio. Si segnalano i primi casi di ladri che, sorpresi sul fatto dal proprietario, si difendono dicendo: «Mica è una colpa essere ladro d’appartamento, signore. Il problema è la violenza. Io stavo solo prendendo l’argenteria in modo estremamente cortese. Prendiamoci un pacifico caffè». Grazie Tajani. Da oggi il mondo è un posto molto più educato, anche se un po’ più stretto per qualcuno.

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