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il futuro del porto

«A rischio l’accesso alla spiaggia di Vibo Marina». L’allarme di Cascasi e l’appello alla politica

L’imprenditore chiede un “sussulto d’orgoglio” ai politici: «Dalla delocalizzazione della Meridionale Petroli a quella della fruizione della spiaggia il passo è stato breve»

Pubblicato il: 29/05/2026 – 11:20
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«A rischio l’accesso alla spiaggia di Vibo Marina». L’allarme di Cascasi e l’appello alla politica

VIBO MARINA «Dalle notizie, filtrate dai lavori di aggiornamento al Piano di Emergenza Esterna per il mantenimento dei depositi della Meridionale Petroli, in corso presso la Prefettura di Vibo Valentia, sembra che non solo non si parli di delocalizzazione ma, al contrario, di una estensione dell’area di concessione a discapito della fruizione della spiaggia di via Vespucci». Inizia così una lettera aperta dell’imprenditore Franco Cascasi alle istituzioni calabresi, in cui esprime preoccupazione per le novità emerse nelle ultime settimane riguardo l’ipotesi delocalizzazione dei depositi costieri della Meridionale Petroli. Cascasi, che ha ottenuto in concessione un’area estesa del porto di Vibo Marina, ha avviato un progetto da circa 27 milioni di euro che accelererebbe lo sviluppo turistico della frazione vibonese, da tempo immobile a causa di inerzia e problemi burocratici.

L’allarme: a rischio l’accesso alla spiaggia

Tra questi, anche la delocalizzazione dei depositi costieri della Meridionale Petroli. Una battaglia che il sindaco del capoluogo Enzo Romeo sta cercando di portare avanti da tempo: fin qui, però, senza risultati eclatanti. Cascasi ha più volte ribadito come lo sviluppo turistico del porto dipenda anche dalla delocalizzazione degli impianti che, oggi, rappresentano un freno per il turismo. Ancora più allarmante, secondo l’imprenditore, l’idea, emersa nelle ultime settimane, di intervenire su via Vespucci, limitrofa ai depositi e alla spiaggia: per questioni di sicurezza attorno al perimetro della Meridionale Petroli verrebbe attivata una corsia preferenziale destinata alla circolazione dei mezzi di soccorso con una larghezza di 3,50 metri, delimitata con cordolo di altezza superiore a 15 centimetri e da birilli con strisce nero gialle. Solo la restante parte di via Vespucci sarà destinata “al transito dei mezzi privati della cittadinanza e dei mezzi di soccorso in uscita”. «Il risultato – contesta Cascasi – della realizzazione delle fasce di tutela dello stabilimento sarà una sostanziale espropriazione del diritto dei cittadini alla fruizione della spiaggia, soprattutto per fasce deboli, anziani e famiglie».

La soppressione dei parcheggi

Il progetto provocherebbe la totale soppressione dei parcheggi, con l’effetto «di impedire l’accesso alle persone con disabilità e alle famiglie con bambini che non potranno affrontare lunghi percorsi per accedere alla spiaggia oltre al pericolo derivante da un numero spropositato di pedoni in attraversamento dal luogo di parcheggio alla spiaggia». Un risultato in netto contrasto con la volontà iniziale di delocalizzare l’impianto: «Dalla delocalizzazione della Meridionale Petroli alla delocalizzazione della fruizione della spiaggia il passo è stato breve. A questo risultato si è giunti per l’incapacità della politica, intesa come espressione della volontà democratica di indirizzare la fruizione dei beni comuni, di svolgere il proprio ruolo avendo lasciato alle strutture burocratiche la gestione del mantenimento dello stabilimento della Meridionale Petroli».

La delibera comunale e «il silenzio» successivo

L’imprenditore ricorda la delibera unanime espresso dal Consiglio comunale di Vibo Valentia a marzo 2025, in cui si chiedeva la delocalizzazione dello stabilimento. «A questa scintilla è nuovamente calato il silenzio al quale è subentrata una gestione timida da parte dell’amministrazione comunale che ha subito prima l’approvazione da parte della Conferenza dei servizi della richiesta di rinnovo della concessione del deposito petrolifero, poi una presa di posizione della Autorità Portuale che ha preteso, nell’ambito di approvazione del piano spiaggia, di riservare a se la sovranità sulla destinazione dell’area e, adesso, l’ulteriore limitazione dei parcheggi (da 284 originari a 20 attuali) e la destinazione della strada a sostanziale zona cuscinetto per la prevenzione dei rischi connessi al mantenimento del deposito della Meridionale Petroli».

«Serve un sussulto d’orgoglio»

Per l’imprenditore questa scelta è una beffa doppia per il Comune: «Non solo gli viene sottratto ogni potere di intervento sulla destinazione di via Vespucci ma gli viene assegnato il compito di far rispettare il divieto di fruizione della strada disposto da altri». Secondo l’articolo 21 del d.lgs, ricorda ancora Cascasi, l’approvazione del Piano di Emergenza Esterna prevede che venga adottato d’intesa con la Regione, gli altri enti interessati e “previa consultazione della popolazione”. Di conseguenza «appare evidente come non vi sia più spazio per la indecisione, l’ignavia o le timidezze della politica ma occorre, se si è capaci, di un sussulto di orgoglio per ristabilire il primato della democrazia partecipata sulla logica burocratica». L’appello, dunque, è rivolto a qualsiasi espressione politica, che sia parlamentare, consigliere regionale, provinciale o comunale, «affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità e non possa dire di non aver saputo».

L’appello alla politica regionale

«Non si chiede, ingenuamente – continua Cascasi – di affermare la prevalenza della decisione politica sul reticolo normativo che governa l’esercizio degli uffici amministrativi ma almeno di verificare, anche attraverso lo strumento delle interrogazioni e interpellanze, se i provvedimenti amministrativi assunti siano stati adottati correttamente e se siano state rispettate le norme fondamentali dello Stato e della UE che assicurano la piena e assoluta fruizione dei beni pubblici e la sostenibilità degli impianti a rischio ambientale. Oltre che, naturalmente, assumere tutte quelle iniziative, in capo a coloro che occupano il ruolo di decisore politico e quindi esercitano il potere amministrativo e legislativo, tese a riaffermare e tutelare il diritto dei cittadini a vivere in ambiente confortevole eliminando ogni forma di sfruttamento di risorse pubbliche per scopi privati. La concessione dei beni demaniali si basa su un delicato equilibrio: quello di sottrarre spazi pubblici per l’esercizio di attività d’impresa. In questo caso appare debordante l’interesse privato non solo per la sostanziale perpetuità della concessione, nonostante l’evidente incompatibilità con lo sviluppo turistico, ma addirittura la sua estensione fino al punto di inglobare anche la spiaggia, bene pubblico per eccellenza». Per questo l’imprenditore lancia un appello alla politica regionale: «Di fronte a questo scenario si potrà verificare la vostra capacità di affermare l’interesse pubblico e la Vostra vocazione a mantenere il ruolo che i cittadini vi hanno assegnato». (ma.ru.)

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