«Ho dato un pezzo del mio cuore a Catanzaro e questa terra me lo ha restituito cento volte tanto»
Il saluto del prefetto De Rosa al termine del suo mandato: «Qui abbiamo creato un modello, il gioco di squadra. Il rimpianto? Scordovillo»

CATANZARO «È un’esperienza bellissima che mi porto dentro, nel cuore». Lo ha detto il prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, incontrando i giornalisti al termine del suo mandato, che si concluderà ufficialmente domenica. «In questo anno e mezzo – ha proseguito De Rosa – ho scoperto una città, un capoluogo, una provincia straordinaria. Un cuore enorme, una terra di grandi potenzialità, ma ancora non completamente espresse. Però abbiamo impresso, come dire, uno scatto in più: la capacità di lavorare insieme. Forse mancava, o comunque non era ancora completamente oliata questa capacità. Abbiamo capito che i problemi di oggi si affrontano solo con il lavoro di squadra. Questo è un territorio un po’ abituato a lavorare a compartimenti stagni, ognuno per conto proprio, con poco dialogo. Io ho cercato di far capire anche alle diverse amministrazioni che bisogna lavorare insieme, mettendo un po’ da parte la politica e le appartenenze, perché di fronte ai problemi la gente non lo capisce: bisogna dare risposte. Il “modello Catanzaro” è questo: abbiamo imparato a lavorare insieme, al di là delle diverse ideologie e appartenenze».
Il metodo di lavoro
De Rosa ha spiegato che si tratta di «un metodo di lavoro che significa che, di fronte ai problemi, si mettono da parte le diversità e si lavora insieme. Lo abbiamo fatto durante il ciclone Henry, in tante occasioni di emergenza, in tante situazioni complicate sul territorio. Catanzaro non assurge mai alla ribalta delle cronache per grandi episodi. Ma perché? Perché c’è un lavoro di prevenzione a monte, fatto di incontri, dialoghi, confronto e ascolto. Ecco, quello che io dico sempre è: parliamo di meno e ascoltiamo di più. Se ascoltiamo, impariamo anche noi a fare meglio il nostro lavoro. Il lavoro oggi di un’autorità di governo come la mia, come quella di un questore, come quello di tutte le forze di polizia, si fa sul territorio. Non si fa chiusi nelle proprie stanze, ma aprendosi al mondo. Ecco perché – ha aggiunto De Rosa – abbiamo fatto quasi dieci comitati itineranti sul territorio, molti incontri, molte presenze nelle scuole, molti inviti ad andare nei territori, a farsi vedere e a dire: “Io sono qua, chiedetemi e cercherò di fare la mia parte”. Poi non sempre si può dire di sì, ma certamente la vicinanza dei cittadini allo Stato credo che, in questo anno e mezzo, sia migliorata». Il rimpianto? «Scordovillo a Lamezia, il fatto – ha proseguito De Rosa – di non aver completato lo sgombero — chiamiamo le cose con il loro nome — cioè l’allontanamento di quelle persone in luoghi dignitosi. Non averlo potuto completare, anche se siamo a buon punto. Vi posso dire che mancano una decina di alloggi. Quando saranno stati individuati, queste famiglie si sposteranno in alloggi Aterp, o comunque trovati dall’Aterp. Quel campo verrà demolito — ci sono già le risorse per demolirlo — recintato, e quella ferita che dura da cinquant’anni sarà terminata.
L’importanza della prevenzione
Secondo De Rosa «questo è un territorio complicato, dove c’è una pervasività della criminalità molto accentuata. Bisogna lavorare insieme perché la criminalità, quando vede le risorse – e ne saranno messe a terra tante nei prossimi mesi, quasi 5 miliardi di euro — cerca di infiltrarsi. Per questo bisogna lavorare con grande attenzione. I protocolli di legalità che abbiamo stipulato vanno in questa direzione. Fidatevi dello Stato, perché gli imprenditori onesti che vogliono lavorare seriamente devono sapere che non ci facciamo intimidire dalla criminalità organizzata. I reati in diminuzione rappresentano una percezione della realtà dei fatti. Però – ha sostenuto il prefetto – a me interessa soprattutto la percezione dei cittadini, che spesso si sentono insicuri. Le estorsioni in meno: detto così sembra un dato bellissimo. Però poi bisogna capire se magari non si denuncia. Allora dobbiamo invogliare i cittadini a denunciare. Certo, avere meno furti, meno reati in generale, fa capire che è una città presidiata e controllata. Un 10% di reati in meno non è poco, quindi non dobbiamo sottovalutare questo dato. Però dobbiamo anche leggere i numeri con molta oggettività, senza farci prendere da troppo ottimismo».
Questione di cuore
Quindi un’ultima domanda: Cosa ha trovato in questa gente che magari non ha trovato altrove? «Il cuore. Ho scritto recentemente: Io ho dato un pezzo del mio cuore e mi è stato restituito cento volte tanto”. Significa – ha concluso De Rosa – che sei diventato anche un po’ catanzarese. Quando dai la tua disponibilità, poi ti viene restituita. Io ho trovato gente semplice. Ancora oggi, per strada, mi salutavano: segno che sono entrato nel cuore della gente. E questa è la mia più grande soddisfazione».
Il sogno
Infine, De Rosa ha svelato il suo sogno: «Diventare giornalista professionista facendo l’esame di Stato. Quand’ero giovane per motivi di famiglia ho scelto la carriera prefettizia ma adesso mi piacerebbe chiudere quel cerchio». (a. cant.)
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