Dal delitto Boiocchi alla Calabria, l’ex ultrà Ferdico si pente e racconta tutto. «Simoncini parlò di un omicidio a Soriano»
L’interrogatorio del 30 maggio davanti alla Procura di Milano: dal ruolo di Nepi nell’agguato al passaggio sul Vibonese, dove Simoncini avrebbe detto di avere “accompagnato” gli autori di un omicidio

LAMEZIA TERME C’è un passaggio che porta dritto fino in Calabria nel verbale dell’interrogatorio reso il 30 maggio 2026 da Marco Ferdico davanti ai magistrati della Procura di Milano. L’ex capo ultrà dell’Inter, infatti, ha deciso di “saltare il fosso” e collaborare con la giustizia, sulla scia dell’altro ex capo del tifo nerazzurro Andrea Beretta, condannato per l’omicidio di Antonio Bellocco. Ferdico ha reso almeno tre verbali di interrogatorio, tra maggio e giugno scorso, nell’ambito di una attività integrativa di indagine della Dda milanese e della Polizia nel procedimento “Doppia Curva”. Inchiesta che aveva portato ad una serie di arresti nel 2024 e poi anche a processi, tuttora in corso, oltre che per associazione per delinquere, anche con l’aggravante mafiosa per rapporti con la ‘ndrangheta, per omicidio e tentato omicidio.
Il delitto Boiocchi
Quello emerso in questo verbale di oltre un mese fa, dunque, è un passaggio breve, in parte coperto da omissis, ma potenzialmente significativo perché collega il racconto sull’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà dell’Inter, a un precedente episodio di sangue che Ferdico colloca a Soriano, in provincia di Vibo Valentia. Perché il nome che compare è quello di Simoncini. Secondo quanto messo a verbale da Ferdico, quando gli sarebbe stato proposto l’omicidio Boiocchi, Simoncini avrebbe provato ad accreditarsi come persona capace di muoversi in azioni violente. «Gli ho chiesto se lui si intendeva di azioni di questo tipo», racconta Ferdico ai pm. E Simoncini, prosegue il verbale, «per accreditarsi» avrebbe riferito che «a Soriano aveva partecipato in qualche modo all’uccisione di un soggetto».
Ma chi è Ferdico?
Marco Ferdico, classe 1985, di Vimercate, è uno dei nomi centrali del crollo della vecchia Curva Nord dell’Inter. Ex capo ultrà nerazzurro, nelle carte dell’inchiesta “Doppia Curva” viene collocato nel direttivo della curva insieme ad Andrea Beretta e Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima famiglia di ’ndrangheta, ucciso da Beretta nel settembre 2024. Secondo la ricostruzione già emersa negli atti e nelle precedenti inchieste, la curva sarebbe diventata nel tempo anche uno spazio di affari, relazioni criminali e gestione di interessi economici legati a biglietti, merchandising, iniziative celebrative e raccolte di fondi. Ma il profilo di Ferdico incrocia anche direttamente la Calabria. Il suo nome, come abbiamo già raccontato sul Corriere della Calabria, era finito nei radar della Dda di Catanzaro già dal 2020, nell’ambito degli approfondimenti sui rapporti con la ’ndrina Emanuele-Idà delle Preserre vibonesi. Per gli inquirenti calabresi non si sarebbe trattato di contatti episodici: Ferdico avrebbe avuto una presenza frequente in Calabria e rapporti stabili con esponenti del gruppo criminale, fino a essere indicato, in un altro filone investigativo, come soggetto inserito nella filiera del traffico di droga proiettata verso Milano.
Il riferimento a Soriano
Ma torniamo in Calabria e a Soriano. È qui che il verbale apre una finestra calabrese nell’inchiesta milanese sulla curva nerazzurra. La frase è seguita da una parte oscurata, poi il racconto riprende dopo l’omicidio Boiocchi. Ferdico riferisce di avere parlato nuovamente con Simoncini e di avergli detto che, alla luce di quanto accaduto, non gli sembrava fosse stato «particolarmente esperto». A quel punto, secondo la versione resa ai magistrati, Simoncini avrebbe cambiato il racconto sul precedente episodio calabrese: non avrebbe sparato, ma avrebbe «semplicemente accompagnato gli autori dell’omicidio». Un dettaglio che resta tutto da verificare e che non consente, allo stato, di ricostruire autonomamente il fatto richiamato da Ferdico.
L’omicidio Boiocchi e il ruolo di Nepi
Nel verbale Ferdico si sofferma anche sul presunto ruolo di Nepi nell’omicidio Boiocchi. Lo descrive come «impaziente» di arrivare all’esecuzione del delitto. «Più volte veniva da me dicendo: “quando lo facciamo? quando lo facciamo?”», dichiara Ferdico. Secondo il suo racconto, Nepi avrebbe intravisto nella morte di Boiocchi la possibilità di ottenere utili dalla gestione della curva. Per questo Ferdico dice di non credere che avesse avuto «un ruolo secondario» nell’omicidio. Il passaggio più operativo riguarda i movimenti della vittima. Ferdico riferisce che Nepi, dopo un iniziale diniego, si sarebbe detto «disponibilissimo» a mandare messaggi agli esecutori dell’omicidio quando Boiocchi partiva dallo stadio per andare a casa. Una ricostruzione pesante, che nel verbale viene collocata all’interno delle dinamiche di potere della curva e degli interessi collegati alla sua gestione.
La curva, i soldi e i rapporti con il mondo Inter
Il resto dell’interrogatorio allarga il quadro ai rapporti tra gli ultrà e il mondo nerazzurro. Ferdico racconta di avere avuto contatti con alcuni calciatori dell’Inter e riferisce, tra l’altro, della promessa di anelli con brillante in occasione dello scudetto della seconda stella. Parla anche dei rapporti con Calhanoglu, sostenendo di essere stato in Germania per vedere una partita Olanda-Turchia e che il calciatore gli avrebbe pagato tutto, compreso l’albergo. Sono elementi che raccontano il livello di vicinanza rivendicato da Ferdico con l’ambiente calcistico, ma il cuore calabrese del verbale resta nel passaggio su Simoncini: un riferimento a un fatto di sangue che sarebbe avvenuto a Soriano e che, nel racconto dell’indagato, sarebbe stato utilizzato come una sorta di biglietto da visita criminale. (g.curcio@corrierecal.it)
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