Fentanyl, il Viminale aveva già previsto il rischio: quasi 7mila kit salvavita per le forze di polizia
Spray al naloxone per proteggere gli operatori. Fornitura alla Mundipharma, gruppo accostato alla famiglia Sackler, simbolo delle controversie sulla crisi degli oppioidi negli Usa

LAMEZIA TERME Prima che il furto delle fiale di fentanyl dall’Ospedale Israelitico di Roma accendesse l’allarme a Palazzo Chigi, il Viminale aveva già messo nero su bianco la necessità di prepararsi a una possibile emergenza. Non sul fronte della gestione sanitaria dei farmaci, ma su quello operativo: la protezione degli uomini e delle donne delle forze di polizia chiamati a contrastare la circolazione illecita degli oppioidi sintetici. È il senso di una determina del Dipartimento della Pubblica sicurezza che avvia la procedura per l’acquisto di 6.961 confezioni di NYXOID, farmaco a base di naloxone, da destinare a Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri e Polizia Penitenziaria. Una fornitura da 278.412,16 euro Iva inclusa, pensata come presidio salvavita in caso di esposizione accidentale al fentanyl durante le attività di prevenzione e contrasto.
Il rischio scritto nella determina
Il documento richiama il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici, adottato il 12 marzo 2024 dal Dipartimento Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio. Ma il passaggio decisivo è un altro: nelle premesse della determina si evidenzia che il personale delle forze di polizia impiegato in queste attività è esposto a un «rischio elevato di potenziale intossicazione acuta da fentanyl anche a seguito di inalazione di quantitativi esigui di sostanza». Da qui la scelta di dotare gli operatori del NYXOID, indicato come terapia di emergenza in caso di intossicazione accidentale. Non una misura rivolta ai consumatori, dunque, ma uno strumento destinato a chi potrebbe trovarsi a intervenire su sequestri, controlli, ambienti contaminati o sostanze manipolate nel circuito illecito. La determina non è una risposta al caso romano e non contiene alcun riferimento al furto delle fiale, ma anticipa un’esigenza che i fatti di Roma hanno reso improvvisamente più concreta: preparare le forze di polizia a uno scenario in cui il fentanyl possa diventare non solo una sostanza da intercettare, ma anche un rischio diretto per gli operatori.
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Quasi 280mila euro per gli spray al naloxone
La fornitura sarà ripartita tra le diverse forze di polizia sulla base dei fabbisogni comunicati. Alla Polizia di Stato sono destinate 4.931 confezioni, per un importo di 197.220,28 euro. Alla Guardia di Finanza andranno 965 confezioni, per 38.596,14 euro. Per l’Arma dei Carabinieri sono previste 465 confezioni, per 18.598,14 euro, mentre alla Polizia Penitenziaria saranno assegnate 600 confezioni, per 23.997,60 euro. Ogni confezione contiene un kit da due flaconi nebulizzatori spray nasale da 1,8 milligrammi. Il costo unitario indicato nella determina è di 36,36 euro oltre Iva.
La società fornitrice
L’affidamento è previsto nei confronti di Mundipharma Pharmaceuticals S.r.l., società con sede a Milano, indicata nella determina del Viminale come distributrice esclusiva per l’Italia del NYXOID, lo spray nasale a base di naloxone scelto come terapia di emergenza per il personale delle forze di polizia esposto al rischio di intossicazione accidentale da fentanyl. Il documento precisa che l’esclusiva commerciale è stata certificata da Mundipharma Corporation (Ireland) Limited, produttrice del farmaco. Sul piano regolatorio, NYXOID ha ricevuto dalla Commissione europea l’autorizzazione all’immissione in commercio valida in tutta l’Unione europea il 10 novembre 2017. La documentazione dell’Agenzia europea per i medicinali indica come titolare dell’autorizzazione Mundipharma Corporation (Ireland) Limited, con sede a Dublino, e specifica che ogni spray nasale contiene una singola dose da 1,8 mg di naloxone.
Le controversie negli USA
C’è poi un elemento di contesto internazionale, non richiamato nella determina del Viminale ma rilevante nel dossier sugli oppioidi. Reuters ha indicato Mundipharma International come società di proprietà della famiglia Sackler, la stessa famiglia proprietaria di Purdue Pharma, l’azienda produttrice dell’OxyContin finita al centro delle controversie giudiziarie sulla crisi degli oppioidi negli Stati Uniti. Sempre secondo Reuters, nel quadro delle trattative sul settlement Purdue si è discusso anche della possibile vendita di altre società riconducibili ai Sackler, tra cui Mundipharma, che ha commercializzato oppioidi fuori dagli Stati Uniti. Il punto, nel caso italiano, non riguarda contestazioni sulla procedura del Viminale, motivata nell’atto con l’esclusiva commerciale del farmaco e con le esigenze operative delle forze di polizia. Ma il nome della società fornitrice aggiunge un elemento di scenario: l’antidoto scelto per proteggere gli operatori italiani dal rischio fentanyl arriva da un gruppo che, a livello internazionale, è stato accostato da Reuters alla storia industriale e giudiziaria degli oppioidi.
Lo scenario dopo il furto delle fiale
Il caso dell’Ospedale Israelitico resta sullo sfondo, ma aiuta a leggere il contesto. A Roma sono state rubate 80 fiale di fentanyl, quantità ritenuta idonea a confezionare fino a circa 20mila dosi destinate al consumo illecito. Il furto ha portato a una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, all’apertura di un’indagine della Procura di Roma e all’attivazione dei carabinieri del Nas, mentre il ministero della Salute ha annunciato un rafforzamento dei controlli sulla gestione dei farmaci stupefacenti. Da una parte c’è il problema della custodia delle scorte sanitarie e del rischio che il fentanyl finisca sul mercato nero. Dall’altra c’è la necessità di proteggere chi quel mercato deve intercettarlo.
Il segnale che arriva dal documento del Dipartimento della Pubblica sicurezza è netto: l’Italia si sta preparando a un rischio che non riguarda più soltanto le emergenze internazionali o il mercato statunitense degli oppioidi sintetici. Il fentanyl entra nelle pianificazioni operative delle forze di polizia come sostanza da contrastare e, allo stesso tempo, come possibile pericolo per chi interviene. (g.curcio@corrierecal.it)
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