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LA DECISIONE

Infiltrazioni mafiose, prorogato di sei mesi lo scioglimento dei Comuni di Casabona e Badolato

La decisione del Consiglio dei ministri su proposta del ministro Piantedosi. Alla base dei provvedimenti le risultanze delle inchieste “Nemesis” e contro la cosca Gallace

Pubblicato il: 05/08/2026 – 9:40
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ROMA Il Consiglio dei ministri ha deliberato la proroga per altri sei mesi dello scioglimento dei consigli comunali di Casabona, nel Crotonese, e Badolato, in provincia di Catanzaro. La decisione è stata assunta su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali. Per entrambi i Comuni proseguirà dunque la gestione affidata alle commissioni straordinarie.

Perché era stato sciolto il Comune di Casabona

Lo scioglimento di Casabona era stato disposto nell’aprile del 2025 dopo gli accertamenti avviati in seguito all’operazione “Nemesis” della Dda di Catanzaro. L’inchiesta aveva portato, nell’ottobre del 2024, all’esecuzione di dieci misure cautelari, coinvolgendo anche l’allora sindaco e altri esponenti dell’amministrazione comunale. Nella relazione allegata al decreto venivano evidenziati presunti rapporti tra esponenti della lista che aveva sostenuto il sindaco e il contesto criminale locale, insieme a un ipotizzato accordo per ottenere sostegno elettorale in cambio di favori. Gli accertamenti avevano riguardato anche assunzioni, affidamenti e presunte agevolazioni nella distribuzione dell’acqua a soggetti indicati come vicini alla cosca egemone sul territorio. Il quadro giudiziario ha tuttavia registrato un’importante evoluzione: nel giugno del 2026 il gup di Catanzaro ha assolto gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato dalle accuse di associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso, perché il fatto non sussiste.

Il caso Badolato

A Badolato lo scioglimento era seguito all’inchiesta della Dda di Catanzaro che, nel gennaio del 2025, aveva portato a 44 misure cautelari. Tra le persone coinvolte figuravano il sindaco, il vicesindaco, il presidente del Consiglio comunale e due assessori. Secondo la relazione ministeriale, un imprenditore indicato come appartenente alla cosca locale avrebbe inciso sulla campagna elettorale del 2021, sulla formazione delle liste e della giunta e su alcune decisioni amministrative. Le contestazioni riguardavano, tra l’altro, incarichi, lavori pubblici, compravendite immobiliari e la stabilizzazione di un agente della polizia municipale. La relazione parlava di una «infiltrazione diretta della cosca nella compagine politico-gestionale» del Comune e di un apparato amministrativo piegato al perseguimento di interessi riconducibili alla criminalità organizzata. La proroga decisa dal governo consentirà alle due commissioni straordinarie di proseguire l’attività di risanamento e di completare gli interventi necessari al ripristino della piena legalità amministrativa.

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