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L’incubo degli incendi

Estate in Calabria: un paradiso bruciato dai diavoli

Tra paesaggi, borghi e biodiversità, la regione avrebbe tutto per vivere un’estate di gioia. Ma incendi, prevenzione insufficiente e territori fragili trasformano ogni anno il paradiso calabrese in u…

Pubblicato il: 05/08/2026 – 9:57
di Francesco Bevilacqua*
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L’estate in Calabria dovrebbe essere solo gioia: caldo quasi ovunque tollerabile grazie alla posizione geo-metereologica della regione, aperta agli influssi umidi del Mediterraneo occidentale, all’incontro tra aria caldo-umida proveniente dal Tirreno ed aria fredda che staziona sulle vicine montagne, che produce piogge locali anche nella buona stagione; abbondanza di acque interne (mal utilizzate, naturalmente); possibilità di spostarsi dal mare ai monti in tempi rapidissimi e quella di traversare dallo Ionio al Tirreno e viceversa con la stessa facilità; paesaggi dei più diversi – per questo Guido Piovene o Giuseppe Isnardi parlavano di “mosaico” e di “intarsio” a proposito del volto terrestre della Calabria – anche all’interno delle sue coste e delle sue montagne; se vuoi allontanarti dal caos dei luoghi più affollati basta trovare pace nei piccoli paesi dell’interno.
E poi riposo integrale, “letargo”, tempi dilatati, spazi vuoti a perdita d’occhio, “sovrumani silenzi” cari a Leopardi per tutti i visitatori dal palato buono. E ancora: chi ama muoversi a piedi può farlo in migliaia di percorsi, cammini, trekking. Mettici anche l’ospitalità, quest’ultima proveniente dall’insegnamento greco per cui l’ospite che bussa alla tua porta potrebbe essere un dio sotto mentite spoglie che vuol metterti alla prova. Mettici quel senso dell’esotico, del lontano, dell’ignoto, del selvaggio, dell’irrazionale, del pittoresco e dell’autentico, che ho provato a descrivere in un mio recente libro.
Ecco, le condizioni ci sono tutte, insomma, perché i calabresi vivano, se vogliono, le proprie vacanze in Calabria accogliendo amici e visitatori, prendendosi una pausa, chi può, dalle proprie ansie, contribuendo a rendere migliore la loro terra. E ci sono anche le condizioni perché stranieri, viaggiatori e perfino turisti trovino tutto quel che vogliono, avendo a disposizione uno spettro amplissimo.
Eppure, tutto ciò non basta ad escludere dall’estate in Calabria quell’overdose di ansie che macchiano e complicano la relazione con questa terra da parte di chi vi resta, vi torna o vi approda.
A parte i soliti disagi tipici delle terre del Sud, la confusione, il disordine, la vicinanza del bello prodotto dalla natura, dall’arte, dalla storia ed il brutto realizzato da una modernità fraintesa; a parte i disservizi pubblici e la mancanza di una non ancora matura professionalità nell’accoglienza; a parte gli antichi pregiudizi sui calabresi; a parte tutto ciò, da molti anni ormai non si riesce a godere di quella gioia di cui parlavo in apertura perché gli incendi estivi, a causa della stupidità e/o della follia dei piromani e di una ancora non matura strategia di prevenzione, analisi e spegnimento, sono divenuti la vera costante ansiogena dell’estate in Calabria. E purtroppo non solo in Calabria o nel Sud Italia.
Le persone più sensibili, il pubblico più consapevole, abitanti e visitatori che maggiormente hanno a cuore la Calabria non possono che rimanere in una costante situazione di allarme per il paesaggio e le comunità che paiono vittime di una maledizione. Ne riparleremo più approfonditamente – e questa volta senza dimenticare sottovalutazioni, errori e manchevolezze – quando sarà passata l’urgenza, semmai passerà. Sin d’ora però potremmo dire, parafrasando un vecchio detto che è stato una costante per Napoli e tutto il Sud e sul quale Benedetto Croce scrisse un acuto e breve saggio: “Estate in Calabria: un paradiso bruciato dai diavoli”.
Non è necessario un esorcismo. Basta prendere atto che il nostro territorio, la sua vegetazione rigogliosa, le sue grandi foreste, la sua biodiversità, oltre che l’arte, le tradizioni e la cultura, sono la prima e vera attività produttiva della Calabria. Ma occorre anche prendere atto che prevenire, analizzare, spegnere e fare le indagini sono ormai parte del problema. Senza recriminazioni, senza accusare nessuno, ma con l’umiltà indispensabile a imparare e innovare.

*Avvocato e scrittore

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