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estate di sangue

Due donne uccise nel Cosentino, la scia dei femminicidi non si ferma. «Cambia l’arma ma non l’obiettivo»

Ornella Forastefano e Carmela Bifano unite da un tragico destino. Veltri: «Non è un’emergenza occasionale, ma un fenomeno sistemico»

Pubblicato il: 20/08/2026 – 6:51
di Fabio Benincasa
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COSENZA Carmela Bifano uccisa a colpi di pietra in una campagna del Cosentino e la 46enne Ornella Forastefano deceduta a cauda delle botte ricevute e lasciata agonizzante nei pressi dell’ospedale di Trebisacce. Sono le ultime due vittime di femminicidio in Calabria, una scia di sangue senza fine. E come dimenticare, lo scorso 23 gennaio a Mileto, Maria Assunta Currà freddata dall’ex compagno, Pasquale Calzone, di 63 anni. I loro corpi sono stati ritrovati dal fratello dell’uomo che ha lanciato l’allarme. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, l’uomo le ha sparato con una pistola che ha poi rivolto verso se stesso suicidandosi. Stessa dinamica che caratterizzerebbe il tentato omicidio-suicidio a Mongrassano: Ida Frassetti è stata raggiunta da quattro colpi idi pistola sparati dal marito, Michele Bianco, che poi ha tentato di suicidarsi sparandosi in testa. Entrambi sono stati soccorsi e si trovano ricoverati all’ospedale di Cosenza.

La moglie colpita a morte con delle pietre

A Corigliano Rossano, il 76enne Pietro Scintu avrebbe colpito a morte la moglie di 73 anni utilizzando delle pietre: la donna è stata ritrovata senza vita – nella giornata di martedì 18 agosto – in un terreno agricolo situato in località Torre Voluta, nella zona di Villaggio Frassa. Sul caso hanno avviato le indagini gli agenti della Squadra mobile della Questura di Cosenza e a distanza di 24 ore è stato emesso il fermo dal pm titolare del fascicolo di indagine nei confronti dell’anziano marito della vittima. L’aggressione mortale sarebbe seguita ad un litigio scatenato da futili motivi. La procura di Castrovillari ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima.

Femminicidio a Trebisacce

Sempre sullo jonio cosentino, a pochi chilometri da Corigliano Rossano, si è consumata un’altra tragedia. Ornella Forastefano è stata massacrata di botte dal compagno, che poi l’ha lasciata agonizzante nei pressi dell’ospedale di Trebisacce, prima di tentare la fuga verso Bari per imbarcarsi e raggiungere l’Albania. Elvis Metvelaj è stato fermato in tempo dai carabinieri, ed anche per lui è stato emesso e convalidato il fermo dalla procura di Bari. Il fascicolo passerà alla procura di Castrovillari. Il 42enne albanese aveva una relazione con la vittima, i due sarebbero andati a vivere insieme circa un mese fa.

Cambia l’arma ma non il tragico destino

«Cambia l’arma: pietre, mani che strangolano, coltelli, fucili ma a morire sono le donne ad ogni latitudine in ogni contesto sociale e culturale. D’estate poi sembra che ci siano ragioni in più forse perché si desidera con più determinazione di affermare le proprie scelte. In ogni caso, contrariamente a quanto viene diffuso istituzionalmente, due donne uccise per mano maschile in Calabria negli ultimi giorni. Si tratta di femminicidi. Una fattispecie di reato che è stata riconosciuta e che purtroppo trova verifica in questa torrida estate. Non restiamo in silenzio», dice al Corriere della Calabria Antonella Veltri, già presidente Dire e attivista del centro Lanzino.
«In silenzio non lo siamo state nel passato cambiando le leggi che imponevano il matrimonio riparatore o la violenza un reato contro la morale. Ma non basta, non basta più. Oggi c’è da sollevare una responsabilità collettiva, fare uscire dalle pagine della cronaca – poi dimenticata- un fenomeno strutturale, fortemente radicato nella cultura di questo paese. La recente uccisione di una donna a Trebisacce ci ricorda drammaticamente che la violenza può arrivare fino alle conseguenze più estreme. Di fronte a ogni forma di violenza contro le donne, la responsabilità è collettiva: nessuna istituzione, nessuna comunità, nessuna persona può considerarsi estranea». «Prevenire significa intervenire prima che la violenza diventi irreparabile, riconoscendo i segnali, contrastando la cultura del possesso e mettendo al centro l’autodeterminazione delle donne – aggiunge Veltri. – Ogni donna deve essere libera di scegliere se stare o non stare in una relazione, di interromperla e di ricominciare la propria vita senza subire minacce, controllo, persecuzioni o violenza».
«La violenza contro le donne non è un fatto privato né un’emergenza occasionale: è un fenomeno sistemico, fondato sull’esercizio di potere degli uomini sulle donne – prosegue l’attivista – per questo sono indispensabili politiche di prevenzione strutturali, formazione e una rete territoriale capace di agire con responsabilità, continuità e competenza. Un ruolo fondamentale appartiene ai presidi territoriali rappresentati dai Centri antiviolenza femministi, che da oltre trent’anni costruiscono percorsi di libertà e autonomia insieme alle donne. Fare rete significa ascoltare e riconoscere il sapere dei Centri, garantire loro risorse e continuità e mettere in relazione istituzioni, servizi e comunità. Perché fermare la violenza non significa soltanto intervenire dopo: significa costruire, ogni giorno, le condizioni culturali e materiali perché ogni donna possa vivere libera e scegliere della propria vita». (f.benincasa@corrierecal.it)

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