La «Banca di Dubai» della cocaina: 20 milioni nella cassaforte dei narcos
Riciclati milioni tra Europa, Emirati e Sudamerica
Una vera e propria banca clandestina al servizio dei grandi trafficanti internazionali di cocaina, capace di rendere disponibili enormi quantità di denaro in Paesi diversi nel giro di pochissimo tempo, senza passare attraverso i normali circuiti bancari. Europol la chiama «Dubai Bank». Ed è la struttura finanziaria finita al centro dell’operazione internazionale Drakkar, condotta dalla Policía Nacional spagnola con il supporto dell’agenzia europea e la collaborazione delle autorità di diversi Paesi. Il bilancio è di 21 persone arrestate e beni per circa 20 milioni di euro individuati, sequestrati o congelati. Tra gli indagati figura anche un soggetto classificato da Europol come High Value Target, ritenuto uno degli uomini di riferimento di uno dei principali sistemi mondiali di underground banking utilizzati dalla criminalità organizzata.
La «Banca di Dubai»
Il sistema, secondo gli investigatori, permetteva alle organizzazioni criminali di finanziare grandi operazioni di narcotraffico e spostare successivamente i proventi della droga senza effettuare materialmente trasferimenti bancari internazionali per ogni operazione. Il meccanismo era quello tipico dell’underground banking: una rete di broker collegati fra loro consentiva di versare una somma in un Paese e renderne disponibile l’equivalente dall’altra parte del mondo. I conti venivano poi compensati attraverso operazioni commerciali, società, conti bancari, trasferimenti di beni e concentrazioni di denaro contante. Il tutto dietro pagamento di una commissione, variabile a seconda dell’operazione. Per garantire che il contante finisse nelle mani giuste veniva utilizzato anche un sistema tanto semplice quanto efficace: il numero di serie di una banconota funzionava come una sorta di token. L’identificativo veniva comunicato attraverso la catena e chi si presentava per ritirare i soldi doveva esibire il codice corrispondente. Un sistema costruito sulla fiducia e capace, secondo Europol, di movimentare rapidamente enormi quantità di denaro per conto della criminalità organizzata internazionale.
Gli arresti tra Spagna, Dubai, Egitto e Olanda
La fase operativa principale è scattata in Spagna il 22 luglio scorso, quando sono state arrestate 15 persone. Le autorità spagnole avevano contemporaneamente emesso 19 mandati di arresto internazionali nei confronti di soggetti localizzati all’estero. Sei sono già stati eseguiti: quattro persone sono state arrestate negli Emirati Arabi Uniti, una in Egitto e una nei Paesi Bassi. Ed è proprio negli Emirati che è stato catturato uno dei personaggi considerati centrali nell’infrastruttura finanziaria clandestina. L’uomo viene classificato da Europol come obiettivo di alto valore e sarebbe stato in grado di fornire servizi finanziari ad alcune delle più importanti organizzazioni dedite al narcotraffico mondiale. L’indagine ha visto anche il contributo delle autorità di Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti, compresa la Drug Enforcement Administration americana.
Venti milioni tra immobili, auto e conti
Seguendo la pista finanziaria gli investigatori hanno individuato un patrimonio complessivo di circa 20 milioni di euro. Nel dettaglio figurano 48 immobili per un valore superiore ai 14 milioni, automobili di lusso valutate complessivamente oltre 1,6 milioni e 121 conti bancari contenenti circa 2,3 milioni di euro. Tra gli investimenti sospettati di essere stati realizzati utilizzando denaro di provenienza illecita compare anche una proprietà di lusso a Ibiza. Per gli investigatori, dunque, la “banca” non serviva soltanto a spostare i soldi della droga: rappresentava una vera infrastruttura finanziaria parallela a disposizione delle organizzazioni criminali.
Tutto comincia da una nave carica di cocaina
La pista che ha portato alla «Dubai Bank» nasce molto lontano dai grattacieli degli Emirati. Nel febbraio 2021 la Policía Nacional intercettò al largo delle coste spagnole una nave sulla quale furono scoperti 1.835 chili di cocaina. I nove componenti dell’equipaggio vennero arrestati e l’imbarcazione fu successivamente rimorchiata nel porto di Gijón. Poco dopo la nave affondò. Gli investigatori avrebbero poi scoperto che a bordo erano nascosti altri 1.650 chili di cocaina. Secondo l’ipotesi investigativa, la falla che provocò l’affondamento sarebbe stata provocata deliberatamente dal capitano e componenti della rete criminale sarebbero successivamente riusciti a raggiungere il relitto e a recuperare il secondo carico. Complessivamente, dunque, l’operazione riguardava quasi 3,5 tonnellate di cocaina. Entrambe le partite, secondo Europol, erano state caricate in Sudamerica nel gennaio 2021. Il piano prevedeva che la droga venisse successivamente trasferita in mare su imbarcazioni veloci e portata sulle coste spagnole.
Dalla cocaina ai banchieri
È proprio risalendo la catena di quel carico che gli investigatori sono arrivati progressivamente ai livelli superiori dell’organizzazione. Prima i trafficanti, poi i collegamenti con altre operazioni internazionali e infine gli uomini incaricati di finanziare le spedizioni e riciclare il denaro prodotto dalla vendita della cocaina. Ed è questo forse l’aspetto più significativo dell’operazione Drakkar: colpire non soltanto chi trasporta la droga, ma l’infrastruttura senza la quale i grandi traffici internazionali difficilmente potrebbero funzionare. La rete della «Dubai Bank», secondo gli investigatori, sarebbe stata infatti in grado di mettere denaro a disposizione delle organizzazioni criminali in diversi Paesi del mondo in tempi estremamente rapidi, aggirando i normali sistemi finanziari. Un servizio su misura per un narcotraffico diventato globale, nel quale i container e le tonnellate di cocaina rappresentano soltanto una parte della macchina. L’altra, sempre più importante, è quella dei broker, delle compensazioni clandestine e dei milioni che devono attraversare le frontiere senza lasciare tracce. (redazione@corrierecal.it)
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