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L’OMAGGIO DURANTE LA PROTESTA

«Ciao, Brigante!». La protesta dei tir si ferma per l’ultimo saluto ad Antonio Ruberto – VIDEO

Il feretro del 59enne attraversa due file di camion tra i clacson dei trasportatori. Il traffico si ferma per qualche minuto e uno striscione racconta l’affetto della comunità: «Resterai sempre uno d…

Pubblicato il: 19/10/2026 – 16:05
di Giorgio Curcio
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GIZZERIA Per una volta quei clacson non sono serviti a protestare, a richiamare l’attenzione o a chiedere risposte. Hanno suonato tutti insieme per salutare un uomo. È successo oggi a Mortilla, nel territorio di Gizzeria, dove la mobilitazione degli autotrasportatori ha lasciato spazio, per qualche minuto, a un momento di commozione e di rispetto. A ricevere quell’insolito ultimo saluto è stato Antonio Salvatore Ruberto, scomparso improvvisamente all’età di 59 anni. Una vita trascorsa nel mondo dell’autotrasporto, tra camion e strade, e un legame profondo con la sua comunità. Tanto è bastato perché il passaggio del suo feretro diventasse un momento capace di unire tutti, anche nel mezzo di una protesta che da giorni sta interessando il territorio.

Il saluto tra due file di tir

La scena si è consumata lungo la strada di Mortilla, dove sono schierati i mezzi pesanti impegnati nella mobilitazione. Al passaggio del feretro, i trasportatori hanno interrotto per qualche minuto ogni attività, bloccando anche il traffico. Poi il suono dei clacson. Uno dopo l’altro, fino a trasformarsi in un unico, lungo saluto. Il feretro ha attraversato la strada tra due file di camion, accompagnato da quel rumore così familiare a chi ha trascorso buona parte della propria vita al volante. Un gesto semplice, ma carico di significato. Perché proprio lì, dove da giorni i clacson scandiscono le ragioni della protesta, quello stesso suono ha assunto un significato completamente diverso. Non più una rivendicazione, ma un omaggio.

«Ciao, Brigante!». L’affetto dei ragazzi di Mortilla

C’è anche un’immagine che racconta, forse meglio di tante parole, l’affetto che circondava Antonio Ruberto. È quella di un camion sul quale campeggia un grande striscione bianco, con una scritta impossibile da non notare: «Ciao, Brigante!». Subito sotto, poche parole: «Ci mancherai, ma resterai sempre uno di noi». E una firma che dice molto del legame con il territorio: «I Ragazzi di Mortilla». Un soprannome, un messaggio e un camion. Tre elementi che restituiscono il senso di un saluto pensato da chi voleva ricordare Ruberto senza bisogno di grandi discorsi. Con il linguaggio della familiarità, dell’amicizia e di un’appartenenza che va oltre gli anni e le generazioni.

L’ultimo viaggio

Ruberto aveva conosciuto da vicino il mondo dei trasporti, lavorando per anni in un settore fatto di sacrifici, partenze e giornate trascorse lontano da casa. La sua scomparsa improvvisa ha lasciato dolore tra familiari, amici e conoscenti. Le esequie sono state fissate per oggi, lunedì 19 ottobre, alle 16, nel Santuario di San Francesco di Paola, a Sambiase. Prima, però, c’è stato quel passaggio a Mortilla. Una strada occupata dai tir, il traffico fermo per qualche minuto e il suono dei clacson ad accompagnare il feretro. La protesta riprenderà il suo corso, con le sue richieste e le sue difficoltà. Ma per qualche minuto, oggi, il motivo per cui tutti quei camion erano fermi è passato in secondo piano. Perché ci sono clacson che suonano per farsi ascoltare. E altri che servono soltanto a dire addio. (g.curcio@corrierecal.it)

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