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Politiche 2022

Conte apre al Pd (futuro), ma avverte: «Non sarà facile dialogare con noi»

Il leader 5 Stelle: «Siamo l’avamposto progressista». E riceve l’endorsement di Grillo

Pubblicato il: 26/09/2022 – 21:56
Conte apre al Pd (futuro), ma avverte: «Non sarà facile dialogare con noi»

ROMA Forte della “investitura popolare” che gli deriva da quel 15% abbondante di consensi che gli sono arrivati dal responso elettorale, Giuseppe Conte canta vittoria e già delinea il solco su cui intende portare il M5s nella nuova legislatura. Legge la “rimonta” dal previsto crollo di consensi come un lasciapassare per dettare la linea “intransigente” che il Movimento terrà a difesa dell’architettura costituzionale del Paese ma anche delle conquiste pentastellate, a partire dal reddito di cittadinanza.
Dalla sua ha anche l’endorsement convinto, anche se un po’ tardivo, di Beppe Grillo, rimasto alla finestra ad aspettare l’esito del voto ed ora soddisfatto del risultato. Paragona il Movimento alla vecchio nespolo che cresce nel suo giardino e che, a dispetto della trascurata cura ricevuta, cresce «rigoglioso e verde» e produce ottimi frutti.
«Gliene abbiamo fatte di tutti i colori a questo nespolo negli anni, eppure – continua Grillo nel paragone – sopravvive con un filo di linfa che c’è dentro».
Ma l’obiettivo di Conte non è certo quello di sopravvivere. Anzi. Viste le cattive acque in cui naviga il Pd intende sventolare lui la bandiera del difensore del presidio democratico in Parlamento e il M5s come «avamposto per la realizzazione di un’agenda progressista».
«Noi saremo pronti a difendere i nostri valori e principi costituzionali, consapevoli della rimonta straordinaria della nostra forza politica con questa investitura popolare», dice dopo i prammatici auguri a Giorgia Meloni. Avverte che non farà «sconti a nessuno» per la difesa del reddito di cittadinanza e di tutte le altre conquiste del Movimento.
Non chiude dialogo con la futura dirigenza dem che arriverà dopo il congresso ma avverte che a dettare le condizioni questa volta sarà lui: «noi poniamo un’asticella molto alta. Non sarà facile dialogare con noi». Sono condizioni che detta nonostante il risultato elettorale sia dimezzato rispetto alle precedenti politiche del 2018 e comunque inferiore alla stessa “debacle” che il M5s ebbe alle successive europee.
«Ma quella era un’altra era. Soprattutto se teniamo conto di tutte le traversie affrontate dal Movimento, comprese le ultime scissioni». E infatti il successo di Conte si misura soprattutto nella “rimonta” dai sondaggi pessimi da cui partiva. E, last but non least, dai voti ottenuti nel Mezzogiorno.
Il M5s è infatti primo partito al Sud, la forza politica che ha raccolto il maggior numero di voti in Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. E in Campania, esulta Sergio Costa che con il suo 40% a Fuorigrotta ha sconfitto Luigi Di Maio, il Movimento ha fatto “cappotto” e conquistato 11 collegi rispetto ai 10 dello stesso centrodestra.
Per Conte, che preannuncia la vittoria in circa 15 collegi uninominali, è sintomo di «grande credibilità per una forza politica che correva da sola».

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