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l’emergenza

L’ennesima tragedia che scuote la (mala)sanità a Lamezia Terme. Troppi gli appelli caduti nel vuoto

La morte del medico Caparello ha riacceso i riflettori sulla sanità lametina, nonostante le denunce di sindacati, associazioni e Amalia Bruni

Pubblicato il: 28/09/2022 – 16:16
di Giorgio Curcio
L’ennesima tragedia che scuote la (mala)sanità a Lamezia Terme. Troppi gli appelli caduti nel vuoto

LAMEZIA TERME Una tragedia che ha scosso la città di Lamezia Terme. Un’intera e ormai inerme comunità che fatica a farsi domande e soprattutto a trovare risposte. Anche perché le istituzioni, deputate a farlo, tacciono. E lo fanno da mesi, anni, nell’indifferenza generale.

Il dramma

Quella di Raffaele Caparello, medico lametino di 72 anni, è una morte assurda. Il medico in pensione, secondo quanto è stato ricostruito dopo la morte, avrebbe cominciato ad avvertire dei forti dolori al petto e al braccio, poi avrebbe chiesto ai suoi familiari di chiamare il 118, scontrandosi con il primo stop: non ci sono ambulanze disponibili. Poi un’altra chiamata, un’ora più tardi, ma con lo stesso risultato: non ci sono ambulanze. E così, dopo aver avvertito la guardia medica e il successivo trasporto al Pronto soccorso del “Giovanni Paolo II”, Caparello muore poco dopo. Un dramma che lascia sgomenti e che al contempo accende i riflettori su tutte le carenze e le irresponsabilità di un sistema sanitario che pesano, ora, come macigni. Quella di Caparello, che proprio in qualità di medico aveva dedicato la propria vita a curare i pazienti prima di andare in pensione, è una morte che sconvolge e richiama urgentemente non solo dialogo ma soprattutto alla presa di coscienza che porti ad atti concreti e definitivi e che oltrepassino progetti e visioni ideali.

Gli appelli caduti nel vuoto

Sono innumerevoli, infatti, gli appelli e gli allarmi lanciati in questi ultimi mesi e finiti puntualmente nel vuoto, inascoltati. Risale al marzo di quest’anno, ad esempio, la forte denuncia di Saverio Ferrari, medico del 118 dell’Asp di Catanzaro, che aveva parlato al Corriere della Calabria di una situazione molto preoccupante. Ricordando, in quel frangente, come il rischio maggiore fosse legato proprio «alla mancanza di ambulanze con a bordo medici» rendendo dunque quasi vano «l’intervento del 118, senza contare le difficoltà legate alla copertura di una vasta porzione di territorio». L’appello, anche in quel caso caduto nel vuoto, arrivava a poche settimane da un’altra tragedia accaduta a Lamezia Terme, la morte di un uomo nei pressi del Tribunale cittadino, quindi in pieno centro, a causa dell’arrivo dell’ambulanza da Girifalco dopo oltre 40 minuti. Un lasso di tempo risultato poi fatale. Risale, invece, allo scorso 20 settembre l’altra denuncia di Amalia Bruni che aveva sottolineato come in un’area che conta circa 200mila abitanti, l’area lametina (Lamezia, Falerna, Maida e Soveria) il servizio del 118 potesse essere garantito solo da ambulanze provviste di personale paramedico «ma senza il medico che sempre nei casi di medicina di urgenza è assolutamente necessario». E che dire delle associazioni del territorio lametino? Basti pensare alle continue emergenze sottolineate dall’associazione “Malati cronici” e “Italia Nostra” con in prima fila Giuseppe Marinaro o il “Coordinamento Sanità 19 marzo”, nato dalla massiccia mobilitazione che, adesso, sembra un ricordo sbiadito.

Il Pronto soccorso

Parole drammaticamente profetiche ma che affondano le radici in forti consapevolezze. Perché che la sanità a Lamezia Terme arranchi da tempo non è affatto una novità. Non va meglio, ad esempio, al pronto soccorso del “Giovanni Paolo II”, alle prese tra carenze e disservizi da diversi anni e tamponate a fatica. Pochi infermieri per ogni turno e pazienti costretti a rimanere per ore in sala d’attesa prima di poter essere visitati dopo il pre-triage. E, tra “codici” da smaltire e carenza di personale, il tutto si traduce di fatto in un circolo vizioso senza fine e che sfocia, molto spesso, in gesti di esasperazione con il conseguente arrivo, a cadenza quasi quotidiana, dei Carabinieri costretti a sedare gli animi.

«Attivare un piano straordinario per la salute pubblica»

Dalla politica e dai sindacati è arrivato in queste ore l’affondo. Alle parole della consigliera regionale Amalia Bruni fanno eco quelle del segretario regionale della Cgil Calabria, Angelo Sposato. «È chiaro – ha detto ai microfoni del Corriere della Calabria – che servono medici e servono infermieri perché quando le ambulanze in una regione viaggiano senza medici a bordo, quando i Pronto Soccorso chiudono e quando la rete ospedaliera non è più nelle condizioni di garantire la medicina territoriale, e lo dicono anche le lavoratrici e i lavoratori del settore, credo che in questo momento bisogna necessariamente attivare un piano straordinario per la salute pubblica». «Noi abbiamo detto che il sistema in Calabria si sta già di per sé privatizzando perché gli accreditamenti nella sanità privata molte volte depotenziano il pubblico e quindi le liste di attesa spesso si abbattono perché ci sono strutture private che fanno le veci del pubblico e così non può funzionare». «Noi diciamo che la salute deve tornare a essere pubblica, bisogna investire sulle assunzioni e quindi sulle stabilizzazioni del personale e bisogna avere un piano operativo, subito».

La svolta che serve

L’ultima speranza (rimane solo quella) è che l’ennesimo dramma che ha colpito la città di Lamezia Terme consenta di trovare tutte quelle misure necessarie a colmare quel gap drammatico che si traduce in perdita di vite umane. Affinché non si parli più di «emergenze» e di «tragedie», ma di servizi e buona sanità. (redazione@corrierecal.it)

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