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Il caso

Bufera su Santanchè. Lei si difende. Opposizioni chiedono le dimissioni

La ministra al centro di un’inchiesta di Report sui rapporti poco chiari delle sue aziende

Pubblicato il: 23/06/2023 – 6:50
Bufera su Santanchè. Lei si difende. Opposizioni chiedono le dimissioni

ROMA Non accenna a placarsi ma anzi sembra in aumento la bufera politica scoppiata attorno a Daniela Santanchè, ministra del Turismo ed esponente tra i più noti della Destra italiana, a seguito dell’inchiesta per Report andata in onda lunedì su Rai3 sulla gestione delle aziende Visibilia e Ki Group. In giornata si è fatta sempre più assordante la protesta delle opposizioni che chiedono le dimissioni spiegando senza mezzi termini come «sia in gioco la credibilità del Governo».
Molti si appellano direttamente a Giorgia Meloni e Pd, M5s e Alleanza Verdi e Sinistra chiedono alla premier di riferire al Parlamento “sugli affari poco chiari” della sua ministra. E la diretta interessata, dopo alcuni giorni di silenzio, in serata fa sapere di aver dato mandato ai suoi legali per le necessarie iniziative nelle opportune sedi giudiziarie dato che «i responsabili della trasmissione televisiva erano stati preventivamente invitati a evitare di diffondere notizie non veritiere, purtroppo invano».
«In merito al servizio di Report e alle conseguenti notizie di stampa riportate su alcune testate giornalistiche – precisa la ministra in una nota – le suddette notizie risultano prive di corrispondenza con la verità storica».

L’inchiesta di Report

Ma partiamo dall’inchiesta di Report firmata da Giorgio Mottola e intitolata Open to Fallimento (richiamando la recente campagna realizzata dalla ministra per il turismo italiano Open to Meraviglia). Già nell’introduzione Sigfrido Ranucci spiega come la Santanchè, oltre a essere esponente di spicco di Fratelli d’Italia, «sia anche un’imprenditrice come rivendica lei stessa spesso con orgoglio» ma «le sue aziende finora sono andate tutte molto male».
Il programma manda poi in onda testimonianze di dipendenti e fornitori storici e parla di «bilanci in rosso, lavoratori mandati a casa senza liquidazione, ditte messe in difficoltà, o addirittura strozzate, dal mancato saldo delle forniture».

Opposizioni all’attacco

«Dipendenti non pagati, tfr non erogati e cassa integrazione usata in modo fraudolento non sono accuse che possono essere lasciate cadere nel vuoto da parte di un ministro» scrive il leader di Azione Carlo Calenda. «Quello che sta emergendo è incompatibile con un solo minuto in più nel ruolo di ministra della Repubblica. Non ci sono alternative: dimissioni. Giorgia Meloni non taccia, assicuri la credibilità delle istituzioni. Altrimenti è complice del loro discredito» aggiunge il deputato e responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano. «Dalla presidente del Consiglio – dice Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd – ci aspettiamo una decisione rapida nell’interesse della credibilità del suo stesso governo».
Per Enzo Amendola, capogruppo del Pd in commissione Esteri della Camera, «abbiamo una ministra imprenditrice spericolata, accusata di collezionare fallimenti e di non pagare dipendenti e fornitori». E aggiunge: «Abbiamo visto membri del Governo dimettersi per molto meno». Ironico il senatore del Pd Michele Fina: «Non ci vuole tanto a capire quale idea di lavoro abbia FdI. Basta guardare le attività della Santanchè: fornitori non pagati, dipendenti senza Tfr, licenziamenti, Cig senza diritto. Saranno in dubbio se chiedere le dimissioni o confessare che sia parte del programma di governo».
Secondo il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni «all’estero la Santanchè l’avrebbero già allontanata dal Governo». «Fossi nella maggioranza mi occuperei più di chiedere alla ministra una spiegazione rispetto a quello che Report ha evidenziato e credo che siano le aule parlamentari il luogo dove dovrebbe farlo» attacca il capogruppo M5s al Senato, Stefano Patuanelli. «Da due giorni il M5s chiede alla ministra di spiegare e di chiarire, concedendole il beneficio del dubbio. Però nulla, solo silenzio. Un silenzio che rispetto a un quadro così grave diventa assenso» dice la deputata M5s Chiara Appendino. «Il made in Italy non si sostiene facendo fare il ministro a chi facendo impresa ha “strozzato” altre imprese» dicono i senatori M5s Sabrina Licheri e Gisella Naturale.

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