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Il ristorante calabrese Hyle tra le 12 nuove Stelle verdi della guida Michelin 2024

Lo chef Antonio Biafora premiato per la sostenibilità, il rispetto per l’ambiente e la filiera corta nella scelta delle materie prime

Pubblicato il: 15/11/2023 – 8:50
Il ristorante calabrese Hyle tra le 12 nuove Stelle verdi della guida Michelin 2024

COSENZA Dopo “Dattilo” di Ceraudo ecco “Hyle” di Biafora: anche il ristorante nel cuore della Sila ha ottenuto la Stella Verde della Guida Michelin. Il locale stellato di Antonio Biafora è tra le 12 nuove Stelle verdi 2024, riconoscimento nato nel 2021 e già assegnato – dalla prima edizione – al ristorante (a sua volta stellato) di Strongoli (KR) per premiare la sostenibilità e la lotta agli sprechi.
«Siamo estremamente felici di essere presenti in Guida Michelin 2024 con una Stella (confermata anche per quest’anno) e di aver ottenuto il riconoscimento della Stella Verde» scrivono dal ristorante di San Giovanni in Fiore sui profili social.
«La Stella Verde Michelin è un riconoscimento che premia i ristoranti all’avanguardia nel campo della sostenibilità, che lavorano con produttori e fornitori selezionati per evitare sprechi e ridurre, o meglio ancora azzerare, la plastica, nonché altri materiali non riciclabili dalla loro filiera, preoccupandosi così di diminuire l’impatto ambientale della propria attività. La sostenibilità per noi è più di un valore da usare come fregio: dall’impatto sull’ambiente al rapporto con i fornitori locali, ogni scelta operata è intrisa di un profondo rispetto per il territorio, ancorato nella consapevolezza di far parte di un unico sistema con i suoi precisi equilibri. Vivere davvero la Sila, d’altronde, vuol dire precisamente questo: conoscerla e rispettarla, dimostrandolo attraverso ogni singola azione».
Il Biafora Resort & Spa di cui è parte integrante il ristorante Hyle, si legge ancora nel post, «produce energia elettrica grazie a un impianto fotovoltaico. Acqua calda mediante un impianto solare termico e una caldaia a biomassa alimentata dagli scarti delle falegnamerie presenti sul territorio, rendendosi così quasi del tutto energeticamente autonomo. L’organico prodotto all’interno del complesso, compresa la cenere del barbecue e dei caminetti, viene compostato all’interno di appositi contenitori e, successivamente, arato nell’orto biologico di 1200m² presente all’esterno della struttura, che viene, inoltre, irrigato con acqua piovana incanalata. Frutta, verdura e spezie dell’orto sono poi utilizzate nelle cucine contribuendo, così, a un processo circolare e virtuoso. Anche nella selezione dei fornitori, la sostenibilità è un fattore dirimente: viene prediletta la scelta di materie prime locali e prodotte secondo precisi standard di qualità, nel rispetto dell’ambiente, del territorio e delle imprese che vi operano con responsabilità».

Lo chef ringrazia la brigata

Antonio Biafora sul proprio profilo facebook ha parlato di «un altro tassello che si incastra in un percorso, lungo ma solido, fatto di sacrifici, notti insonni e momenti in cui vorresti mollare tutto. Un riconoscimento non personale e non solo di un ristorante, ma per un territorio interno, per la Sila e per la Calabria. Ringrazio sempre chi ci crede, Francesco, Stefano, Raffaele, Giacomo e Francesco. Ma grazie anche a chi non molla un centimetro pur essendo in periferia Luca, Nino, Caterina, Luigi e Riccardo (gli altri chef stellati calabresi e cioè Abbruzzino, Rossi, Ceraudo, Lepore e Sculli; Nicola Annunziata con il suo Pietramare Natural Food ha perso la stella, ndr). Orgoglioso di quello che insieme stiamo facendo in Calabria e per la Calabria». 

Se i francesi premiano la cucina del Sud

Tra i commenti che da ieri si susseguono a proposito dell’edizione 2024 della Michelin è bene fare proprie le parole di Marco Trabucco – firma prestigiosa e rispettata nel mondo della critica enogastronomica – a proposito di cucina regionale: «C’è da tenere conto che negli ultimi anni molti ispettori della Rossa vengono dall’estero. E questo un po’ spiega il grande amore di Michelin per la cucina del Sud in generale e per quella campana in particolare. Che è considerata con buone ragioni, la “vera cucina italiana”, quella che interessa davvero la clientela internazionale, mentre quelle del Nord, in particolare quella piemontese ma anche veneta, hanno un po’ annoiato, sono considerate in fondo una Francia in minore. Un amore che, se non ha ancora convinto la Rossa a premiare le pizzerie, purtroppo, ha coinvolto però anche il Nord: in Piemonte, ad esempio, a partire da Cannavacciuolo e dai suoi eredi ma anche altri ormai, la cucina del Sud è stata super premiata negli ultimi anni». (euf)

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