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Omicidio di Giulia, s’indaga sul mancato intervento dei carabinieri

La Procura di Venezia sta facendo luce sulla chiamata al 112. L’Arma si giustifica: «Non avevamo pattuglie»

Pubblicato il: 24/11/2023 – 11:49
Omicidio di Giulia, s’indaga sul mancato intervento dei carabinieri

VENEZIA Filippo Turetta, accusato dell’omicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, arriverà su un volo militare che partirà domani, sabato 25 novembre, da Roma con destinazione Francoforte per fare rientro, scortato, direttamente all’aeroporto di Venezia. L’arrivo nella città lagunare è atteso intorno alle 12.30 e negli uffici della polizia di frontiera gli verrà notificata l’ordinanza di custodia cautelare, quindi verrà portato nel carcere di Santa Maria Maggiore, dove – apprende l’Adnkronos – sarà sorvegliato a vista per evitare rischi legati «alla sicurezza» del giovane, ma anche «per vigilare su possibili rischi autolesivi».
Lo studente, che compirà 22 anni a dicembre, sarà visitato dal medico, poi dallo psicologo (potrebbe essere valutata la visita anche da parte di uno psichiatra) per valutare il «rischio suicidario». Dato il clamore mediatico e anche il reato di cui è accusato, per il giovane sembra prospettarsi, oltre all’isolamento “anche una sorveglianza a vista 24 ore su 24 ore”. Dopo l’interrogatorio del pm, anche su richiesta della difesa, il giudice potrebbe predisporre altre misure a garanzia dell’arrestato.
Con la notifica verrà decisa anche la data dell’interrogatorio di garanzia che dovrà essere fatto entro cinque giorni (a partire da domani) dal gip di Venezia Benedetta Vitolo. Al giudice il giovane potrebbe ripetere la confessione già resa alla polizia tedesca, dove è stato arrestato, oppure decidere, assistito dai legali Giovanni Caruso ed Emanuele Compagno, di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Il giovane dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dal vincolo del legame affettivo e sequestro di persona.

Il punto sulle indagini

Intanto, a quanto appreso dall’Adnkronos,la procura di Venezia sta cercando di fare chiarezza su una chiamata al 112 la sera dell’omicidio. Giulia Cecchettin gridava aiuto nel parcheggio vicino casa mentre veniva presa a calci e un testimone, l’unico, la sera dell’11 novembre ha chiamato il 112 per dare l’allarme. Il testimone – dal balcone della propria abitazione – ha denunciato «un’accesa lite tra una coppia di giovani con un aggressione fisica ai danni della ragazza», spiegano i carabinieri.
Ma «non era stato comunque in grado di indicare il numero di targa dell’autovettura e concludeva la telefonata segnalando che la coppia era risalita a bordo della stessa e si era appena allontanata. Il contenuto della telefonata, corredato di registrazione audio, è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria non appena appresa la notizia della scomparsa della ragazza», ossia già domenica 12 novembre, si legge in una nota dell’Arma che «esclude categoricamente» altre telefonate al 112 e come sia «destituita di ogni fondamento la notizia di un fascicolo/indagine della procura della Repubblica di Venezia in merito alla telefonata del cittadino di Vigonovo».
Inoltre, secondo fonti qualificate, a quell’ora di sabato «c’erano altri interventi in atto da parte delle pattuglie».

Gli altri elementi emersi

Nel frattempo sono emersi nuovi elementi che inchiodano Turetta. Dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Venezia Benedetta Vitolo che ripercorre minuto per minuto tutte le fasi della sera dell’11 novembre che si è conclusa con la tragica morte di Giulia Cecchettin, emerge che il telefono della ragazza risulta spento «alle ore 22.45» quando aggancia «la cella base di Marghera» compatibile con la sua presenza al centro commerciale ‘Nave de Vero’ dove cena con l’ex fidanzato.
Mentre l’ultimo dato disponibile del numero Wind di Turetta è delle «ore 23.29» della stessa sera quando aggancia la cella della «zona industriale, IV strada, del Comune di Fossò (Venezia)» dove la ragazza è stata uccisa.

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