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l’inchiesta

I prestiti usurari agli imprenditori di Isola e i “consigli” dell’intermediario della cosca Arena: «Il torto non lo fai a noi»

Nelle carte dell’inchiesta della Dda, la figura di Salvatore Parisi. Le telefonate con le vittime e le rassicurazioni dei sodali: «Hai gli affitti, i cavalli, lo stipendio»

Pubblicato il: 03/02/2024 – 16:49
di Giorgio Curcio
I prestiti usurari agli imprenditori di Isola e i “consigli” dell’intermediario della cosca Arena: «Il torto non lo fai a noi»

LAMEZIA TERME «Non è colpa mia, io non ti prometto niente, vediamo quello che posso fare domani… i giorni li hai avuti, ti ho chiamato ma tu non rispondi al telefono!». Il tono utilizzato è paternalistico, quasi rassicurante. E potrebbe anche essere così se a parlare, però, non fosse stato Salvatore Parisi, l’uomo che gli inquirenti della Dda di Catanzaro definiscono “intermediario” per la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto per le attività usurarie sul territorio. Il classe ’65 è stato arrestato nel blitz della Guardia di Finanza coordinato dall’antimafia del capoluogo calabrese.

Le intercettazioni

In una conversazione intercettata dagli inquirenti, Parisi parla con una delle tante vittime del circolo usurario messo in piedi e ricostruito dagli inquirenti. È il febbraio del 2022. La vittima, un imprenditore di Isola Capo Rizzuto, si giustifica per il mancato pagamento della rata pattuita per restituire il prestito di denaro, e subisce il rimprovero: «…non hai risposto a danno tuo, non a danno nostro…». E quel “nostro” apre spiragli a presagi oscuri. Il giorno dopo, infatti, ricostruiscono gli inquirenti della Dda, si è avuta un’altra conferma dell’esistenza di questi “terzi soggetti” ai quali proprio Parisi avrebbe dovuto rendere conto. Ancora una volta Parisi rimprovera la vittima, questa volta perché lo aveva investito del ruolo di intermediario e di garante ma troppo a ridosso rispetto alla scadenza prevista.  «… a che ora ci vediamo? non hai capito niente ieri sera, là devo andare a parlare, non so niente ancora com’è la situazione, ti ho detto che dovevi venire a prima mattina… non posso uscire pazzo l’ultimo giorno…». E ancora: «Ieri sera li ho avuti dietro a casa i cristiani, un’ora, che stamattina dovevano andare a Catanzaro che gli dovevano portare quelle cose e si dovevano ritirare la fattura e non ci sono potuti andare stamattina (…) va bene dai però a me non mi devi mettere nei guai…».

dda di catanzaro

L’organizzazione

L’implicita ammissione di appartenere a una organizzazione che si occupa corresponsione di prestiti a tassi usurai nei confronti di soggetti in difficoltà economica, emersa dalle intercettazioni captate dagli inquirenti, ha confermato le ipotesi investigative della Distrettuale antimafia che ha ulteriormente alzato il livello di attenzione, riuscendo così a monitorare ulteriori dialoghi e incontri. Come quello avvenuto il 28 febbraio del 2022 nella proprietà di Parisi, alle spalle della sua scuderia e monitorata attraverso una telecamera. Sono le 17.07 quando, senza preavviso, arriva una Volkswagen Passat con due uomini a bordo. I due scendono, si intrattengono con Parisi per tre quarti d’ora, poi si avvicinano alla loro auto mentre prosegue il dialogo con Parisi, per allontanarsi definitivamente poco dopo. Dai riscontri della polizia giudiziaria «è emerso – scrive il pm nella richiesta – che l’auto fosse di proprietà di Pasquale Arena (cl. ’63) – non indagato in questa inchiesta – denunciato nel 1996 dalla squadra mobile di Catanzaro per associazione a delinquere di stampo mafioso. Con riferimento ai rapporti di Salvatore Parisi con esponenti della malavita organizzata di Isola, è emersa la figura di Fiorello Maesano, elemento storico della criminalità organizzata isolitana, coinvolto nell’operazione “Garbino” ma non indagato in questa inchiesta. Quest’ultimo, pur risultando residente in un paese in provincia di Bologna, di fatto era domiciliato a Isola Capo Rizzuto insieme alla famiglia e in uno stabile, in affitto, di proprietà dello stesso Parisi.

I consigli e la linea difensiva

Dalle intercettazioni, annota la polizia giudiziaria, è emerso un rapporto stretto tra Maesano e Parisi, al punto che, in un’occasione, Parisi si sarebbe confidato con Maesano, «chiedendogli le sue impressioni relativamente alle indagini che aveva appreso essere in corso nei suoi confronti». I due si scambiano le impressioni reciproche, cercando di costruire una strategia difensiva. Maesano, infatti, rassicura il secondo «sottolineando – scrivono i pm nella richiesta – che la sua condizione di agiatezza economica eventualmente desumibile dagli inquirenti poteva essere giustificata dagli introiti annuali derivanti dagli affitti estivi delle sue numerose proprietà immobiliari, che gli fruttavano cifre anche superiori ai 50mila euro all’anno». Entrate alle quali avrebbe potuto aggiungere «lo stipendio da collaboratore scolastico, oltre ad altri proventi derivanti dall’attività agricola e di allevamento di animali effettuata nella sua scuderia». «(…) a come so io che tu lavori con i cavalli, li vendi ai riggitani… un cavallo costa pure 20mila euro… poi scusa, con gli affitti degli appartamenti prendi altri cinquantamila euro là l’estate… e trenta dai balloni, venticinque di là, e lo stipendio ce l’hai tutti i giorni… e il cavalluccio te lo vendi, e quello te lo vendi… ma tu non hai vizi… che se tu per dire avessi vizi non ti bastavano neanche per te!».

L’intimidazione al telefono

«Ohi Fio comunque ascolta, ma come la vedi tu?… Che ha risposto questo, che cosa vuol dire?». Nel prosieguo della conversazione, ricostruito dagli inquirenti, Parisi si confronta ancora con Maesano rispetto ad un episodio che gli era parso come un tentativo di intimidazione da parte di uno dei suoi debitori. «Parisi ha rivelato a Maesano che i suoi tentativi di contattare la vittima si erano rivelato infruttuosi» scrive il pm nella richiesta «e che alla fine ad una sua telefonata aveva risposto un tale Pino Fazio, il quale si era presentato quasi a tentare di intimidirlo». Fazio, secondo gli inquirenti, sarebbe un pregiudicato di Isola Capo Rizzuto – non indagato in questa inchiesta – con numerosi precedenti penali e di polizia anche per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, porto e detenzione di armi e traffico di sostanze stupefacenti, arrestato nell’operazione “Pandora” e condannato nel 2013 per associazione mafiosa e per porto e detenzione di armi. La risposta di Maesano alle preoccupazioni di Parisi è emblematica: «(…) per me non è nessuno» dice ridendo «(…) ma non lo so perché si prendono sti pensieri… per farmi spaventare?». (g.curcio@corrierecal.it)

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