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Caso intercettazioni illegali, indagati anche giornalisti

L’inchiesta della Procura di Perugia partita da un esposto di Crosetto. Si sospettano operazioni di dossieraggio

Pubblicato il: 02/03/2024 – 10:30
Caso intercettazioni illegali, indagati anche giornalisti

PERUGIA Ci sono anche tre giornalisti della testata il Domani tra le 15 persone indagate dalla Procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta su una presunta attività di dossieraggio e sui presunti accessi abusivi alle banche dati con le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Si tratta del responsabile del team, Giovanni Tizian, l’inviato Nello Trocchia e il collaboratore Stefano Vergine. È la stessa testata a darne notizia che segnala anche il corto-circuito tra diritto a dare informazione e rischi di finire nelle maglie della giustizia.
«Vietato pubblicare notizie riservate sul ministro della Difesa Guido Crosetto – si legge nell’incipit del pezzo apparso sulle colonne de “Il Domani” – sui finanziamenti illeciti ai partiti, sul riciclaggio di mafiosi e lobbisti. Il rischio è passare non da giornalisti d’inchiesta, ma da avvelenatori di pozzi. Un monito a Domani e a tutta la categoria dei giornalisti».

L’inchiesta

Intanto non è ancora chiusa e anzi si allarga l’inchiesta della procura di Perugia sulla presunta attività di dossieraggio con al centro un finanziere già al gruppo di lavoro della procura nazionale antimafia che si occupava delle Sos, le Segnalazioni di operazioni bancarie sospette, partita da una denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto . Tra gli indagati non c’è più ora il solo Pasquale Striano, ma una quindicina di persone. Tra cui il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati, in passato responsabile del servizio Sos, e alcuni giornalisti. I magistrati guidati dal procuratore Raffaele Cantone stanno però ancora cercando di chiarire quello che è ritenuto il vero nodo della ancora presunta attività di dossiaggio. 
Cioè da chi e per quali scopi siano state utilizzate le informazioni carpite.  Se siano state cioè impiegate solo per fini giornalistici o anche per altro. I dossier hanno infatti riguardato non solo il ministro Crosetto ma anche altri politici, manager e personaggi di primo piano. Si tratta di circa 800 accessi illegali ad esponenti tra cui il presidente della regione Roberto Occhiuto. E poi ci sono nomi come quello dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, la deputata e moglie di Sivio BerlusconiMarta Fascina. Ma anche i ministri Alfredo UrsoFrancesco Lollobrigida, i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari Claudio Durigon. E ancora il deputato Fabio RampelliDenis Verdini, l’avvocato Piero AmaraIrene Pivetti, il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina e l’imprenditore Gaetano Caltagirone.

Le indagini

Per dipanare la matassa i pubblici ministeri di Perugia hanno già convocato Striano, indagato per accesso abusivo al sistema informatico e che ha sempre sostenuto di avere agito con correttezza. L’ufficiale si sarebbe però avvalso della facoltà di non rispondere. La Procura intende sentire ora Laudati, anche lui accusato di accesso abusivo, al quale è stato notificato un invito a comparire. 
Il suo difensore, l’avvocato Andrea R. Castaldo, ha annunciato che il magistrato “alla data stabilita risponderà, avendo modo di chiarire la completa estraneità ai fatti contestati”. Ha sottolineato anche come “l’attuale vicenda processuale nasca proprio a seguito di una relazione di servizio a firma del dottore Laudati rivolta alla Procura della Repubblica di Roma, nella quale si circostanziavano irregolarità commesse da un ufficiale della guardia di finanza”. “In ogni caso – ha sostenuto Castaldo -, gli addebiti contestati non riguardano minimamente personaggi politicamente esposti”. 

L’esposto

L’indagine è stata avviata dalla procura della Repubblica di Roma in seguito a una denuncia del ministro Crosetto dopo che erano state pubblicate notizie riguardanti la sua precedente attività professionale. Il fascicolo è stato poi trasferito ai magistrati di Perugia in base alla competenza a occuparsi di tutti i fascicoli nei quali sono coinvolti i loro colleghi della capitale come persone offese dal reato o indagati. 

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