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l’inchiesta

‘Ndrangheta, l’omicidio Corigliano nell’estate di sangue di Mileto: al via il processo per esecutori e ideatori della vendetta

In Corte d’Assise domani scatterà il giudizio per Domenico Iannello, Giuseppe Mazzitelli e Salvatore Pititto. I fatti risalgono all’agosto del 2013 dopo l’omicidio di Giuseppe Mesiano

Pubblicato il: 13/03/2024 – 18:13
di Giorgio Curcio
‘Ndrangheta, l’omicidio Corigliano nell’estate di sangue di Mileto: al via il processo per esecutori e ideatori della vendetta

CATANZARO Due omicidi brutali hanno caratterizzato l’estate del 2013 di Mileto, centro della provincia vibonese, quando nel giro di un mese, tra la metà di luglio e quella di agosto, sono stati uccisi Giuseppe Mesiano e Angelo Antonio Corigliano. I due episodi criminosi sono riemersi con l’inchiesta “Maestrale Carthago” condotta dalla Dda di Catanzaro. Oltre al processo per l’omicidio di Maria Chindamo, in Corte d’Assise si apre anche il processo legato all’omicidio di Corigliano. Alla sbarra Domenico Iannello, Giuseppe Mazzitelli, alias “Cuaddararu” e Salvatore Pititto. I primi due sono considerati gli esecutori materiali del delitto, componenti del commando che, a bordo di uno scooter e armati di pistola, raggiunsero la vittima all’esterno del bar “Blu Moon” e spararono diversi colpi di pistola all’indirizzo di Corigliano. Pititto, invece, è considerato l’ideatore.

L’indagine

Durante l’attività d’indagine coordinata dalla Distrettuale antimafia di Catanzaro è stata possibile ricostruire, dunque, l’estate caldissima del 2013 a Mileto, consentendo di delineare un quadro nitido sulle responsabilità: Angelo Antonio Corigliano per l’omicidio di Giuseppe Mesiano, la famiglia Mesiano, invece, per l’agguato del 19 agosto 2013 che è costato la vita allo stesso Corigliano.  Un omicidio messo in pratica per “pareggiare i conti”, dunque, che sarà affrontato nel processo in Corte d’Assise a Catanzaro.
Un caso «tipico di vendetta mafiosa» così è stato definito dagli inquirenti, di fatto la risposta ad un altro agguato mortale avvenuto circa un mese prima, il 17 luglio 2013, quello di Giuseppe Mesiano. I due fatti di sangue sono connessi e sarebbero da ricondurre ai contrasti tra i Mesiano e i Corigliano, problemi di vicinato tra le rispettive proprietà in località Pigno di Mileto, nel Vibonese. Un conflitto via via sempre più acceso tra le due famiglie, soprattutto a causa degli attriti tra Angelo Corigliano e Franco Mesiano, legati ad alcune attività estorsive ai danni dei supermercati Corigliano fino all’incendio della porta di ingresso della abitazione di Giuseppe Corigliano, avvenuto la notte del 17 luglio 2013, a cui è seguito dopo qualche ora l’omicidio di Giuseppe Mesiano, poi l’uccisione di Angelo Corigliano.

L’estate di sangue di Mileto

Un’estate di sangue quella vissuta a Mileto, sulla quale già a marzo del 2018 la Dda di Catanzaro aveva fatto luce sui due omicidi, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Franco Mesiano quale mandante; Pasquale Pititto quale organizzatore delle fasi preliminari ed esecutive; Salvatore Pititto e Domenico Iannello quali esecutori materiali; Vincenzo Corso quale braccio destro di Mesiano e referente del gruppo Pititto-Iannello, incaricato di presidiare i luoghi prescelti per il delitto e di monitorare movimenti della vittima mentre per il primo omicidio, quello di Giuseppe Mesiano (ucciso da 7 proiettili di pistola semiautomatica alla schiena al collo e alla testa nel suo podere di campagna) sono accusati Giuseppe Corigliano, in concorso con il figlio Angelo Antonio (poi ucciso un mese dopo).

Le dichiarazioni di Oksana Verman

A fornire dettagli importanti agli inquirenti è stata Oksana Verman, compagna di Salvatore Pititto. E lo ha fatto durante la sua preziosa collaborazione con la giustizia a partire dall’operazione “Stammer”.  «Nel 2013 Rocco Iannello aveva fatto incendiare il portone di una casa dove abitava una famiglia che era in lite con i Mesiano. A distanza di poco tempo, è successo che è stato ucciso Giuseppe Mesiano, quello del panificio in località Calabro». «Dopo un po’ di tempo – racconta Oksana Verman agli inquirenti – è successo che, in risposta all’omicidio di Mesiano è stato ucciso il figlio del signore anziano al quale avevano incendiato la porta. Salvatore Pititto mi ha detto che ad ucciderlo sono stati lui e Domenico Iannello, mentre erano a bordo di un motorino rubato, quando questa persona era in macchina, credo una Punto bordeaux». «Pititto mi parlò dell’incendio del portone solo dopo che era stato ucciso Giuseppe Mesiano e mi disse che doveva andare ad una riunione. Salvatore Pititto mi disse anche che alla riunione dal cugino, Pasquale Pititto, doveva andare con lui pure Enzo, il genero di Giuseppe Mesiano». E ancora: «Successivamente a questa riunione è stata uccisa una seconda persona e, solo dopo questo secondo omicidio, Salvatore Pititto mi ha detto che questo soggetto morto era quello a cui era stato incendiato il portone da Rocco Iannello e mi ha detto che la persona morta era l’unica che poteva avere ucciso Giuseppe Mesiano, perché la sua famiglia era la sola ad aver avuto contrasti con loro».  

Le conversazioni autoaccusatorie

Nelle successive inchieste gli inquirenti della Dda di Catanzaro riescono ad intercettare alcune conversazioni di Michele Galati che hanno svelato moltissimi elementi nuovi in merito all’omicidio Corigliano ed hanno permesso di individuare i ruoli assunti da ciascun indagato sia nella fase decisionale sia in quella esecutiva. Elementi che confermerebbero le dichiarazioni di Oksana Verman e «supererebbero anche l’assoluzione del 25 febbraio 2022 pronunciata dalla Corte di Assise di Catanzaro». «(…) ci sta la pentita! (…) eh questa volta Turi parte! Questo è il biglietto di Turi, gli ha detto tutto». A parlare è Michele Galati insieme a Rocco e Armando Galati, commentando proprio le prime dichiarazioni della Verman e riferendosi al fatto che Pititto (Turi) aveva raccontato tutto sull’omicidio. È il 21 marzo 2018 quando gli inquirenti riescono a registrare i dialoghi tra Michele Galati e Domenico Polito nel corso dei quali i due parlano in modo molto dettagliato dell’omicidio di Angelo Corigliano. (g.curcio@corrierecal.it)

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